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VINO & INNOVAZIONE

Un’impresa vinicola su 3 ha investito nell’applicazione in vigna o in cantina del digitale

Tra robotica e Ia, nasce il primo “Censimento sulla maturità digitale delle aziende agricole” by Coldiretti Next. Ma l’innovazione sono anche le Tea

Un’impresa vinicola su 3 (31%) ha investito nell’applicazione in vigna o in cantina di soluzioni di robotica, Intelligenza artificiale, blockchain, 5G, realtà virtuale. Ma c’è un altro 55% di aziende che è interessata oggi ad investire in soluzioni di Agricoltura 5.0. A dirlo, è il primo Censimento sulla maturità digitale delle aziende agricole del Polo Agricoltura Digitale di Coldiretti Next. I cui numeri evidenziano come il Vigneto Italia sia il vertice di un settore trainante dell’export tricolore che punta sulla digitalizzazione per migliorare le fasi di produzione e contenerne i costi, con un occhio alla sostenibilità.
Oggi sono più di 5.000 i giovani agricoltori italiani che hanno deciso di costruire il proprio futuro nel mondo della viticoltura, distinguendosi per una crescente attenzione alla qualità, alla sostenibilità e ai mercati esteri. Secondo l’analisi del Centro Studi Divulga, il settore vitivinicolo si colloca tra i principali ambiti imprenditoriali scelti dagli under 35. I nuovi viticoltori si fanno, inoltre, promotori della biodiversità, valorizzando antiche varietà di vite e rafforzando il legame con il territorio attraverso i mercati contadini e la vendita diretta
, come raccontato anche in un incontro, nei giorni scorsi a Vinitaly 2026 a Verona, con, tra gli altri, il presidente Coldiretti Ettore Prandini, Alberto Stefani, presidente Regione Veneto, e Riccardo Cotarella, presidente Assoenologi.
È il caso di Nicolò Koliotassis che incarna il volto dell’agricoltura 4.0 applicata alla viticoltura biologica della Staffilo Organic Winery. Grazie al percorso di maturità digitale promosso con Coldiretti e alla piattaforma Demetra, analizza in tempo reale dati meteo e stato delle piante per programmare interventi mirati, riducendo sprechi e aumentando l’efficacia delle operazioni. L’integrazione dei droni consente un monitoraggio quotidiano da remoto del vigneto. La vera innovazione di Stephanie Anselmet di Maison Anselmet sta, invece, nell’aver trasformato una viticoltura di montagna, nata come “eroica”, in un progetto capace di parlare ai mercati internazionali senza perdere il radicamento familiare e territoriale. Daniele Fiorotto ha trasformato una storica eredità rurale in un modello di enoturismo d’avanguardia: ha convertito la sua tenuta in uno spazio esperienziale dove il racconto diretto del produttore e l’accoglienza ricercata elevano il valore percepito di vini e formaggi. L’economia circolare racconta, quindi, il caso dell’esperienza di Federico Mencaroni, viticoltore che nella sua azienda nelle Marche dove trasforma gli scarti della vinificazione in biocellulosa, un materiale utilizzabile per produrre carta, bioplastiche e gel biomedicali impiegati in diversi settori, dalla medicina alla cosmetica.“I giovani si sono riappropriati di nuovi modi per apprezzare il vino e l’agricoltura italiana. Nella qualità e nella distintività esiste la forza della viticoltura dei nostri giovani”, ha sottolineato Enrico Parisi di Coldiretti Giovani Impresa.
Ma l’innovazione passa anche dalle Tea, le nuove tecniche di evoluzione assistita che proprio per le vigne possono rappresentare uno strumento importante per tutelare la biodiversità e rendere più efficiente e sostenibile il modello produttivo. A Verona, è stata portata l’esperienza della prima vite di Sangiovese coltivata attraverso le nuove tecniche genomiche. Coldiretti Toscana e Vigneto Toscana insieme al Crea-Ve e all’Università di Udine hanno dato il via ad un progetto di ricerca innovativo finalizzato a rendere le coltivazioni più resilienti. Al centro il Sangiovese, vitigno simbolo della regione, che rappresenta oltre il 60% della superficie vitata e da cui derivano 7 bottiglie su 10 del vino toscano. Le Tea rappresentano, infatti, una leva strategica per il settore: tecnologie che consentono di intervenire in modo mirato sul Dna della pianta senza introdurre materiale genetico esterno, accelerando processi naturali di adattamento. Non si tratta di nuove specie, ma di un’evoluzione delle varietà esistenti, in grado di sviluppare una maggiore resistenza allo stress idrico e alle principali fitopatie, come l’oidio, con benefici anche sul fronte della riduzione degli agrofarmaci. Una consapevolezza che nel 2020 aveva spinto Coldiretti a sottoscrivere una storica intesa con la Società Italiana di Genetica Agraria (Siga) per far tornare gli agricoltori protagonisti di una ricerca pubblica nazionale, in grado di sviluppare soluzioni su misura e renderle disponibili a tutti i produttori. La prima pianta è attualmente in crescita in vitro nei laboratori del Crea di Conegliano Veneto, con le prime applicazioni in campo previste dalla primavera del 2027. L’obiettivo è mettere rapidamente a disposizione delle imprese strumenti concreti per continuare a produrre qualità, salvaguardando al tempo stesso territorio, reddito agricolo e competitività. Il percorso di ricerca, sviluppato nell’arco di tre anni anche grazie al sostegno dell’Università di Udine e al coinvolgimento del Consorzio Agrario del Tirreno, rafforza il ruolo della Toscana come territorio all’avanguardia nell’innovazione vitivinicola e dimostra come la ricerca pubblica possa offrire risposte operative alle esigenze del mondo agricolo.

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