Associato alle feste di fine anno e alle celebrazioni, lo Champagne è il vino francese per antonomasia. È tuttavia pur sempre un vino, che ha conosciuto una lunga evoluzione e uno iato che nel XVIII secolo lo ha trasformato completamente, rendendolo simile a quello che conosciamo noi oggi. Un percorso lungo che ha incrociato eventi e personaggi della storia francese, europea, mondiale. Un viaggio enologico che continua nel segno dell’innovazione, ma che vede i produttori guardare anche al passato, per recuperare tecniche e modalità a lungo trascurate e oggi finalmente oggetto di attenzione. Nel suo libro (Kellerman Editore, 144 pagine, 18,00 euro) di Francesco Piccat accompagna il lettore in una lunga passeggiata tra vigne e cantine, per conoscere il territorio di questo spicchio di Francia orientale e assaporarne le specialità gastronomiche.
Lo Champagne ha saputo conquistare un posto d’onore nelle occasioni speciali, dai brindisi di Capodanno alle celebrazioni più intime e romantiche, scrive Piccat. In Italia, è spesso associato all’arte del buon vivere: la scelta di un esperto commensale, il tocco di classe durante una cena a due, o il gesto simbolico di un brindisi memorabile. Eppure, limitarsi a definirlo “il miglior vino con le bollicine” sarebbe un’ingiustizia. In realtà, parlare di “bollicine” per riferirsi allo Champagne è riduttivo. Il termine “spumante” offre una definizione più accurata e nobile, ma anche in questo caso si rischia di confondere due realtà diverse. Lo Champagne Doc o Aoc in Francia e Aop per l’Unione Europea - è un prodotto unico, frutto esclusivo di una precisa area geografica e di un metodo di produzione rigoroso: il metodo champenois. A renderlo tale sono anche i soli sette vitigni autorizzati e selezionati con cura nel rispetto della tradizione.
Questa particolarità rende lo Champagne tanto speciale da essere persino sprecato nelle vittorie della Formula 1 o del Giro d’Italia, dove finisce per essere più spruzzato che degustato. Eppure, il suo prestigio si deve anche alle citazioni storiche che lo vedono protagonista. Napoleone, si dice, avrebbe dichiarato: “Non potrei vivere senza Champagne: nella vittoria lo merito, nella sconfitta ne ho bisogno”. Persino Churchill, durante la drammatica avanzata delle truppe naziste su Parigi nel 1940, pare abbia detto: “Ricordate, signori, non stiamo combattendo solo per la Francia. Stiamo combattendo per lo Champagne”.
Anche se queste fossero citazioni leggendarie frutto d’immaginazione, il solo fatto di aver tramandato queste frasi ci mostra l’importanza simbolica di questo vino. Curioso pensare che, per secoli, le bollicine nel vino fossero considerate un difetto. Un documento datato ottobre 522, rinvenuto dall’archeologo Jean Pierre Brun, testimonia addirittura l’annullamento di un contratto d’acquisto a causa della presenza di bolle. Eppure, nel tempo, questa “imperfezione” si trasformò in un tratto distintivo e ricercato. Già nel Duecento, il poeta Jehan Bodel elogiava in una sua opera teatrale un vino che “salta, scintilla e guizza sulla lingua”, mentre nel Trecento Watriquet de Couvin celebrava il vino di Epernay per la sua freschezza e brillantezza.
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