C’è un’eccellenza italiana del food che ancora deve esprimere il suo potenziale in termini di attrattività turistica e si chiama cioccolato. I produttori nazionali del “cibo degli dei” hanno conquistato un posto di rilievo nel panorama globale del settore, tanto da inserire il nostro Paese tra i punti di riferimento sia in termini di grande industria, leader mondiale nel settore delle creme spalmabili e ben posizionata in quello delle tavolette, sia di maestri artigiani cioccolatieri in grado di conquistare riconoscimenti nei concorsi che contano, per chiudere con le produzioni premium e lusso effettuate su scala industriale partendo da ingredienti selezionati e fave di cacao monorigine. Ed è tempo di cogliere le opportunità derivanti da questa leadership anche in termini turistici. Aspettando la Pasqua, i dati del “Rapporto sul Turismo Enogastronomico Italiano” 2025, mostrano come l’interesse per le visite alle fabbriche italiane di cioccolato sia in forte aumento, tanto tra i turisti domestici quanto tra i visitatori internazionali. Nel 2025 il 47% degli italiani si dichiara interessato a vivere un’esperienza di questo tipo durante i propri viaggi futuri, mentre solo il 19% l’ha effettivamente realizzata negli ultimi tre anni. Il gap del 28% evidenzia una domanda potenziale molto superiore alla disponibilità di prodotti turistici strutturati. Un trend analogo si registra nei mercati esteri analizzati: se in media solo l’11% dei turisti stranieri ha partecipato a una visita a una fabbrica di cioccolato durante un viaggio in Italia, il 27% si dichiara interessato a farlo in futuro. Gli Stati Uniti rappresentano il mercato più promettente, con un differenziale del 26% tra desiderio e fruizione, seguito dal Regno Unito e dall’area Austria-Svizzera (18%).
Questi dati indicano come il turismo del cioccolato costituisce un ambito ad alto potenziale non ancora pienamente valorizzato. L’Italia dispone di eccellenze riconosciute - Torino e il distretto del gianduiotto, Perugia e la tradizione industriale, Modica con l’Igp, la Sicilia con produzioni uniche e identitarie - che potrebbero diventare poli nazionali del turismo esperienziale dedicato al cioccolato. Si aggiungono poi le botteghe storiche, presenti nella maggior parte delle città italiane, e le nuove iniziative lanciate da giovani maestri cioccolatieri, senza dimenticare le opportunità legate al periodo estivo quando il consumo del cioccolato si sposta nell’ambito della gelateria. In questo quadro, iniziative come il nuovo Museo del Cioccolato di Perugia rappresentano passi nella giusta direzione.
Tuttavia, i numeri mostrano la necessità di investire ulteriormente in ricerca, progettazione e creazione di nuove esperienze: percorsi narrativi, centri visita, laboratori didattici, format immersivi, connessioni tra imprese, destinazioni e distretti produttivi. “Il turismo del cioccolato, oggi, è una leva culturale ed economica ancora sottoutilizzata. L’Italia potrebbe assumere un ruolo di riferimento internazionale valorizzando il proprio patrimonio storico, artigianale e industriale, e rispondendo così a una domanda crescente e non soddisfatta - afferma Roberta Garibaldi, presidente di Aite-Associazione Italiana Turismo Enogastronomico, docente all’Università di Bergamo, che, per rimediare al gap tra domanda potenziale e disponibilità di prodotti turistici strutturati legati al “cibo degli dei”, lancia 6 indicazioni operative per destinazioni e operatori: 1) costruire prodotti esperienziali completi: visite guidate, laboratori sensoriali, percorsi, narrazioni territoriali; 2) integrare distretti e realtà produttive in un’unica proposta territoriale coordinata (Torino e Piemonte; Perugia e Umbria; Modica e Sicilia; distretti alpini); 3) valorizzare la dimensione immersiva: musei, spazi interpretativi, storytelling multimediale; 4) sviluppare offerte per i mercati ad alta domanda (Usa, Uk, Germania), con contenuti in lingua e visibilità su piattaforme internazionali; 5) sfruttare eventi e festival esistenti come driver di flussi e opportunità di narrazione (“Eurochocolate”, “Chocomodica”, “CioccolaTò”); 6) e, infine, rafforzare la comunicazione digitale con contenuti dedicati, itinerari tematici e strumenti che facilitano la prenotazione.
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