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RACCONTO DEL TERRITORIO

Bolgheri, vino e arte: l’icona del “rinascimento” del vino italiano, nella Firenze del Rinascimento

Oltre 50 cantine protagoniste al Museo Marino Marini per incontrare il trade. Con “l’eco” di “Marina Abramovic-Ornellaia” in Biennale di Venezia

Tra passato, presente e futuro, tra storia, arte e grandi vini, tra gli italiani più quotati nel mondo, e dai vigneti tra i più preziosi del Belpaese, Bolgheri, territorio che ha segnato il Rinascimento del vino italiano, continua ad essere costantemente sotto i riflettori. E lo ha fatto proprio nella culla del Rinascimento, Firenze, in questi giorni, in due momenti distinti e diversi. Come nella sale di Gonnelli Casa d’Aste, la più antica casa d’aste d’Italia che ha battuto per una cifra di 16.510 euro (da una base d’asta di 4.000 euro), la monumentale mappa, o meglio il “cabreo manoscritto del 1837, che ritrae le tenute del Conte Guido Alberto Della Gherardesca prima della loro definitiva trasformazione moderna”. E prima, anche, del celeberrimo viale dei Cipressi”che a Bolgheri alti e schietti, van da San Guido in duplice filar", reso immortale dai versi di “Davanti a San Guido” di Giosuè Carducci, che sono ormai il simbolo di un territorio che si muove compatto e unito come pochi altri, come successo anche con i 51 produttori radunati tutti insieme con i loro Bolgheri Rosso 2024 e Bolgheri Superiore 2023 (con qualche Bolgheri Bianco a rinfrescare o qualche annata meno recente), che il 18 maggio hanno incontrato enotecari, sommelier e ristoratori da tutta Italia fra le mura del Museo Marino Marini, chiesa sconsacrata di San Pancrazio a Firenze che ospita le opere dell’artista e scultore pistoiese, fra i più importanti del Novecento.
“Non un’anteprima, ma una presentazione corale delle nostre nuove annate al nostro mercato naturale nazionale, che è Firenze - ha spiegato Cinzia Merli, presidente del Consorzio dei vini di Bolgheri e Bolgheri Sassicaia, a WineNews - da cui non potevamo non partire: una sorta di ringraziamento, anche verso una città fortemente legata agli esordi del nostro territorio”. Che è un un simbolo dell’enologia mondiale, la cui costruzione, è iniziata, di fatto, a metà Novecento grazie ai suoi “padri fondatori” (Nicolò Incisa della Rocchetta, che ha consacrato la Tenuta San Guido ed il mito Sassicaia, inventato dal padre Mario Incisa, insieme al grande enologo Giacomo Tachis; Lodovico Antinori, creatore di realtà come Ornellaia e Masseto, oggi del Gruppo Frescobaldi; Piero Antinori, con la splendida Tenuta Guado al Tasso; Pier Mario Meletti Cavallari, fondatore di Grattamacco, oggi del Gruppo ColleMassari; Eugenio Campolmi, che ha creato Le Macchiole oggi guidata dalla moglie Cinzia Merli e dai figli; e Michele Satta, che ha dato vita alla Michele Satta, tra le cantine di riferimento del territorio). E che oggi si racconta anche nei numeri. Il Consorzio per la Tutela dei vini Doc Bolgheri e Doc Bolgheri Sassicaia, fondato nel gennaio del 1995, oggi riunisce 77 cantine, che contribuiscono alla superficie vitata iscritta con 1379 ettari (di cui 1181 dedicati alle uve rosse), coprendo oltre il 99% della rappresentatività territoriale.
Il valore dei vigneti risulta fra i più alti d’Italia, toccando 1,2 milioni a ettaro (dati by “Knight Frank”) e i marchi più conosciuti della denominazione sono stabilmente presenti alle aste con bottiglie battute a prezzi significativi (fra cui certamente il Sassicaia, il Masseto e l’Ornellaia), cavalcando con successo anche il mercato dei fine wines monitorato dal Liv-Ex.
L’età media dei vigneti è di 15 anni e la maggior parte delle aziende seguono il ciclo produttivo per intero, dalla vigna all’imbottigliamento. Nel 2025 la produzione ha raggiunto i 7,3 milioni di bottiglie, dato più o meno stabile dal 2018, di cui il Bolgheri Rosso copre il 62%, il Bolgheri Superiore il 19% (insieme alla Doc Bolgheri Sassicaia), seguono Bolgheri Vermentino e Bolgheri Bianco al 16% e, infine, il Bolgheri Rosato al 3%. Un territorio che, in qualche modo, fa parlare di sé anche alla Biennale di Venezia, dove è di scen la mostra dedicata a Marina Abramovic - prima artista donna vivente a essere celebrata con una mostra - e ultima firma del progetto Vendemmia d’Artista 2023 “La Vitalità” di Ornellaia del gruppo Frescobaldi, che nelle bottiglie della griffe di Bolgheri ha raffigurato se stessa come Medusa con grappoli d’uva invece di serpenti (e per la quale il vino è “un elisir, capace di portare felicità alle persone” perché “ha a che fare con le comunità, la loro storia, le persone, le relazioni umane” e “fare un buon pasto e bere un buon bicchiere di vino è un rituale”, come ha detto in una recente intervista al “Corriere della Sera - Cook”), pronte ad essere battute in asta online da Bonhams, dall’11 al 23 giugno, ed i cui proventi saranno devoluti alla mostra Guggenheim Pop a New York (5 giugno 2026-10 gennaio 2027).
Ma tornando all’evento fiorentino, l’idea di portare il buono, ovvero i vini di Bolgheri, dentro al bello, ossia i monumenti della città fiorentina - è stata subito accolta dai produttori, che hanno infatti partecipato numerosi, dimostrando quanto sia alta la comunione di intenti fra i soci e la fiducia verso il loro Consorzio. “Sentiamo forte la volontà nel voler contribuire a portare la cultura (del vino) dentro la cultura (dell’arte e del cibo): così la scelta del Museo Marino Marini - ha aggiunto Daniele Parri, direttore del Consorzio Bolgheri - è stata quasi naturale, perché fra un vino e l’altro si possono ammirare le sculture e le tele del celebre artista pistoiese o uscire dall’edificio per mangiarsi un boccone nelle osterie tipiche del centro storico, ammirandone la bellezza e contribuendo all’economia della città. Unire il bello al bello”. Perchè l’idea è di farsi una camminata “per Bolgheri fuori da Bolgheri”, usando il calice come percorso sensoriale, era necessaria. Per saggiare la coesione dei produttori e il riconoscimento dell’attività consortile, ad esempio. “Ma anche per avere una conferma di riscontro dal pubblico - ha specificato Lamberto Frescobaldi, alla guida di Marchesi Frescobaldi e presente per Ornellaia (del gruppo Frescobaldi, come Masseto, ndr), uno dei gioielli dei vini del territorio - che non è mai scontata. Il ritorno economico è davvero l’ultimo degli obiettivi, anche se sempre ben accolto. Certamente non vuole sostituire l’accoglienza nelle singole cantine, ma stare tutti insieme in un unico luogo a disposizione del settore è un momento necessario per ogni denominazione che si rispetti”. Il vicepresidente del Consorzio Bolgheri, Giacomo Satta, dell’azienda Michele Satta, descrive questa scelta come “traiettoria”, quindi non un evento isolato ma un’intenzione di lungo periodo, che potrebbe portare a due appuntamenti fissi all’anno - uno estero e uno nazionale - dove riunirsi fra produttori per incontrarsi coi professionisti del settore, cercando di non perdere il “leitmotiv” culturale della manifestazione.
“Il Museo Marino Marini in un certo senso sintetizza il percorso di Bolgheri: entrambi, infatti, uniscono il classico al moderno e al contemporaneo. Bolgheri ha rappresentato al tempo una rottura con gli schemi classici del vino - ha aggiunto la presidente Cinzia Merli - raggiungendo in pochissimo tempo una credibilità che all’inizio non c’era, fino a diventare oggi parte dei grandi territori d’Italia riconosciuti a livello mondiale”. Guardandosi intorno, questi tre livelli - classico, moderno e contemporaneo - sono in effetti intrecciati e stratificati all’interno del museo: la chiesa di San Pancrazio è medievale e fu sconsacrata con Napoleone nel 1808. Da allora cambiò numerose destinazioni, diventando anche sede della Reale Manifattura Tabacchi, a cui si devono le travi interne in ferro bullonato. Nel 1937 divenne deposito della caserma militare, finché non ne fu iniziato il recupero edilizio a partire dal 1982, per adattarlo alla nuova funzionalità museale: da qui nascono le moderne scale e passerelle che permettono di osservare da più punti diversi le opere di arte contemporanea di Marino Marini. Come se non bastasse, a fianco alla Chiesa sconsacrata di San Pancrazio, c’è un piccolo tesoro a pochi conosciuto: è la Cappella del Santo Sepolcro, ristrutturata a metà del 1400 da Leon Battista Alberti per volontà di del mercante e mecenate della Firenze rinascimentale Giovanni di Paolo Rucellai. Al suo interno si trova il tempietto del Santo Sepolcro, rivestito di marmi bicromi intarsiati, che riproduce la forma in scala del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Un piccolo capolavoro elegante rivestito di formelle bianche e verdi con tanti motivi decorativi diversi, che la famiglia Rucellai difese fortemente dalle requisizioni napoleoniche. Riescono a trattenere la cappella (aprendo l’entrata sulla via attigua), e cedono invece il resto della chiesa con il chiostro adiacente. A partire dal 1808, quindi, questi due spazi prendono due strade diverse: la cappella resta consacrata e intatta, la restante parte vivrà tante vite diverse, militari, religiose e civili. Solo nel 2013 la Cappella torna visitabile al pubblico, grazie ad un accordo con il Museo. Ispirati dalle sculture e incisioni, dalle pitture e dai disegni di Marino Marini e dalla moltitudine di prospettive offerte dalle strutture della chiesa di San Pancrazio, ecco gli assaggi dei rossi di Bolgheri della redazione di WineNews:

Argentiera, Bolgheri Rosso Villa Donoratico 2024
Naso fitto ma largo, dolcemente profumato di ciliegia e vaniglia, con balsamicità maremmana, al palato è aderente ma fresco e agrumato, sempre fitto ma di buona scorrevolezza sapida.

Banfi, Bolgheri Superiore Deinos 2023
Cabernet Sauvignon di dolcezza ispida, con frutti di bosco e rovi, note floreali e di aromatiche gentili che rinfrescano il calore anche in bocca, dal sorso solare e polposo, che chiude di sottobosco.

Ca’ Marcanda (Gaja), Bolgheri Rosso 2023
Foglia di pomodoro e ciliegia in confettura s’intrecciano insieme a note di fiori rossi, anticipando un sorso vellutato e molto sapido, pieno e bilanciato, dalla lunga persistenza armoniosa.

Caccia al Piano (Guido Berlucchi), Bolgheri Superiore 2021
Esordisce spiccatamente mentolato, per poi addolcirsi su note di ciliegia in confettura e vaniglia; il naso intenso si trasforma in un sorso carnoso e molto floreale, chiaro anche della balsamicità finale.

Campo al Mare (Ambrogio e Giovanni Folonari Tenute), Bolgheri Superiore Baia al Vento 2023
Molto concentrato già nei profumi di sottobosco e liquirizia, aggiunge note fruttate al sorso, dove esordisce aderente per poi cedere a freschezza e sapidità persistenti.

Campo alle Comete (Feudi di San Gregorio), Bolgheri Rosso Stupore 2024
Profumi freschi su trama larga, fiori appassiti con frutta fresca, si rivela contrastato anche in bocca, dove la vivacità dei sapori primari si unisce a note più scure lungo il sorso materico e balsamico.

Fabio Motta (Gussalli Beretta), Bolgheri Rosso Le Pievi 2024
Molto balsamico, dolce di ciliegia e susina, con eleganza floreale; il sorso è pieno ma dalla trama larga, che scorre fresca e leggiadra su tonalità agrumate e fruttate.

Grattamacco (Gruppo ColleMassari), Bolgheri Superiore Grattamacco 2023
Ai profumi decisamente rossi, aggiunge la freschezza di macchia mediterranea e pepe, e cenni rocciosi. In bocca è energico: trattiene e poi rilascia succosità e sapidità, perfettamente bilanciato.

Guado al Melo, Bolgheri Rosso Antillo 2024
Chiaro nel colore e nei profumi di mandarino, caramella di ribes, lampone, fiori di rosmarino e iodio, ha succo e polpa al sorso, è sottile e nitido, sia nella struttura e che nei sapori immediati.

I Luoghi, Bogheri Rosso 2024
Note speziate, di terra e radici, poi frutta rossa in confettura e mirto, infine arancia rossa: caldo ma appuntito, aderisce bene ma poi scorre diffondendo freschezza balsamica e gentilezza floreale.

Le Macchiole, Bolgheri Rosso 2024
Profumi concentrati di frutta fresca, macchia mediterranea e fiori rossi, ha sorso pieno e carnoso, generoso di frutti di bosco e fiori, ma anche di sapidità iodata.

Le Vigne di Silvia, Bolgheri Rosso Artemio 2023
Note più scure di goudron e poi spezie fresche, si apre su profumi di ciliegia e arancia rossa; il sorso ha buona aderenza balsamica, tornano le spezie e la ciliegia, senza cedere alla dolcezza.

Le Crocine, Bolgheri Rosso 57022 2024
Uva spina e ribes rossi, ciliegia e lampone aprono i profumi freschi e ispidi che si ritrovano in bocca, insieme a cenni di spezie dolci e fiori e a decisa sapidità e tannini ancora perentori.

Michele Satta, Bolgheri Superiore Piastraia 30a Vendemmia 2023
Note nitide di visciola e arancia rossa, fiori di lavanda e rosmarino. Il sorso è deciso in sapore, aderenza e acidità, per poi ingentilirsi attorno a note di fiori, liquirizia e macchia mediterranea.

Orma (Moretti Cuseri), Bolgheri Superiore Aola di Orma 2023
Tendenzialmente dolce di violetta e frutta rossa in confettura, è rinfrescato dalla liquirizia e dal sottobosco, che torna al sorso pepato e agrumato, deciso nel tannino ma dolce in chiusura.

Ornellaia (Frescobaldi), Bolgheri Superiore Ornellaia 2023
Naso vivace e polposo di ciliegia e susina, con note salmastre, cenni vanigliati e di macchia maremmana, infine fiori rossi e viola; il sorso si scurisce nelle tonalità, fresche e persistenti.

Podere Castellaccio, Bolgheri Superiore Il Castellaccio 2023
Al naso la nota balsamica è preponderante, accompagnato da note di fragola e ribes, molto fresco e denso; il sorso ha aderenza sapida e acidità fruttata, ingentiliti da note floreali e iodate lunghissime.

Podere Prospero, Bolgheri Rosso 2022
Note di bosco, sia fruttate che balsamiche, insieme a vaniglia, pepe e buccia di arancia, anticipano un sorso altrettanto agrumato e pepato, fitto nella trama saporita, caldo e persistente.

Podere Sapaio, Bolgheri Rosso Volpolo 2024
Trama fitta al naso ma vivace di frutta fresca nera e rossa, note balsamiche e fiori appassiti. La vivacità acida e l’aderenza tannica movimentano il sorso sapido, chiudendo floreale e terroso.

Poggio al Tesoro (Marilisa Allegrini), Bolgheri Superiore Dedicato a Walter 2021
Sorso aderente, pieno, carnoso e succoso, sviluppa sensazioni di pepe, foglia di pomodoro, spezia e sottobosco. Il naso è molto più sottile: certamente balsamico ma anche dolce di frutti di bosco.

Ruffino, Bolgheri Superiore Garzaia 2023
Esordisce balsamico, quasi mentolato, cui si aggiunge ciliegia in confetture e cenni di spezie, il tannino è fruttato e la persistenza piena e sapida si integra col calore pepato e speziato.

San Felice, Bolgheri Rosso Bell’Aja 2024
Dalle tonalità più scure ed evolute, profuma di ciliegia in confettura, di terra e sottobosco; il sorso è ampio, sapido e caldo, dalla persistenza acida che allunga la buona struttura materica e dolce.

Tenuta Fratini, Bolgheri Superiore Harte 2022
Note di prugna e amarena, foglia di pomodoro, liquirizia e cardamomo, erbe aromatiche si aggiungono a note di chinotto al palato, dove il sorso scorre sapido e fresco, balsamico e fruttato.

Tenuta Guado al Tasso (Antinori), Bolgheri Superiore Guado al Tasso 2023
Fitto e scuro al naso, di mora e prugne in confettura, alternate a note di menta e pino, cenni speziati ed ematici, ha sorso succoso di acidità fruttata che si attarda a lungo grazie ai tannini polposi.

Tenuta Meraviglia (Alejandro Bulgheroni Family Vineyards), Bolgheri Superiore Maestro di Cava 2020
Naso generoso di profumi primari, secondari e terziari, tutti nitidi e ben misurati, come al sorso, dalla decisa sapidità e dalla trama piena, che si allunga sinuosa e pepata.

Tenuta San Guido, Bolgheri Sassicaia 2023
Le note balsamiche caratterizzano il naso, accompagnato da dolci note di frutta rossa matura e fiori rossi, infine spezie fresche; la stessa trama elegante e ricamata c’è al palato, sottile e profondissimo.

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