Ridurre lo spreco è una scelta sostenibile, ma anche, e sempre di più, una leva concreta per contenere l’impatto della spesa sulle famiglie, in un contesto in cui il costo dei generi alimentari continua a pesare sui bilanci: negli ultimi anni il costo del cibo in Italia è cresciuto molto più dell’inflazione generale (+24,9% contro +17,3%), un divario che rende ancora più evidente quanto ogni acquisto “sprecato” si trasformi in un danno economico, oltre che ambientale. In particolare, se 378 euro a persona all’anno sono i numeri dello spreco domestico, ovvero l’equivalente di quasi due mesi di spesa alimentare che finiscono nel cestino, questo valore corrisponde al 9-11% del budget alimentare annuale pro-capite. Un fenomeno che Too Good To Go, nel diffondere questi numeri alla vigilia della “Giornata Nazionale di Prevenzione dello Spreco Alimentare” di domani, 5 febbraio, definisce senza mezzi termini una “tassa invisibile”, perché, secondo la piattaforma che permette ai rivenditori di gestire, vendere e redistribuire le eccedenze alimentari, spesso non viene percepita come tale, ma incide direttamente sul budget quotidiano.
“Il 5 febbraio, “Giornata Nazionale di Prevenzione dello Spreco Alimentare” è un momento importante per tenere alta l’attenzione su questo fenomeno e ricordare che ridurre lo spreco non è solo una scelta sostenibile che fa bene al Pianeta: è anche una leva economica immediata per mitigare il caro vita”, spiega Mirco Cerisola, Country Manager di Too Good To Go Italia. Gli strumenti “anti-spreco” che permettono di acquistare prodotti ancora buoni, aiutano a ridurre i costi ed “a risparmiare fino a due terzi del prezzo, con un beneficio che può superare gli 880 euro l’anno”, aggiunge Cerisola, parlando di un impatto “win-win-win” per consumatori, negozi e Pianeta. E i risultati, almeno sul fronte della partecipazione, si misurano ancora nei numeri: oltre 32 milioni di pasti salvati grazie alle Surprise Bag, con 8 milioni solo nel 2025.
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