L’innovazione nel vino non parla più una lingua universale. Dopo mezzo secolo di evoluzione tecnologica, il settore vitivinicolo mondiale si sta dividendo in due modelli distinti: da una parte l’Europa, orientata verso standard comuni e tecnologie condivise; dall’altra Stati Uniti, Australia, Nuova Zelanda e gli altri produttori del Nuovo Mondo, sempre più propensi alla sperimentazione e alla differenziazione. Emerge dallo studio scientifico “Misurare la similarità tecnologica nell’industria del vino”, pubblicato nel 2026 sul “Journal of Wine Economics”, condotto da Francesca Chiaradia, ricercatrice del Dipartimento di Economia dell’Università di St Andrews, in Scozia.
La ricerca analizza 9.439 brevetti depositati tra il 1970 e il 2023 in 53 Paesi con l’obiettivo di capire quanto le innovazioni enologiche siano diventate simili o differenti nel tempo e nelle diverse aree del mondo. Per farlo, l’autrice applica strumenti avanzati di intelligenza artificiale e tecniche di Elaborazione del Linguaggio Naturale (Natural Language Processing, Nlp) ai testi dei brevetti, confrontando il linguaggio utilizzato nelle descrizioni delle invenzioni per misurare il livello di convergenza tecnologica.
Lo studio utilizza gli abstract dei brevetti trasformandoli in rappresentazioni numeriche, le cosiddette “sentence embeddings”, e ne valuta la vicinanza attraverso la “cosine similarity”, un indice compreso tra 0, che indica assenza di somiglianza, e 1, che rappresenta la massima affinità. L’analisi mette a confronto cinque diversi modelli di intelligenza artificiale: Gte, sviluppato dalla multinazionale tecnologica cinese fondata nel 1999 Alibaba e particolarmente efficace nel confronto tra testi e documenti; S-Bert, versione di Bert ottimizzata per misurare la somiglianza tra frasi; Universal Sentence Encoder (Use), modello di Google più generico; Paecter, addestrato specificamente sul linguaggio dei brevetti e quindi particolarmente adatto alla comprensione delle relazioni tecniche; e Doc2Vec, sistema più datato basato sulla trasformazione dei documenti in vettori numerici.
I risultati evidenziano una maggiore convergenza nelle innovazioni legate al controllo qualità del vino, agli strumenti di misurazione, all’etichettatura, al marketing e alla pubblicità, oltre che alle tecnologie per il monitoraggio dei processi produttivi. Tra le innovazioni che hanno maggiormente trasformato il comparto vengono citate la micro-ossigenazione del vino, la profilazione del Dna per l’autenticazione e il controllo dei prodotti, gli imballaggi intelligenti, i sistemi avanzati di monitoraggio e precisione e la progressiva standardizzazione di pompe, motori e macchinari di cantina.
A livello geografico, l’Europa mostra una crescente convergenza tecnologica: negli ultimi anni i brevetti risultano infatti sempre più simili tra loro, soprattutto nei campi dei macchinari di cantina, degli strumenti di monitoraggio e del controllo qualità.
Una tendenza che, secondo l’analisi, potrebbe essere favorita dall’integrazione del mercato europeo e dall’armonizzazione delle norme che regolano il settore vitivinicolo. Nei Paesi del Nuovo Mondo, invece, accade l’opposto. La somiglianza tra i brevetti diminuisce nel tempo (dal 65,3% registrato negli anni Settanta al 29,3% nei primi anni del 2020) e lascia spazio a una maggiore varietà di approcci tecnologici, in particolare nell’ingegneria, nelle tecnologie digitali e nei sistemi avanzati per la produzione e il controllo del vino. Anche le altre aree del mondo mostrano traiettorie specifiche: l’Asia si distingue per la specializzazione nelle tecnologie di stabilizzazione del vino, nel trattamento chimico, nella gestione degli aromi e nella chimica alimentare ed enologica, mentre Oceania e Africa registrano una crescita dei brevetti legati a bottiglie, tappi, scatole di stoccaggio e sistemi di confezionamento e movimentazione.
Secondo lo studio, queste differenze non derivano soltanto dall’evoluzione tecnologica, ma anche dai contesti economici e culturali nei quali le innovazioni vengono sviluppate. Una distinzione che potrebbe ridefinire gli equilibri competitivi del vino globale, dove la sfida del futuro non si giocherà soltanto sulla qualità delle produzioni e sul valore del terroir, ma anche sulla capacità dei territori di creare e adottare percorsi tecnologici distintivi, conclude lo studio.
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