Via libera finale dall’Eurocamera al futuro quadro normativo sulle Ngt, le nuove tecniche genomiche, note in Italia come Tea, Tecniche di Evoluzione Assistita. L’Aula di Strasburgo, riunita oggi in Plenaria, ha confermato l’intesa politica raggiunta a dicembre 2025 con i Paesi dell’Unione Europea, bocciando tutti gli emendamenti presentati, e mantenendo, quindi, la distinzione tra piante derivate da Ngt di categoria 1 (quelle considerate “equivalenti alle piante convenzionali”) da esentare dalle attuali norme sugli Ogm, che non saranno etichettate, ma i cui semi avranno obbligo di etichettatura, e le piante di categoria 2, con modifiche genomiche più complesse da etichettare ed alle quali applicare le norme sugli Ogm. Leggi che si applicheranno sia alle piante originarie dell’Europa sia a quelle importate. Il Regolamento entrerà in vigore 20 giorni dopo la pubblicazione in Gazzetta ufficiale e si applicherà dopo 2 anni.
“Il via libera dell’Europarlamento al nuovo Regolamento Ngt rappresenta una svolta epocale per il futuro dell’agricoltura italiana ed europea e premia il lavoro da noi portato avanti in questi anni per non privare le aziende agricole di un’opportunità decisiva per combattere i cambiamenti climatici e ridurre l’uso di input chimici - commentano Coldiretti e Filiera Italia - l’obiettivo è ora quello di mettere le Tea rapidamente a disposizione delle imprese per continuare a produrre qualità, salvaguardando al tempo stesso territorio, reddito agricolo e competitività”. Le nuove tecniche genomiche, ricordano le due organizzazioni agricole, non hanno nulla a che fare con i vecchi Ogm transgenici, ma permettono di riprodurre in modo mirato i meccanismi della selezione naturale per rispondere alle crescenti sfide ambientali e produttive: “non si tratta di nuove specie, ma di un’evoluzione delle varietà esistenti, in grado di sviluppare una maggiore resistenza allo stress idrico e alle principali fitopatie, come l’oidio, con benefici anche sul fronte della riduzione degli agrofarmaci”. Un esempio è l’esperienza della prima vite di Sangiovese coltivata attraverso le nuove tecniche genomiche, grazie a un progetto di ricerca innovativo portato avanti da Coldiretti Toscana e Vigneto Toscana insieme al Crea-Ve e all’Università di Udine, con il coinvolgimento del Consorzio Agrario del Tirreno. La prima pianta è attualmente in crescita in vitro nei laboratori del Crea di Conegliano Veneto, con le prime applicazioni in campo previste dalla primavera del 2027.
“Dopo anni di attesa, l’agricoltura europea compie un passo avanti verso l’innovazione”, è il commento di Cia-Agricoltori Italiani, per la quale “si tratta di una decisione che guarda al futuro dell’agricoltura - spiega il presidente Cristiano Fini - le nuove tecniche genomiche rappresentano uno strumento fondamentale per rafforzare la capacità delle imprese agricole di affrontare le sfide dei cambiamenti climatici e delle fitopatie, che già oggi determinano variazioni delle rese comprese tra il 20% e il 49%. Grazie all’innovazione varietale sarà possibile sviluppare piante resistenti, meno idroesigenti e più capaci di adattarsi, coniugando produttività e sostenibilità”. Secondo Cia, l’approvazione del Regolamento consente, inoltre, all’Europa di recuperare il ritardo accumulato rispetto ad altri grandi Paesi produttori, dove tali tecniche sono già utilizzate da tempo, rafforzando la competitività del settore agroalimentare e offrendo ai produttori nuovi strumenti per la difesa delle colture: “l’Unione Europea non poteva più permettersi di restare indietro su un fronte così strategico - aggiunge Fini - ora sarà fondamentale garantire un’applicazione omogenea delle nuove disposizioni in tutti gli Stati membri e sostenere con adeguate risorse la ricerca e il trasferimento dell’innovazione alle aziende agricole”.
Secondo il presidente Confcooperative Agroalimentare e Pesca, Raffaele Drei, “le nuove tecniche consentiranno alle aziende agricole di fronteggiare le criticità connesse ai cambiamenti climatici e di rispondere alla sempre più frequente indisponibilità di strumenti tradizionali di difesa per le colture. Il via libero odierno - continua - è al tempo stesso un’ottima notizia anche per i consumatori europei, che avranno la possibilità di scegliere coltivazioni per le quali è stato fatto un uso ridotto di agrofarmaci e fertilizzanti, in linea con la crescente attenzione verso la sostenibilità”.
Nel testo ci sono, però, anche alcuni elementi contestabili. A sottolinearli è Confagricoltura che - parlando comunque, rispetto all’approvazione definitiva dell’Europarlamento al Regolamento sulle nuove tecniche genomiche, di “nuova fase per l’agricoltura europea” e allo stesso tempo anche di “traguardo rispetto a una battaglia da sempre portata avanti” dalla confederazione degli agricoltori italiani - lamenta la possibilità, contenuta nel testo di legge, per gli Stati membri di vietare sul proprio territorio la coltivazione delle piante Ngt-2 (cosiddetto opt-out nazionale): “una scelta che rischia di frammentare il mercato interno e di limitare l’accesso uniforme all’innovazione all’interno dell’Unione Europea”.
E mentre il Ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, plaude il voto di Strasburgo affermando che si tratta di “una svolta storica per l’agricoltura europea e un risultato che l’Italia ha sostenuto con determinazione fin dall’inizio”, sottolineando come come le Tecniche di Evoluzione Assistita permetteranno agli agricoltori italiani “di disporre di varietà più resistenti alle fitopatie e ai cambiamenti climatici e in grado di assicurare stabilità produttiva” e perciò “risposta concreta alle sfide che il settore primario è chiamato ad affrontare”, le lodi arrivano anche dal mondo accademico. A partire dal Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali (DiSaa) dell’Università degli Studi di Milano, da anni impegnato nello sviluppo e nella sperimentazione delle Tea, secondo il quale il voto di Strasburgo rappresenta un riconoscimento del ruolo della ricerca pubblica nel costruire soluzioni concrete per l’agricoltura italiana ed europea: “oggi il Parlamento Europeo ha scritto una pagina storica della ricerca scientifica nel suo rapporto con la politica e l’opinione pubblica”, ha dichiarato il direttore DiSaa, Riccardo Guidetti. Nel 2024 la Statale di Milano ha avviato, infatti, la prima sperimentazione italiana in campo di riso ottenuto con Tecniche di Evoluzione Assistita, con l’obiettivo di sviluppare piante più resistenti al brusone, una delle principali malattie fungine della coltura. Una ricerca nata nei laboratori universitari e portata in campo grazie al lavoro della professoressa di botanica generale al DiSaa, Vittoria Brambilla, e del professor Fabio Fornara del Dipartimento di Bioscienze dell’Unimi, con i loro gruppi di ricerca.
Ma ci sono anche delle voci fuori dal coro. Per esempio quella di Demeter Italia secondo il quale la decisione del Parlamento Europeo è sì “storica”, ma nella sua accezione negativa. L’associazione privata di produttori, trasformatori e distributori di prodotti agricoli e alimentari biodinamici, sostiene, infatti, che il Regolamento approvato oggi “apra la strada all’esenzione della maggior parte delle piante ottenute tramite editing genetico dagli obblighi di etichettatura, tracciabilità e valutazione del rischio previsti dall’attuale normativa europea sugli Ogm”. E anche che si tratta della “prima volta nella storia dell’Unione Europea in cui i legislatori riducono, anziché ampliare, le informazioni disponibili ai consumatori” sulle etichette dei prodotti alimentari. “La deregolamentazione sugli Ngt è compiuta e oggi il nostro compito è di salvaguardare con ancora maggiore forza e determinazione l’agricoltura biodinamica, gli agricoltori e i consumatori che, sempre più consapevolmente, scelgono i prodotti biologici e biodinamici per tutelare non solo la loro salute, ma anche per rispettare l’ecosistema - ha detto Enrico Amico, presidente Demeter Italia - quella di oggi è un drammatico passo indietro per l’Europa: mai prima d’ora si era messo in discussione così fortemente il diritto dei consumatori di poter scegliere cosa portare a tavola. E questo accade sotto le pressioni delle grandi multinazionali. Con questa legge si apre totalmente la strada alle sementi brevettate. Ed è un tema che ci riguarda direttamente: l’agricoltura biodinamica ha sempre valorizzato e tutelato l’autoproduzione delle sementi, la custodia delle varietà antiche e locali, la biodiversità come patrimonio comune. E su questo fronte ci impegneremo ancora di più. Questo capitolo non si chiude oggi”.
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