Niente più delle scoperte archeologiche è capace di raccontare la storia dell’uomo. E, riguardo al vino, un nuovo ritrovamento conferma quanto questa bevanda fosse diffusa, consumata e commercializzata già diversi anni prima della nascita di Cristo. A largo di Mazara del Vallo, in Sicilia, nel Mar Mediterraneo, nei giorni scorsi, a 46 metri di profondità, è stato rinvenuto un relitto romano che, secondo le prime stime, viene datato tra il II e il I secolo a.C., vicino a centinaia di anfore del tipo Dressel 1A distese sul fondale, ovvero quelle grandi e cilindriche che in antichità servivano principalmente proprio per trasportare il vino. Il Canale di Sicilia è stato, infatti, per millenni, come lo è tuttora del resto, una storica rotta marittima commerciale fin dall’epoca dei fenici, dei greci e dei romani che passavano di lì per raggiungere o tornare da Cartagine, Spagna e Nord Africa.
Il ritrovamento del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Palermo, della Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana e del Nucleo Carabinieri Subacquei di Messina, con il supporto della Motovedetta dei Carabinieri di Trapani, a seguito della segnalazione di privati cittadini, è un ulteriore conferma della storia millenaria del vino e di quanto già secoli fa venisse esportato e venduto tra Paesi. In Sicilia, peraltro, gran parte del merito dell’evoluzione dell’enologia e viticoltura dell’isola è dovuto proprio ai greci che ai tempi introdussero nuovi vitigni e apportarono numerosi miglioramenti tecnici alla vinificazione locale.
“È una delle più importanti scoperte archeologiche subacquee degli ultimi anni - ha commentato il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli - il mare continua a restituirci frammenti preziosi della nostra storia e il relitto di Mazara del Vallo ci parla degli uomini, delle rotte e degli scambi che fecero del Mediterraneo un crocevia di civiltà. La ricerca proseguirà per svelarne la storia e consegnarla alla collettività”.
Il sito sarà ora oggetto di ulteriori attività di documentazione e approfondimento da parte della Soprintendenza del Mare, dirette a ricostruire il contesto archeologico e ad adottare le necessarie misure di tutela.
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