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ECONOMIA DI TERRITORIO

La Toscana del vino fa i conti con il mercato, puntando su più qualità e minor volume

I dati Ismea a PrimaAnteprima, a Firenze, che lancia la “Settimana delle Anteprime di Toscana”, racconto di un “mosaico” di oltre 12.300 aziende
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La Toscana del vino fa i conti con il mercato, puntando su più qualità e minor volume

In un quadro di mercato segnato, in generale, da un trend negativo, soprattutto per i vini rossi, la Toscana, che alla sua grande produzione rossista è strettamente e storicamente legata, fa i conti con una realtà complessa, a cui risponde con la forza della sua identità “e una chiara visione strategica, capace di guidare le trasformazioni del settore anziché subirle, puntando sulla strada del valore e dell’eccellenza”. Messaggio che arriva da PrimaAnteprima, oggi a Firenze, evento che apre la “Settimana delle Anteprime” - che vedrà protagonisti i diversi vini e territori, dal Vino Nobile di Montepulciano al Chianti Classico, dal Chianti al Morellino di Scansano, da “L’Altra Toscana” al Valdarno di Sopra - con la regia di Regione Toscana e Camera di Commercio di Firenze. Secondo i numeri Ismea, presentati da Fabio del Bravo, le esportazioni dei vini Dop toscani, per il 96% rappresentate dai rossi, nei primi 10 mesi 2025, risultano in lieve aumento in volume a 731.000 ettolitri (+0,7%), ma in netta diminuzione in valore (-8% a 682 milioni di euro), un dato che “va letto correttamente come un normale riassestamento dopo i picchi record degli anni precedenti”. Mentre sul mercato interno, la produzione regionale mantiene il suo posizionamento al 14% della quota di mercato in Gdo, contenendo il calo in un -2,1% in valore, a fronte di un -5,7% della media nazionale.
Ma in ogni caso, il “sistema vino” della regione cerca di mettere in campo una strategia che, per esempio, “si riflette in una produzione per il 2025 pari a 2,2 milioni di ettolitri che, dopo un 2024 di rese record, si attesta sul trend degli ultimi 10 anni. Un contenimento ampiamente atteso, frutto di una gestione agronomica matura e di una precisa volontà di autoregolazione, volta a contenere l’offerta per preservare la qualità e il prestigio delle denominazioni”, spiega una nota. Ma questo impegno verso l’eccellenza si sposa anche con una leadership indiscussa nella sostenibilità, che vede la regione già capofila verso gli obiettivi del Green Deal Ue, “grazie a una straordinaria estensione di vigneto biologico e a pratiche di precisione all’avanguardia. La competitività del sistema è ulteriormente blindata da politiche regionali strutturali, come la programmazione di circa 600 ettari di nuovi impianti nel 2026 e l’integrazione del nuovo “Pacchetto Vino” Ue, che accelera l’innovazione portando maggiore elasticità nelle procedure e maggiorando i contributi con percentuali di aiuto che arrivano fino all’80%. Anche sul fronte dei mercati esteri, la Toscana trasforma le nuove sfide in opportunità, utilizzando l’enoturismo come un asset strategico imbattibile: un’esperienza territoriale completa che, oltre a consolidare il legame con le comunità locali, valorizza il brand attraverso la crescita delle vendite dirette. Il quadro che emerge è quello di un sistema solido e coeso - che vede la Regione fare squadra con i consorzi - e che ha scelto di guidare la transizione globale puntando sul binomio qualità-valore, confermandosi il modello di riferimento mondiale per il vino di qualità”.
Guardando ai numeri, ancora del Report Ismea presentato a Firenze, alla presenza, tra gli altri, del presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani (che WineNews ha intervistato, ieri nella conferenza stampa di lancio), emerge che “il panorama vitivinicolo regionale è un mosaico d’eccellenza composto da 12.324 aziende. Con una superficie vitata di oltre 60.000 ettari, la Toscana ha compiuto una scelta di campo radicale: la qualità estrema. Ben il 97% dei vigneti è iscritto a denominazioni Dop rispetto alla media nazionale ferma al 65%. Questo si traduce in un’offerta commerciale dove il 90% del vino che arriva al consumatore è certificato, garantendo un valore aggiunto che protegge i produttori dalle fluttuazioni dei mercati dei vini generici”.
Ovviamente, a livello di varietà, il pilastro è il Sangiovese, che copre il 60% della superficie, ma la forza risiede nella varietà: dalle storiche aree di Siena e Firenze (che insieme rappresentano il 62% del vigneto regionale) alle aree emergenti, la Toscana offre una diversità di microclimi che la rendono resiliente ai cambiamenti climatici, dall’Appennino alle isole. Con il vino regionale che “continua a pesare per il 10% del valore totale delle Ig italiane, dimostrando che, quando il mondo cerca qualità, guarda verso le colline toscane”. Una qualità che nasce da vigneto tutto sommato “giovane”, visto che, grazie all’utilizzo virtuoso della misura Ocm Ristrutturazione (che ha interessato il 61% delle superfici), il 55% dei vigneti toscani ha meno di 20 anni. “Questo significa avere impianti moderni, efficienti e pronti a produrre vini in linea con i nuovi gusti internazionali. Massicci investimenti anche per rinnovare ed innovare le cantine, con circa 10 milioni di euro di aiuti a tutte le imprese che avevano presentato progetti”.
In Italia, le Dop toscane, spiega ancora il Report Ismea, “difendono con orgoglio il loro posizionamento nella Gdo, rappresentando il 14% del valore totale del comparto. Mentre il consumo di vino generico cala (-5,7%), le Dop toscane contengono la flessione al solo -2,1%, dimostrando una fedeltà del consumatore superiore alla media. Il dato più interessante arriva dai giovani adulti (35-45 anni). Questa fascia di consumatori, pur acquistando volumi leggermente inferiori, ha incrementato la spesa del 24%. È la prova tangibile di un nuovo paradigma: si beve meno, ma si beve molto meglio, e si sceglie Toscana”.
Che diventa sempre più “green”: con oltre 23.000 ettari a coltivazione biologica (38% del totale regionale), la Toscana è una delle regioni più “verdi” d’Europa. Contribuisce da sola al 17% dell’intera superficie bio nazionale, posizionandosi in anticipo rispetto agli obiettivi dell’Agenda Onu 2030. “Questo impegno non è solo etico, ma commerciale: il vino bio toscano sta diventando il nuovo standard richiesto dai mercati del Nord Europa e del Nord America”.
Ma il vino di Toscana, intrecciandosi a storia, bellezza ed unicità dei tanti diversi territori della regione, contribuisce in maniera determinante anche al successo turistico della Toscana che, nel 2024, ha consolidato il suo ruolo da protagonista, confermandosi la terza regione italiana per flussi turistici con ben 15 milioni di arrivi (+2,6% sul 2023) e oltre 46 milioni di presenze. Questo dinamismo, che rappresenta il 10% dell’intera affluenza turistica in Italia, è trainato soprattutto dalla componente internazionale, che costituisce il 58% del mercato. Un dato di particolare rilievo è la capacità della regione di distribuire i visitatori in modo capillare su tutto il territorio: la Toscana detiene, infatti, il primato nazionale per l’accoglienza rurale, con oltre 6.000 aziende agrituristiche (quasi un quarto del totale italiano). In questo contesto, l’enoturismo è evoluto da attività collaterale a vera e propria leva strategica per lo sviluppo sostenibile e il rafforzamento del legame tra agricoltura, comunità locali e turismo. Pioniera nel settore, la Regione Toscana è stata tra le prime in Italia ad adottare una normativa specifica (Legge Regionale 30/2003), oggi adeguata alle più recenti linee guida nazionali, a cui aderiscono circa 170 operatori specializzati iscritti all’elenco regionale. “Oggi, l’offerta delle aziende vitivinicole toscane va ben oltre la semplice degustazione, proponendo esperienze immersive che spaziano dall’arte contemporanea in cantina al trekking tra i filari, fino alla partecipazione attiva alla vendemmia. Per Ceseo (Università Lumsa) che ha condotto una ricerca per il Movimento Turismo del Vino, le imprese del vino toscane propongono un’accoglienza familiare nel 63% dei casi e mettono al centro dell’offerta il paesaggio (95%) e la cultura (74%) molto più che in ogni altra regione italiana. Sono molto dinamiche anche sul fronte delle proposte che uniscono la formazione all’intrattenimento come i corsi di cucina presenti nel 32% delle cantine”.
Dati, quelli presentati oggi, alla presenza, tra gli altri, di Andrea Rossi, presidente Avito (che abbiamo intervistato), Gennaro Giliberti, responsabile Settore Produzioni Agricole della Regione Toscana, Donatella Cinelli Colombini, fondatrice Movimento Turismo del Vino, e Leonardo Marras, assessore all’Economia, al Turismo e all’Agricoltura della Regione Toscana (che WineNews ha intervistato, ieri nella conferenza stampa di lancio), che lanciano, dunque, la “Settimana delle Anteprime di Toscana” con gli appuntamenti curati dai consorzi: Anteprima Vino Nobile di Montepulciano (14-15 febbraio e 22-23 febbraio, Montepulciano), Chianti Classico Collection (16 e 17 febbraio, Stazione Leopolda, Firenze), Anteprima “L’Altra Toscana” (18 febbraio, Palazzo degli Affari, Firenze), Chianti Lovers & Rosso Morellino (19 febbraio, Fortezza da Basso, Firenze) e Valdarno di Sopra Day (20 febbraio, Anfiteatro del Borro, San Giustino Valdarno - Arezzo), guardando anche a “BuyWine Toscana”, l’11 e il 12 marzo alla Stazione Leopolda di Firenze.

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