In un mercato alimentare sempre più competitivo e affollato di messaggi, a fare la differenza sono parole classiche che parlano di autenticità, origine e know-how, tanto che la tradizione in etichetta oggi vale 3,4 miliardi di euro. A certificarlo è l’edizione n. 18 dell’Osservatorio Immagino GS1 Italy, che ha incrociato le informazioni presenti sulle etichette di 149.000 prodotti alimentari digitalizzati nell’anno terminante a giugno 2025, con i dati di vendita, concentrandosi su quelli che richiamano tradizione, artigianalità e controllo della filiera. Il dossier “Qualità e tradizione” ha individuato 6.685 prodotti che riportano almeno uno dei 14 claim analizzati - da “filiera” a “trafilato al bronzo”, da “tradizionale” a “artigianale”, da “rustico” a “lavorato a mano”, da “regionale” a “ricetta antica”, da “territorio” a “nostrano”, da “locale” a “lavorato a freddo”, da “storico” a “ricetta di famiglia” - capaci di generare complessivamente il 7% del totale delle vendite alimentari tra supermercati, ipermercati e libero servizio. Un paniere in buona salute, che in 12 mesi ha messo a segno una crescita del +3,8% a valore e del +3,1% a volume, superiore alla media di mercato e sostenuta soprattutto dalla domanda che contribuisce per +2,2 punti percentuali contro l’1,5 dell’ampliamento dell’offerta.
Tra i claim più rilevanti spicca “filiera”, il più diffuso con 2.790 prodotti e quasi 2 miliardi di euro di giro d’affari, in crescita sia a volume (+1,8%) sia a valore (+2,6%), con domanda in aumento (+2,8%) e offerta stabile (-0,2%), e particolarmente dinamico in categorie come quarta gamma, uova, patate e carni.
Ma sono soprattutto i messaggi che comunicano autenticità e manualità a registrare le performance migliori: “artigianale”, presente su 794 referenze, ha raggiunto 184 milioni di euro di vendite con incrementi a doppia cifra sia in valore (+15,5%) sia in volume (+15,8%), trainato da un’offerta vivace (+4,5%) e da una domanda molto reattiva (+11 punti percentuali), che attesta l’apprezzamento dei consumatori per questa caratteristica di prodotto; ancora più evidente il successo di “lavorato a mano”, che con 332 prodotti arriva a 194 milioni di euro e cresce del +14,1% a valore e del +11,3% a volume.
Tra i claim meno diffusi, ma più brillanti c’è anche “nostrano”, che pur riferendosi a soli 71 prodotti e a un giro d’affari contenuto, pari a 57 milioni di euro, registra, comunque, performance di rilievo con un +19,1% a valore e un +18% a volume. Un risultato che conferma l’efficacia del richiamo all’origine, sostenuto da una domanda particolarmente reattiva (+12%) e da un’offerta in crescita (+7,1%). A trainare l’andamento positivo contribuiscono soprattutto le categorie delle birre, sia alcoliche sia analcoliche, della pasta fresca ripiena, della pasticceria e della ricotta.
Diverso, infine, l’andamento dei claim più tecnici, come “trafilato al bronzo”, che con 1.427 prodotti e oltre 310 milioni di euro mostra volumi in aumento (+2,2%), ma il valore in lieve flessione (-0,4%), segnale di una possibile pressione sui prezzi.
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