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RESILIENZA

Il commercio mondiale del vino, tra voli e cadute rovinose: la crisi del 2008 peggio del Covid

Il 2020 è stato un anno durissimo per il comparto enoico, ma ci sono state crisi ben peggiori, da cui si è sempre saputo risollevare
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Il commercio mondiale di vino sul lungo periodo

La drammaticità, prima di tutto sanitaria e sociale, quindi economica e produttiva, del 2020, ha lasciato segni profondi anche sul mondo del vino, che ha chiuso l’anno con un volume di affari, a livello mondiale, di 34,8 miliardi di euro, come racconta l’ultimo rapporto di “Vino in cifre” firmato da Corriere Vinicolo-Uiv. Il calo, sul 2019, è netto: -4,9%, per una perdita assoluta di 1,8 miliardi di dollari. Colpa della pandemia, colpa del Covid-19, non c’è dubbio, ma anche il risultato di un calo iniziato già nell’anno precedente, quando il commercio mondiale di vino aveva fatturato 36,6 miliardi di euro, il 3,2% in meno del 2018, anno record, con il picco di 37,8 miliardi di euro. Allargando ancora l’analisi, agli ultimi 10 anni, ecco che il crollo del 2020 ne esce decisamente ridimensionato. Nel periodo 2016-2020, infatti, il commercio mondiale del vino è cresciuto al ritmo dell’1,5% annuo, dopo il calo ad un tasso medio dell’1% annuo accumulato nel quinquennio 2011-2015, che ha vissuto un momento difficilissimo tra il 2014 ed il 2015, quando il fatturato passò da 35,6 a 32,5 miliardi di euro, pari ad un -8,7%. E non è stato comunque il peggior dato dal 2003. La crisi finanziaria che dagli Stati Uniti investì l’Europa ed il resto del mondo, a cavallo tra il 2008 ed il 2009, si tradusse infatti, anche per il commercio enoico, in un tracollo. Si passò dai 30,9 miliardi di euro di giro d’affari del 2008 ai 26,9 miliardi di euro del 2009 (-12,9%), uno sprofondo da cui il comparto seppe risollevarsi piuttosto in fretta. Nel 2010 la crescita fu del +7,1%, nel 2011 addirittura del 17,4%, arrivando a 33,8 miliardi di euro, ben al di sopra, quindi, del dato del 2008. È questa la cornice - disegnata da WineNews - all’interno della quale si muove il vino italiano, che ha vissuto, per quanto riguarda l’imbottigliato fermo, sul lungo periodo, un’evoluzione in linea con il dato generale nel periodo 2011-2015 (-1,3%), ma decisamente migliore nel quinquennio 2016-2020 (+3,3%), chiudendo il 2020 a quota 5,01 miliardi di dollari di esportazioni, addirittura in crescita sul 2019 (+1,2%). Meglio hanno fatto gli sparkling, per merito del Prosecco, cresciuti tra il 2011 ed il 2015 ad una media del +9,4% annuo e del +6,2% nel quinquennio successivo. Il risultato è che se nel 2010 il fatturato delle bollicine italiane era di appena 590 milioni di euro, nel 2020 è stato di 1,68 miliardi di euro, in calo del -5,1%. Il 2021 lascia già intravedere segnali di recupero, anche rispetto al 2019, confermando quella che è una qualità intrinseca di tutta l’economia, ma del vino un po’ di più: la resilienza.

 

 

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