Un organismo scientifico e culturale con vocazione divulgativa, nato per restituire al vino una narrazione fondata sull’evidenza scientifica, sottraendola alle semplificazioni che hanno dominato il dibattito pubblico degli ultimi anni. È con questa premessa che nasce l’“Accademia Internazionale del bere in salute”, promossa da Signorvino, la Grande Cantina Italiana fondata nel 2012 da Sandro Veronesi, uno dei più importanti imprenditori italiani, presidente Oniverse (il Gruppo della moda con brand come Calzedonia, Intimissimi, Tezenis e Falconeri) e Oniwines (che mette insieme le cantine Tenimenti Leone nei Colli Albani nel Lazio, La Giuva in Valpolicella, Podere Guardia Grande in Sardegna, Villa Bucci, gioiello delle Marche e del Verdicchio dei Castelli di Jesi, la storica Pico Maccario in Monferrato e nel Trentodoc con Ert1050), e guidata da Federico Veronesi, ad Oniwines, con 43 punti vendita in Italia e due all’estero - Parigi e Praga, per un fatturato 2025 di 90 milioni di euro - presentata ufficialmente, ieri, a Vinitaly 2026 a Veronafiere a Verona, nella conferenza “Vino e Longevità. Salute, cultura, convivialità e tendenze” (dopo l’appello lanciato, a gennaio, in Oniverse, sempre alle porte di Verona). Un board composto da scienziati di fama internazionale (da Giovanni Scapagnini a Karin Michels, da Arrigo Francesco Giuseppe Cicero a Paolo Francalacci, Eugenio Luigi Iorio, Andrea Sbarbati, Giovambattista Desideri, Immaculata De Vivo, Donald Craig Willcox e Davide Grassi) con l’obiettivo di studiare la longevità per affrontare con rigore scientifico il dibattito pubblico sul binomio vino e salute: un confronto spesso semplificato, che ignora la complessità biologica e culturale dello stile di vita mediterraneo.
Un tentativo, dunque, da parte del mondo del vino di reagire alla sua messa in discussione, dopo una demonizzazione che non ammette, peraltro, la distinzione con l’alcol in generale, come ha spiegato Giovanni Scapagnini, professore Ordinario di Nutrizione Clinica all’Università del Molise, tra i massimi esperti italiani di geroscienze nutrizionali, nonché ideatore del Comitato: “gli ultimi studi sul tema hanno fatto confusione in maniera scorretta. E l’“Accademia Internazionale del bere in salute” nasce proprio con l’intento di creare un gruppo di scienziati che fa da collante nel raccontare al mondo quanto il vino, invece, sia importante e faccia bene”. Scapagnini ha aperto i lavori tracciando, infatti, una distinzione che la letteratura più recente supporta con forza crescente: il vino non è assimilabile all’alcol in senso generico e si pone, rispetto ad esso, in una posizione scientificamente distinta. A sostegno, ha presentato due studi di recente pubblicazione. Il primo, tratto dal Progetto Moli-sani” che ha coinvolto circa 22.495 partecipanti (sull “International Journal of Public Health”, marzo 2026), dimostra che un consumo moderato di vino nella Dieta Mediterranea rallenta l’invecchiamento biologico in modo significativo, effetto assente con la stessa quantità di etanolo assunta da birra o superalcolici. Il secondo, presentato all’American College of Cardiology e basato su 340.000 soggetti del database Uk Biobank monitorati per 13 anni, quantifica in un -21% la riduzione del rischio di mortalità cardiovascolare nei consumatori moderati di vino, contro un +9% per chi consuma la stessa quantità di alcol da altre fonti.
Una comunicazione corretta e precisa sul tema del resto è fondamentale in questo senso, oltre ad aver rappresentato il “seme” nella nascita di questo percorso di ricerca e divulgazione scientifica promosso da Signorvino: “il settore vive una fase di profonda trasformazione, in cui la comunicazione sulla salute gioca un ruolo determinante - ha detto l’ad Federico Veronesi - ma serve fare chiarezza, ed a chi beve vino dobbiamo dare informazioni vere e giuste. L’Accademia nasce esattamente da questa esigenza”.
Un concetto ripreso anche da Federico Bricolo, presidente Veronafiere, in apertura del convegno: “sul tema vino e salute - ha detto - è giusto che siano i tecnici a parlarne, per rispondere delle ovvie falsità di chi cerca di spostare il mercato verso altre bevande”.
È la longevità il tema chiave: “che il vino fa bene noi lo abbiamo sempre saputo. Ma adesso qualcuno dall’altra parte del mondo ci dice che fa male. L’Italia è il Paese con il più alto tasso di longevità al mondo e di fronte ad un dibattito sempre più polarizzato, abbiamo ritenuto necessario affidare alla scienza il compito di rispondere con rigore. Da quella scelta è nata l’Accademia”, ha sottolineato Sandro Veronesi, presidente Oniverse.
Tanti gli interventi che si sono susseguiti a Verona. A partire da chi ha citato i benefici per la salute del consumo moderato di vino, come Karin Michels, epidemiologa alla Fielding School of Public Health all’Università della California di Los Angeles, che ha ricordato come “il vino è un prodotto fermentato e questo ci preserva dai patogeni, tanto che nel Medioevo lo si preferiva all’acqua che, invece, era contaminato. Ma oltre a proteggerci dalle infezioni arricchisce anche il nostro microbiota intestinale, che è il più importante difensore e regolatore immunitario. E più specie batteriche hai nell’intestino meglio è perché la diversità, oltre ad avere effetti sulla riduzione del grasso, abbassa anche il cattivo colesterolo. Gli acidi grassi a catena corta prodotti dalla fermentazione sono i messaggeri che non solo nutrono il sistema immunitario, ma fanno stare bene anche il cervello”.
Andrea Sbarbati, professore ordinario di Anatomia Umana all’Università di Verona, ha sottolineato come “tanti studi dimostrano non solo che il consumo moderato di vino non ma fa male, ma addirittura migliora la nostra salute. Nella medicina umorale il vino era prescritto in base al temperamento del paziente: vini dolci o passiti per i melanconici, vini secchi e invecchiati per i flemmatici, vini acidi e poco alcolici per i sanguigni. L’importante è che dentro il corpo si sussurri, che non si urli. E il vino, quello buono, sa farlo”.
Luigi Eugenio Iorio, docente di Scienze della Salute all’Università Federale di Uberlandia, in Brasile, ha focalizzato il suo intervento sul sistema redox: “tutti gli organismi viventi, dai microbi all’uomo, sono soggetti alle regole dell’ossidazione. I nitrati del vino vengono convertiti in ossido nitrico - un vasodilatatore fisiologico - attraverso l’azione del microbiota orale e gastrico. Il resveratrolo potenzia questo effetto attivando l’ossido nitrico sintetasi endoteliale. La modulazione del flusso vascolare rappresenta uno dei meccanismi più rilevanti attraverso cui i polifenoli del vino interagiscono con il sistema cardiovascolare”.
A chi, invece, ha puntato l’accento sulle motivazioni alla base della campagna di demonizzazione. Da motivi tecnici, “è dimostrato scientificamente che consumare vino ci aiuta a livello cardiovascolare, cognitivo e di fragilità senile - ha detto Giovanbattista Desideri, direttore Uoc Geriatria al Policlinico Umberto I - ma il messaggio di massa oggigiorno è sul privare. Però anche smettere di assumere il sale aumenta il rischio cardiovascolare. Io credo che ci sono delle vie di mezzo. E il dibattito attuale su vino e salute non credo sia un tipo di comunicazione corretta” , a motivazioni politico-culturali, “l’attacco frontale al mondo del vino arriva da Paesi dove il rischio cardiovascolare è alto, dove la cucina è sbilanciata e c’è un consumo alcolico di pessima qualità - ha affermato Arrigo Cicero, medico chirurgo e direttore Scuola di Specializzazione Scienza dell’Alimentazione - la legislazione è lenta ed allora è più facile ridurre tutto al sì o no. Ma dobbiamo razionalizzare. Nel Mediterraneo il consumo moderato di vino è protettivo, soprattutto se associato ad una dieta bilanciata e sana”.
E fino a chi ha portato la prospettiva dell’evoluzione: le popolazioni mediterranee hanno sviluppato nel corso dei millenni un profilo enzimatico favorevole, frutto di una coevoluzione con la vite che una recente ricerca pubblicata su “Science” colloca tra le prime forme di coltivazione della storia umana, contemporanea o addirittura precedente alla panificazione. “La nostra agricoltura parte dal vino, non solo dal pane. In prospettiva evolutiva, il vantaggio selettivo associato al consumo di bevande fermentate non è stato individuale, ma collettivo - ha raccontato Paolo Francalacci, professore di Genetica all’Università di Cagliari - il vino ha contribuito alla coesione del gruppo sociale, alla sicurezza alimentare e alla trasmissione culturale: una strategia evolutiva prima ancora che una scelta alimentare”.
Intanto l’“Accademia Internazionale del bere in salute” guarda già al futuro con Signorvino che ha annunciato le tre direttrici di lavoro: costruire un’evoluzione culturale del linguaggio intorno al vino, trasformando temi complessi in strumenti concreti per il grande pubblico; sviluppare un ecosistema di dialogo permanente tra produttori, autorità scientifiche e stakeholder; contribuire a orientare il cambiamento del settore con una narrazione basata sull’evidenza e sull’equilibrio, in alternativa alla semplificazione che ha dominato il dibattito pubblico degli ultimi anni.
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