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SCENARI

Calo di consumi, ma anche crescita di No-Lo, aste, enoturismo e vitigni resistenti: il 2026 del vino

I wine trends by Robb Report: i consumatori Millennial guardano ed etichette più pregiate che apprezzano per l’autenticità e la sostenibilità
ASTE ENOICHE, BASSA GRADAZIONE ALCOLICA, CONSUMI, ENOTURISMO, MILLENNIAL, ROBB REPORT, VITIGNI RESISTENTI, Mondo
I giovani consumatori di vino amano fare enoturismo

Un calo dei consumi destinato a continuare, ma anche la crescita qualitativa dei vini a bassa gradazione alcolica e no alcol con tanto di interesse in aumento da parte del mondo produttivo. Ed ancora, l’ennesima ascesa delle aste del vino, le nuove varietà di uve resistenti e pronte a diventare “mainstream” e la spinta dei Millennial all’enoturismo con i suoi nuovi trend. Sono queste le cinque previsioni sul 2026 uscite dalla “sfera di cristallo” di Robb Report, tra i brand editoriali più famosi al mondo per il lusso ed il lifestyle.
Si parte da una cattiva, ma non scontata, notizia: “con il calo dei consumi, il mondo del vino continuerà a dover fare i conti nelle vendite e per rilevanza”. I consumatori più anziani bevono meno o hanno smesso di farlo, le generazioni più giovani non stanno abbracciando il vino come hanno fatto i Baby Boomer e la Generazione X, causando, di conseguenza, forti cali della domanda. Una crisi che si nota anche dal fenomeno delle estirpazioni, dalla Francia alla California, ed i dazi, con “i relativi aumenti di prezzo su un prodotto in crisi d’identità non spingeranno i consumatori a bere più vino”. Indizi sui wine lovers del futuro? “I bevitori di vino più giovani stanno preferendo alle bottiglie economiche e di fascia bassa vini più pregiati di cui apprezzano l’autenticità e la sostenibilità. Per questo i marchi di fascia alta che si concentrano sulla fascia demografica più giovane avranno la meglio”.
Capitolo vini No-Lo. Per Robb Report, “continuano la loro crescita, grazie a quei produttori innovatori che riconoscono le potenzialità di entrambe le categorie”, ovvero della produzione di vino e di quella a bassa o zero gradazione alcolica. Si citano i casi di successo in Usa e non solo, come quello della “pioniera” Rachel Martin, proprietaria di Oceano Wines, di Julien Fayard, originario di Bordeaux e affermatosi come uno dei principali viticoltori della Napa Valley con Les Vins Julien (Lvj), realtà nata nel 2021 per esplorare la tendenza dei vini a bassa gradazione alcolica. Evitando i processi di dealcolazione, Fayard collabora con i viticoltori locali per reperire uve che offrano un sapore pieno mantenendo bassi i livelli di zucchero, con conseguente riduzione del contenuto alcolico. Anche un leader di mercato come French Bloom, il marchio di spumanti analcolici di alta gamma di proprietà del colosso Lvmh, sta prestando sempre più attenzione alla categoria, come dimostra l’acquisto di un vigneto a Limoux (di circa 25 ettari, ndr), considerando anche l’attenzione crescente per il comparto degli analcolici e della sostenibilità.
Sembra destinato a mantenere il proprio fascino il mercato delle aste. Robb Report parte dal presupposto che “diverse vendite degne di nota nel terzo trimestre indicano un mercato delle aste solido che si confermerà anche l’anno prossimo (2026, ndr)”. A livello nazionale, ciò è dovuto in parte ai dazi che rendono il vino già disponibile in loco un’opzione migliore rispetto alle bottiglie appena arrivate nei negozi, senza dimenticare che i grandi vini di Bordeaux e lo Champagne continuano ad appassionare gli intenditori. “Abbiamo visto nel 2025 che i vini pregiati, maturi e con un prezzo corretto, stanno suscitando molto interesse, con un ritorno ai parametri di engagement pre-pandemia, come le offerte per lotto”, ha affermato a Robb Report Nick Pegna, responsabile globale del vino e dei liquori di Sotheby’s. Pegna ha spiegato, inoltre, che molti venditori stanno ora prendendo in considerazione vendite che avevano rimandato, “promettendo un flusso entusiasmante di vini rari in arrivo sul mercato”.
Resteranno, per il 2026, anche le preoccupazioni per il cambiamento climatico che potrebbero portare alla ribalta varietà di uve al momento poco conosciute, ma destinate a crescere per la loro resistenza alle condizioni climatiche avverse e alle malattie. Si evidenza che, “sebbene sappiamo tutti che lo Champagne è prodotto con Chardonnay, Pinot Nero e Pinot Meunier, nessuno di noi ha ancora assaggiato una Cuvée realizzata con Voltis, un ibrido resistente ai funghi attualmente consentito a scopo sperimentale nella regione e raccolto per la prima volta. Bordeaux ha aggiunto diversi ibridi alle varietà di uva consentite nel 2023, tra cui Sauvignac, Souvignier Gris, Floréal, Vidoc e il già citato Voltis, tutti per la loro capacità di scongiurare le malattie in stagioni sempre più calde e umide. Sebbene nessuna di queste abbia ancora raggiunto il successo, stiamo assistendo a numerosi esempi, provenienti da una moltitudine di regioni vinicole, di Marselan di alta qualità, un incrocio tra Cabernet Sauvignon e Grenache che è piuttosto resistente al caldo estremo e ai parassiti. Nell’Italia meridionale, il vitigno Perricone, quasi dimenticato, è in ripresa grazie alla sua capacità di prosperare in condizioni calde e secche, mentre sulla costa mediterranea della Spagna, varietà quasi estinte come Forcada e Pirene stanno tornando in auge grazie all’intervento della famiglia Torres”.
Continuerà anche la voglia di enoturismo, trainata dall’entusiasmo e dalla curiosità delle nuove generazioni. In particolare, oltreoceano, “l’attenzione dei Millennial per l’autenticità e l’esperienza si sta facendo strada nelle regioni vinicole, dove le nuove offerte turistiche saranno orientate a questa fascia demografica sempre più benestante ed esperta di viaggi. Avendo superato i Baby Boomer come la più grande generazione di consumatori di vino in America, il potere d’acquisto dei Millennial si rifletterà nelle regioni vinicole, con degustazioni e opzioni culinarie su misura per questo gruppo. Se a ciò si aggiunge il fatto che, secondo Deloitte, la spesa per le esperienze dovrebbe aumentare del 16% rispetto allo scorso anno, possiamo aspettarci di vedere più offerte culinarie di alto livello rispetto alle semplici degustazioni”.

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