Se il futuro sarà la funzione “pro-doing” (sul posto), che richiede la piena integrazione nei sistemi di prenotazione e negli agenti intelligenti per esperienze sempre più personalizzate ed immersive, oggi nel turismo enogastronomico l’Intelligenza Artificiale viene usata soprattutto per tradurre menù e contenuti dal 69% dei turisti (il 77% tra i giovani tra 25 e 34 anni), per trovare idee e ispirazione dal 60% dei viaggiatori (il 75% tra i 25-34enni) e per cercare e confrontare destinazioni e alloggi, attività per cui ricorre all’Ia il 58% delle persone (il 68% tra i 25-34enni). A dirlo è un focus del “Rapporto sul Turismo Enogastronomico Italiano” 2025, realizzato da Roberta Garibaldi, presidente Aite-Associazione Italiana Turismo Enogastronomico (alla quale WineNews ha chiesto le tendenze 2025 ed i possibili scenari 2026 del settore), dedicato ad uno strumento che sta cambiando il mondo e che, anche nel turismo, si è ormai imposto come punto di riferimento non solo per gli addetti ai lavori, ma anche e soprattutto per chi vuole mettersi in viaggio e costruire in maniera consapevole la propria esperienza.
In particolare, secondo il Rapporto 2025, tra i turisti cala la percezione del rischio, cresce l’utilizzo dell’Ia e si delinea la prossima evoluzione delle esperienze digitali. Rispetto alle ricerche condotte nell’edizione 2024, infatti, la quota di chi considera l’Ia “più rischiosa che vantaggiosa” è parzialmente diminuita e si concentra soprattutto tra che ha 35-54 anni. Questo dato conferma l’aumento della familiarità, l’effetto rassicurante derivante dall’uso e la progressiva interiorizzazione dei benefici legati agli strumenti digitali. L’adozione quotidiana dell’Ia, del resto, ha ridotto la diffidenza, a partire dalle generazioni più giovani che non la percepiscono più come una minaccia: tra i 18 e i 24 anni, solo il 29% ritiene che i rischi superino i vantaggi. La popolazione adulta rimane più cauta (49% tra chi ha 35-44 anni), ma la tendenza è chiara.
I dati relativi ai mercati internazionali evidenziano l’utilizzo crescente di ChatGpt e degli altri tool basati sull’Ia come fonte di ispirazione per visitare destinazioni enogastronomiche, con differenze significative tra specifiche nazioni. Gli Stati Uniti si impongono con il più alto utilizzo dell’IA per l’ispirazione (21%), la Francia è il secondo mercato per penetrazione (18%), la Germania è in linea (16%), mentre in Uk, Austria e Svizzera lo strumento viene ancora utilizzato con cautela (13%). In termini di affidabilità dell’Ia per la scelta di una destinazione enogastronomica, si oscilla tra il 15% degli Stati Uniti e il 10% di Austria e Svizzera, con le due nazioni alpine che confermano una certa “prudenza” verso i tool. È interessante notare come, in tutti i mercati analizzati, l’utilizzo dell’Ia come fonte di ispirazione superi la percezione di affidabilità, suggerendo che i viaggiatori utilizzano questi strumenti in modalità di “verifica incrociata” con altre fonti più tradizionali, in particolare i consigli di parenti e amici (che rimangono la fonte più affidabile con percentuali tra il 38% e il 50% a seconda del mercato).
Dai servizi basati sull’Ia, i viaggiatori si aspettano innanzitutto la facilità d’uso (60%), poi la tutela della propria privacy (55%, che sale al 71% tra i giovani di età compresa tra 18 e 24 anni) e l’accuratezza delle informazioni (49%). Le applicazioni più desiderate in ottica futura nel turismo enogastronomico sono le traduzioni automatiche di menù e descrizioni (46%), e gli itinerari personalizzati (36%, particolarmente richiesti da chi cerca esperienze più profonde, come i segmenti “Ricercatori” e “Intellettuali”). I consigli avanzati su cibi, vini e birre (31-34%) sono applicazioni particolarmente apprezzate dai giovani adulti e dai profili di viaggiatori più esperti. Spiccano anche la ricerca di esperienze sostenibili (36%) e l’ottimizzazione dei percorsi a basso impatto (36%), come segnali della crescente attenzione ai temi ambientali e della necessità, per le imprese, di adottare comunicazioni digitali coerenti, trasparenti e supportate da certificazioni reali, soprattutto nei contesti agricoli e territoriali.
Il viaggiatore apprezza, dunque, la personalizzazione, ma desidera mantenere il controllo, verificare le informazioni e garantirsi che le scelte suggerite siano accurate. La consapevolezza dei limiti attuali dell’Ia - dalle informazioni non sempre corrette alla mancanza di trasparenza - spinge gli utenti a esercitare una forma di “supervisione attiva”. “L’Ia nel turismo enogastronomico - spiega Roberta Garibaldi, il cui Rapporto è realizzato con il supporto di Valdichiana Living e Visit Emilia - è entrata in una fase di adozione consapevole: l’utilizzo cresce, la paura diminuisce e la domanda si orienta verso servizi informativi, di ispirazione e di approfondimento culturale, con tre implicazioni: crescita della domanda di personalizzazione, ma solo se trasparente; il fatto che la funzione dell’Ia è oggi prevalentemente pro-getting (ispirazione, scelta) e non ancora pro-doing (esperienza sul posto), e qui si apre spazio progettuale per esperienze assistite sul territorio; e la fiducia che è il vero key-driver da costruire. Non è sufficiente “avere Ia”, ma dimostrarne pertinenza, coerenza e valore esperienziale. Solo il 6% esprime piena fiducia negli algoritmi, un dato che cresce significativamente tra utenti ad alto reddito e viaggiatori esperti, suggerendo che l’esperienza d’uso positiva costruisce gradualmente la fiducia”.
La prossima evoluzione? Sarà legata alla piena integrazione nei sistemi di prenotazione e negli agenti intelligenti, alla qualità delle informazioni e alla capacità delle imprese di comunicare sostenibilità, territorialità e autenticità in modo verificabile e trasparente. Si tratta di un trend globale che le destinazioni e le imprese italiane devono intercettare. “In particolare, l’elevatissimo utilizzo dell’Ia per le ispirazioni di viaggio - conclude Roberta Garibaldi - sottolinea l’urgenza per gli operatori del settore enogastronomico di investire in contenuti digitali di qualità, che l’IA possa trovare facilmente, per non perdere opportunità di business con i mercati internazionali”.
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