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LA RIFLESSIONE

Consumi in calo, ed un lavoro che non attrae più: i giovani francesi dicono “no” al vino

Lo studio di FranceAgriMer: il consumo è passato da 100 litri a persona nel 1960 ai 33 del 2025, e diminuirà di 5-6 milioni di ettolitri entro il 2035
ANNIE GENEVARD, CHRISTOPHE HANSEN, COMMISSARIO AGRICOLTURA UE, CONSUMI, DISTILLAZIONE, FRANCEAGRIMER, FRANCIA, GIOVANI, MINISTRO DELL'AGRICOLTURA FRANCESE, VINO FRANCESE, Mondo
I giovani francesi under 40 non sono più attratti dai lavori in vigna

Consumi di vino che sono passati da 100 litri a persona nel 1960 ai 33 del 2025, con un pesante calo, ad un terzo dei volumi; rese medie passate da 59 ettolitri ad ettaro nel quadriennio 2000-2004 ai 54 ettolitri del 2020-2024. Ed ancora, una diminuzione progressiva della superficie totale dei vigneti in produzione passata dai 787.000 ettari nel 2009 ai 744.000 del 2024. Basterebbero questi dati per capire la situazione di difficoltà che il mondo del vino francese, ormai da tempo, sta attraversando tra riforme, aiuti finanziari per superare la crisi, mentre l’estirpazione dei vigneti va avanti e, allo stesso tempo, consumi ed export sono in calo. Dati diffusi nei giorni del “Salon International de l’Agriculture” di Parigi, il più grande evento di settore oltralpe, dove il Ministro dell’Agricoltura, Annie Genevard, ha presentato le prime conclusioni della fase nazionale delle conferenze sulla sovranità alimentare, avviate lo scorso 8 dicembre al mercato internazionale di Rungis (Val-de-Marne) alla presenza di tutti gli attori della filiera alimentare. E dopo che, ieri, il Commissario Europeo all’Agricoltura, Christophe Hansen, in visita al Salone, ha annunciato l’erogazione alla Francia di “40 milioni di euro provenienti dalla riserva di crisi per la distillazione dei vini francesi”, un budget che “consentirà di raggiungere oltre 1,2 milioni di ettolitri di eccedenze di vini rossi e rosati. Si tratta di una risposta urgente ed essenziale, attuata in stretto coordinamento con il Governo francese, per far fronte al crollo dei prezzi e alla saturazione delle scorte in Francia”.
Sotto l’egida di FranceAgriMer, questo approccio è stato organizzato attraverso sette gruppi di lavoro “multisettoriali”, con l’obiettivo di affrontare nel modo più efficace possibile le specificità di ciascun settore. Tra i comparti finiti sotto la lente di ingrandimento anche quello della viticoltura (accoppiato con la produzione di sidro). In totale, più di 250 professionisti si sono mobilitati nell’arco di poche settimane con un obiettivo: individuare i margini per la ripresa della produzione e della trasformazione, valutare le condizioni necessarie per raggiungere questo obiettivo e definire obiettivi decennali realistici e realizzabili. Il documento che riguarda il vino francese è stato redatto dagli esperti del gruppo “Vitivicole et Cidricole”, guidato da Bernard Angelras, e, si spiega nel resoconto, “non rappresenta la posizione ufficiale del Ministero”.
Viene fatto lo stato dell’arte del vino nazionale che “rappresenta un potente simbolo della cultura. Rimane un pilastro del settore agroalimentare francese, sia a livello nazionale che, soprattutto, internazionale, con un surplus commerciale di 15,6 miliardi di euro nel 2024 per vini e liquori. Le caratteristiche della produzione vinicola francese rimangono dominate dai vini con etichette di qualità: il 95% è Aop (equivalente della nostra Dop, ndr) o Igp. Inoltre, i vigneti francesi, presenti in oltre 88 Dipartimenti, svolgono un ruolo importante nella pianificazione territoriale, in particolare nelle zone in cui è difficile portare avanti colture diverse dalla vite, nella protezione del territorio e nell’economia”.
Eppure, “nonostante questa posizione di forza, l’industria vinicola francese sta registrando un costante calo dei consumi da diversi decenni”. Il gruppo di lavoro ha ricordato che “fino alla fine del decennio del 2010, questo calo è stato compensato da un aumento delle esportazioni dovuto al forte commercio internazionale. Tuttavia, negli ultimi anni, questo dinamismo si è affievolito e il settore vinicolo francese, oltre alle crisi sanitarie e ambientali, sta affrontando una grave crisi economica che richiederà profondi adeguamenti strutturali”.
Al momento la viticoltura rappresenta il 18% del reddito agricolo francese, coprendo soltanto il 3% della superficie agricola. Negli ultimi 5 anni, la produzione media di vino francese ha raggiunto i 47,2 milioni di ettolitri, la maggior parte è destinata alla produzione di vini fermi (70%), ma anche spumanti (8%) e acquaviti d’uva (22%). Un livello di produzione che riflette un calo della produttività dei vigneti francesi rispetto ai livelli di produzione osservati nei decenni precedenti. Infatti, la viticoltura transalpina sta affrontando eventi meteorologici sempre più gravi (come, ad esempio, gelo, siccità, grandine, ondate di calore).
E viene spiegato che, oltre ai rischi ambientali e sanitari che affliggono la viticoltura francese, “l’equilibrio economico tra domanda e offerta è gravemente compromesso”. A pesare, a livello nazionale, è il profondo cambiamento nelle abitudini di consumo di vino tra le giovani generazioni, che si stanno allontanando da questo prodotto. Studi comportamentali spiegherebbero questa tendenza con diversi fattori: dalla rottura nella trasmissione della conoscenza e della cultura del vino al cambiamento nella struttura dei pasti; dalla variazione nei modelli di consumo (con la crescita di uno stile di vita più dinamico) ad una discrepanza tra i gusti delle giovani generazioni e il mercato del vino che fatica a reinventarsi, soprattutto per quanto riguarda la tipologia dei rossi.
A livello internazionale, invece, vengono citate le controversie commerciali che hanno avuto un impatto significativo sul commercio, causando una notevole instabilità. Questa destabilizzazione economica viene ritenuta la causa che ha portato a una diminuzione dei volumi di esportazione, a un surplus strutturale dell’offerta di vino rispetto alla domanda e ad un rallentamento dell’attività commerciale che sta iniziando a indebolire molte aziende del settore vinicolo francese, sia a livello di produzione che di commercializzazione.
E poi c’è la “sfida demografica”. Mentre il settore vitivinicolo attraversa un periodo turbolento, l’inserimento dei giovani rimane essenziale per mantenere la produzione e, di conseguenza, il dinamismo delle regioni. Ma i numeri, in questo contesto, non sorridono: secondo gli ultimi dati a disposizione del gruppo di lavoro, tra il 2022 e il 2024 in Francia è stata registrata una differenza negativa di circa 50 nuovi viticoltori sotto i 40 anni. E si parla anche di un declino delle nuove aree viticole, sempre più soggette a rischi climatici (Aude, Hérault, Pirenei Orientali). Nel 2024, circa 2.700 viticoltori hanno cessato l’attività, “sostituiti” solo da 1.328 nuovi agricoltori, di cui solo 825 giovani sotto i 40 anni. In altre parole, per ogni persona che va in pensione, solo 0,3 giovani sotto i 40 anni prendono il suo posto. La redditività a lungo termine di queste nuove aziende è quindi ancora più cruciale. Il tasso di fidelizzazione dei giovani viticoltori nel 2024, dopo 6 anni di attività, era dell’86%, un tasso giudicato “abbastanza buono”, ma significativamente inferiore a quello di coloro che si sono insediati nell’allevamento misto bovino, nell’allevamento di bovini da carne, nell’agricoltura e nell’allevamento misto di colture e bestiame.
Guardando a come sarà il settore tra 10 anni, a livello interno viene citato uno studio prospettico sul consumo di vino in Francia condotto nel 2023 e che ha rivelato la previsione, dati i trend demografici francesi (il consumo di vino è 4 volte superiore per la fascia di età over 65 rispetto a quella under 35) e l’evoluzione dei modelli comportamentali tra i consumatori, che il consumo di vino francese diminuirà di 5-6 milioni di ettolitri entro il 2035. Questa proiezione si basa sul presupposto di una continuazione dei trend di consumo passati e su quello che non “vengano intraprese azioni per rivitalizzare il consumo tra le giovani generazioni”. A livello internazionale, invece, secondo il gruppo di lavoro “è molto più difficile fare proiezioni decennali. È certo che il calo del consumo di vino osservato in Francia si riscontra anche in diversi Paesi con un profilo di consumo simile, come Stati Uniti, Spagna e Italia”. Quindi, per il presente e il futuro, è “necessario definire una strategia più aggressiva nei mercati tradizionali francesi, ma anche nei nuovi”.

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