Quando si parla di Usa e di Trump, in questo periodo storico, il colpo di scena è sempre dietro l’angolo. Ma, intanto, Federvini “esprime apprezzamento per l’accordo provvisorio raggiunto tra Parlamento Europeo e Consiglio Ue sui regolamenti che daranno attuazione agli impegni previsti dall’intesa tra l’Unione europea e gli Stati Uniti, siglata a Turnberry, in Scozia, nel luglio 2025. Un risultato che contribuisce a rafforzare un clima di maggiore fiducia e continuità negli scambi transatlantici in una fase che resta complessa per le imprese esportatrici europee”, spiega la federazione guidata da Giacomo Ponti. Che commenta la notizia arrivata oggi da Strasburgo, e che fa seguito alla minaccia di Trump dei giorni scorsi, di alzare oltre il 15% i dazi, in caso di mancato rispetto degli accordi da parte dell’Ue entro il 4 luglio (arrivato per altro a poche ore dalla bocciatura dei “dazi universali” al 10% da parte della Corte del Commercio Internazionale Usa, e dopo lo stop a quelli al 15% basati sull’International Emergency Economic Powers Act - Ieepa arrivata in febbraio da parte della Corte Suprema, ndr).
“L’accordo raggiunto rappresenta un passo importante - commenta Giacomo Ponti - perché restituisce un orizzonte di maggiore chiarezza alle aziende attive sui mercati internazionali: pur trattandosi di un quadro in via di definizione, che include opportuni meccanismi di salvaguardia a tutela del comparto agroalimentare europeo, l’intesa offre alle imprese la prevedibilità indispensabile per operare”, dichiara il presidente Federvini Giacomo Ponti. “Per la filiera dei vini, degli spiriti e degli aceti, che sta attraversando una fase di complessità sul fronte delle esportazioni, la riduzione dell’incertezza commerciale costituisce un elemento essenziale per proseguire nel dialogo tra le due sponde dell’Atlantico”.
Dialogo fondamentale anche per le sorti del vino italiano, che vede negli Usa il primo mercato straniero, con 1,75 miliardi di euro in valore, nonostante un -9,1% sul 2024, in gran parte legato proprio ai dazi, e con un 2026 partito con il freno a mano tirato, con un ulteriore -27,4% nei primi due mesi del 2026 sullo stesso periodo 2025, a 243,4 milioni di euro (dati Istat, analizzati da WineNews).
Ora, dunque, “Federvini auspica un rapido completamento dell’iter istituzionale europeo, affinché le misure concordate possano entrare in vigore quanto prima”. I prossimi passaggi prevedono il voto in Commissione Inta (Commercio Internazionale) del Parlamento Europeo il 2 giugno, e successivamente l’esame in seduta plenaria nella sessione di metà giugno. Dopo l’approvazione parlamentare, il Consiglio Ue sarà chiamato alla ratifica definitiva dei testi, passaggio necessario per l’entrata in vigore delle disposizioni.
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