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L’ALLARME

Caldo e siccità rallentano i funghi, indicatori di salute dei boschi italiani che sono sotto stress

Porcini sempre più rari: servono piogge diffuse e gestione sostenibile del patrimonio selvatico. A dirlo, Coldiretti e Federforeste
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I funghi, indicatori di salute dei boschi italiani

Non sono solo città e campagne a fare i conti con il caldo record: anche i boschi italiani mostrano segnali evidenti di sofferenza, con una stagione dei funghi fortemente rallentata dalla siccità e temperature eccezionalmente elevate. A lanciare l’allarme sono Coldiretti e la Federazione Italiana delle Comunità Forestali (Federforeste), mentre l’Italia resta nella morsa dell’afa, con bollino rosso in ben 25 capoluoghi.
Dopo un giugno tra i più caldi mai registrati e un luglio segnato da ripetute ondate di calore, le foreste del Paese stanno subendo gli effetti di settimane caratterizzate da temperature elevate e precipitazioni irregolari. Nelle Alpi e in gran parte dell’Appennino i cercatori si trovano di fronte a sottoboschi asciutti e ad una presenza di porcini nettamente inferiore agli anni più favorevoli. Un fenomeno che, spiegano Coldiretti e Federforeste, non è casuale, ma rappresenta uno dei primi segnali visibili dello stress climatico a cui sono sottoposti gli ecosistemi forestali. Alla base della ridotta produzione di funghi c’è il funzionamento stesso del bosco: il micelio, la rete sotterranea da cui si sviluppano i funghi, ha bisogno di un’umidità costante nel terreno e di una naturale alternanza tra giornate miti e notti fresche. Quest’anno, invece, le alte temperature si sono mantenute anche in quota, con uno zero termico su valori eccezionali, mentre le piogge si sono spesso concentrate in eventi intensi e brevi, incapaci di ricaricare efficacemente le riserve idriche del terreno. Non basta, infatti, un temporale violento per rilanciare la stagione micologica: l’acqua deve infiltrarsi lentamente nel suolo e ripristinare le riserve profonde, un equilibrio oggi assente in molte aree montane. Proprio per questo la comparsa dei funghi viene considerata dagli esperti un importante indicatore della salute delle foreste, strettamente legato alla disponibilità di acqua, alla vitalità degli alberi e alle condizioni climatiche. Quando i funghi faticano a fruttificare, infatti, è l’intero ecosistema boschivo a trovarsi in difficoltà. Una situazione che rende sempre più strategica la gestione attiva dei boschi per aumentarne la capacità di resistere agli effetti dei cambiamenti climatici.
Le prospettive per il prosieguo della stagione dipenderanno dall’evoluzione del meteo: precipitazioni diffuse accompagnate da un sensibile calo delle temperature potrebbero consentire al micelio di riattivarsi, favorendo un recupero nella seconda metà di agosto o, più probabilmente, nel mese di settembre. I funghi rappresentano una risorsa economica e ambientale significativa per l’Italia, che può contare su quasi 120.000 chilometri quadrati di foreste, pari al 40% del territorio nazionale. Le regioni con la maggiore incidenza di superfici boschive sono la Liguria, dove le foreste occupano l’81% del territorio, il Trentino-Alto Adige con il 62% e la Sardegna con il 56%, regione che detiene anche il patrimonio boschivo più esteso in termini assoluti con 1,3 milioni di ettari.
Le foreste italiane continuano a dimostrare una notevole capacità di adattamento, ma necessitano di condizioni climatiche più equilibrate e di una gestione sostenibile per diventare sempre più resilienti, tutelando biodiversità, risorse idriche, economia delle aree montane e tradizioni profondamente radicate nei territori come la raccolta dei funghi, concludono Coldiretti e Federforeste.

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