Tra delitti da risolvere, piste da seguire e colpi di scena, c’è un elemento che nei grandi gialli non manca quasi mai: il cibo. Perché la buona tavola, della quale il vino è il compagno più fedele, oltre a raccontare territori e personaggi, può diventare un prezioso indizio per comprendere meglio una storia. Da sempre, infatti, nelle vicende dei romanzi noir che hanno fatto appassionare i lettori alla ricerca dell’assassino, c’è spazio per l’enogastronomia. Dalle indagini de “Il Commissario Montalbano” di Andrea Camilleri, al vicequestore di Antonio Manzini “Rocco Schiavone”, passando per “I delitti del BarLume” di Marco Malvaldi, fino alle radiose figure femminili del crime come “Lolita Lobosco” di Gabriella Genisi e “Vanina Guarrasi”, vicequestore dei gialli di Cristina Cassar Scalia: sono questi alcuni dei best sellers del genere che WineNews consiglia di portare con sé da leggere in vacanza. Ovviamente, accompagnandoli al buon cibo e al buon vino.
Non è un caso che molti dei protagonisti più amati del giallo italiano siano, in fondo, anche dei veri e propri detective gourmet. Personaggi capaci di passare da una scena del crimine a una tavola apparecchiata, raccontando attraverso il cibo non soltanto le proprie abitudini, ma anche l’anima dei territori in cui si muovono. Dalle indagini del Commissario Montalbano nato dalla penna di Andrea Camilleri (oltre 25 romanzi pubblicati da Sellerio) e diventato un volto familiare della televisione grazie a Luca Zingaretti (serie Rai, 15 stagioni), con cucina siciliana che lo accompagna, a partire dalla celebre pasta con le sarde, diventata quasi un simbolo del personaggio; al vicequestore Rocco Schiavone creato da Antonio Manzini (saga pubblicata sempre da Sellerio, composta da diversi romanzi e racconti) interpretato da Marco Giallini sul piccolo schermo (serie Rai, 6 stagioni): un detective legato più ai piccoli rituali quotidiani, come i famosi tramezzini, che alla cucina elaborata, con la sua immancabile carbonara, richiamo alla Roma lasciata alle spalle e alle sue abitudini.
Dai casi ambientati a Pineta ne “I delitti del BarLume” di Marco Malvaldi (serie di romanzi pubblicata, ancora, da Sellerio, con numerosi volumi) dedicati alle indagini del barista Massimo Viviani e dei vecchietti investigatori, (diventata una serie Sky Original con oltre 13 stagioni), dove tra una discussione e un’indagine improvvisata, trovano spazio i sapori della Toscana, come il “cacciucco alla livornese”, simbolo di una comunità che si riunisce attorno alla tavola e l’immancabile rito del ritrovo al bar del paese con un bicchiere di buon vino; passando per il Commissario Ricciardi di Maurizio de Giovanni (ciclo di romanzi pubblicato da Einaudi Stile Libero, con numerosi titoli dedicati al commissario napoletano e alla sua capacità di percepire le ultime emozioni dei defunti), e interpretato da Lino Guanciale nella trasposizione televisiva (su Rai 1), immerso nella Napoli degli Anni Trenta, dove la cucina diventa parte del racconto della città: dal profumo del ragù napoletano ai dolci della tradizione partenopea.
Fino alle detective contemporanee al femminile: Lolita Lobosco, nata dai romanzi di Gabriella Genisi (pubblicati inizialmente da Sonzogno e successivamente da Marsilio) e portata sullo schermo da Luisa Ranieri (serie Rai 1, 3 stagioni), con la sua Bari raccontata attraverso la pasta all’assassina, piatto iconico della cucina barese; e Vanina Guarrasi, protagonista dei gialli di Cristina Cassar Scalia (pubblicati da Einaudi) ed interpretata sul piccolo schermo da Giusy Buscemi, che porta con sé i sapori della Sicilia orientale, dalla pasta alla Norma agli altri grandi classici della cucina catanese. Senza dimenticare Paola Cortellesi che interpreta l’ispettore Petra Delicato nella serie televisiva crime di Sky, tratta dai romanzi della scrittrice Alicia Giménez-Bartlett. Ambientata a Genova, la protagonista è un’ispettrice della squadra omicidi dal carattere forte, sarcastico e fuori dagli schemi, affiancata dal vice ispettore Antonio Monte (interpretato da Andrea Pennacchi).
E se nei grandi gialli italiani il cibo diventa spesso una chiave per raccontare personaggi e territori, c’è anche chi porta direttamente il vino al centro dell’indagine. È il caso de “Il sangue di Montalcino” di Giovanni Negri (romanzo pubblicato da Einaudi), dove il mondo del Brunello diventa lo sfondo di un mistero che coinvolge vigne, passioni e segreti custoditi tra le colline senesi. Qui il detective non cerca soltanto un colpevole, ma deve districarsi tra storia, cultura enologica e identità di un territorio, trasformando il vino nel vero protagonista della trama.
Un viaggio tra libri e serie tv in cui misteri, ricette e identità locali finiscono spesso per sedersi alla stessa tavola: perché nei grandi gialli italiani anche un piatto può diventare una traccia da seguire.
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