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ALLEVAMENTO

Macellazione carne di cavallo, le audizioni alla Camera dei Deputati riaccendono il dibattito

Maurizio Arosio (Federcarni-Confcommercio): “evitare interventi che rischiano di compromettere la filiera produttiva”. Animal Equality: “è allarmismo”
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Continua il dibattito sulla carne di cavallo

Continua la discussione sul consumo della carne di cavallo in Italia, a seguito delle proposte di Legge 2270, 48, 2585 e 2187, “Norme per la tutela degli equidi e loro riconoscimento come animali di affezione”, proposta bipartisan (i primi firmatari sono Susanna Cherchi del Movimento 5 Stelle, Luana “Luna” Zanella di Alleanza Verdi e Sinistra e Michela Vittoria Brambilla di Noi Moderati), che punta, in primis, ad inserire gli equidi (come cavalli, asini, muli, bardotti) nell’elenco degli animali di affezione, aumentandone di fatto le tutele, vietarne l’importazione e l’esportazione finalizzate alla macellazione. E che ha aperto un dibattito, acceso, tra favorevoli e contrari.
Un nuovo capitolo è andato in scena ieri in occasione delle audizioni alla Camera dei Deputati con la presenza, a Roma, tra gli altri, delle associazioni di rappresentanza della filiera della carne. Maurizio Arosio, presidente Federcarni-Confcommercio, davanti alla Commissione Agricoltura, ha affermato che “occorre valutare con attenzione l’impatto complessivo delle proposte di legge sugli equini, evitando interventi che rischiano di compromettere una filiera produttiva consolidata, senza incidere concretamente sulle dinamiche produttive internazionali e con effetti economici, occupazionali e territoriali rilevanti. È necessario che il perseguimento di obiettivi di tutela e benessere animale avvenga attraverso strumenti equilibrati che garantiscano sostenibilità economica, salvaguardia delle produzioni e libertà di scelta dei consumatori”. In particolare, Federcarni ha espresso la propria contrarietà alle misure che “prevedono il riconoscimento generalizzato degli equidi quali animali d’affezione e il conseguente divieto di macellazione, esportazione e importazione degli equidi destinati alla produzione alimentare, nonché di vendita e consumo delle carni equine”. Secondo la Federazione, si tratta di disposizioni che “determinerebbero un disallineamento rispetto alla normativa europea vigente, che continua a classificare gli equidi tra gli animali da reddito, con possibili disparità competitive per gli operatori italiani rispetto a quelli degli altri Paesi membri ed effetti distorsivi sul mercato”. Nel corso dell’audizione, Federcarni ha, inoltre, evidenziato come l’attuale normativa già consenta al proprietario di scegliere tra la classificazione Dpa (“destinato alla produzione alimentare”) e Non Dpa (“non destinato alla produzione alimentare”), prevedendo un sistema fondato sulla volontarietà e sulla tracciabilità. Rendere obbligatoria una classificazione generalizzata come animale d’affezione rappresenterebbe quindi “una forzatura normativa che rischierebbe, tra l’altro, di favorire fenomeni di illegalità, macellazioni clandestine e trasferimenti verso Paesi con regole meno restrittive”. La Federazione ha anche richiamato l’attenzione “sulle ricadute economiche e sociali del provvedimento, considerando che nel 2025 il patrimonio nazionale conta più di 423.000 capi distribuiti in oltre 168.000 allevamenti. È una filiera che coinvolge allevatori, macellerie e distribuzione, fortemente radicata in numerosi territori del Paese e legata, in alcune regioni, a consolidate tradizioni gastronomiche e culturali”.
L’organizzazione Animal Equality, con una nota, ha affermato che “l’industria della carne fa allarmismo sulle proposte di legge per vietare la macellazione degli equidi” ed ha risposto alle dichiarazioni da parte dei rappresentanti della filiera della carne, sottolineando che “durante l’audizione, le associazioni di rappresentanza della zootecnia italiana hanno criticato le proposte di legge presentate in Parlamento sostenendo l’argomento della “libertà di scelta” dei cittadini e inquadrando il divieto di macellazione in un’ottica di preferenza gastronomica individuale, anziché come una questione etica, sociale e normativa sempre più sentita in Italia”. Per Matteo Cupi, direttore esecutivo Animal Equality Italia, “si tratta di tesi difficilmente conciliabili tra loro, tanto creative quanto scollegate dal merito del provvedimento, che restituiscono l’impressione di una difesa costruita più sull’allarmismo che su dati concreti e coerenti”. Sempre in audizione, Assica, Assocarni e Confesercenti hanno condiviso i timori delle aziende, riporta Animal Equality Italia, che sulle problematiche sollevate in merito alla gestione degli animali (nel caso del divieto di macellazione), compresi quelli arrivati a fine carriera sportiva, ha risposto dicendo che “si ritiene lecito, insomma, “rottamare” al macello cavalli provenienti dalle corse ippiche che, nella quasi totalità dei casi, hanno ricevuto nel corso della loro vita trattamenti farmacologici incompatibili con la destinazione alimentare, trasformando animali sfruttati per anni nelle corse in meri sottoprodotti a fine carriera”. In merito alla compatibilità della macellazione dei cavalli con le regole europee, Animal Equality Italia ha citato la risposta ad una recente interrogazione pronunciata dal Commissario Europeo per l’Agricoltura e l’Alimentazione, Christophe Hansen, che “ha riconosciuto che un divieto nazionale sulla macellazione degli equidi, potrebbe entrare in conflitto con le regole del mercato unico e il diritto Ue, tuttavia non ha escluso questa possibilità se la misura persegue un interesse pubblico legittimo ed è proporzionata. La Commissione, quindi, non sostiene né respinge l’idea di un divieto nazionale, ma mantiene una posizione equilibrata, senza prendere una decisione definitiva mentre la proposta italiana è ancora in discussione. Il benessere animale è inoltre riconosciuto come obiettivo di interesse generale nell’Ue ed è confermato anche dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia”.

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