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ATTUALITÀ

Preservare la cultura del vino e del bere responsabile: il messaggio del Ceev sul tema vino & salute

Al Parlamento Europeo, il dibattito organizzato dal Comité che rappresenta le imprese della filiera in Ue, che ha riunito al tavolo politica e scienza

Mentre in Europa, come raccontato da WineNews, si valuta la revisione del “Beating Cancer Plan dell’Unione Europea”, che dovrà essere votata in plenaria nelle prossime settimane - con l’ultima risoluzione del Parlamento Ue che distingue tra consumo e “consumo dannoso” di alcol, ma in cui si chiedono, allo stesso tempo, indicazioni sanitarie in etichetta, restrizioni alla pubblicità (e non solo) - il confronto sul rapporto tra bevande alcoliche, e quindi vino compreso, e salute, va avanti su vari tavoli. Scienziati, responsabili politici e rappresentanti del settore vitivinicolo europeo si sono, infatti, riuniti nei giorni scorsi proprio al Parlamento Europeo, a Strasburgo, per l’evento “Dibattiti sulla salute: il vino può far parte di uno stile di vita sano?”, ospitato dall’eurodeputato Dario Nardella (S&D, Italia) e organizzato dal Comité Européen des Entreprises Vins (Ceev), la realtà che rappresenta le aziende vinicole dell’Ue, guidato da Marzia Varvaglione.
L’incontro si è svolto, appunto, mentre le istituzioni europee e internazionali affrontano il tema del cancro, delle malattie cardiovascolari e delle altre malattie non trasmissibili, con il dibattito che si è concentrato sull’importanza di fondare le politiche sanitarie sulle evidenze scientifiche, considerando il vino nel più ampio contesto dell’alimentazione, delle modalità di consumo, delle abitudini sociali e dello stile di vita. Alla discussione scientifica hanno partecipato Gianni Pes, ricercatore senior all’Università di Sassari e pioniere della ricerca sulle Zone Blu (ovvero quei luoghi nel mondo in cui le persone vivono più a lungo e in modo più sano di cui fa parte anche la Sardegna, ndr), e Attilio Giacosa, gastroenterologo e presidente Istituto per la ricerca su vino, alimentazione e salute (Irvas).
Marzia Varvaglione, presidente Ceev, ha spiegato: “riconosciamo i rischi associati al consumo dannoso di alcol e crediamo fermamente nella moderazione, nell’educazione e nelle scelte informate. Le politiche europee dovrebbero basarsi sulle evidenze e riconoscere la differenza tra modalità di consumo dannose e un consumo moderato di vino nell’ambito di uno stile di vita equilibrato. La nostra ambizione non è invitare le persone a bere, ma preservare una cultura in cui gli adulti che scelgono di apprezzare il vino possano farlo in modo consapevole e responsabile”.
L’eurodeputato Dario Nardella, che ha sottolineato la necessità di coniugare una prevenzione sanitaria ambiziosa con politiche fondate sulle evidenze scientifiche e con il riconoscimento delle tradizioni agricole e culturali europee, ha affermato che “proteggere la salute pubblica deve restare una delle nostre principali responsabilità politiche. Politiche di prevenzione efficaci devono fondarsi sulla scienza e riconoscere la complessità degli stili di vita, delle diete e dei comportamenti delle persone. Il vino è anche una componente fondamentale del patrimonio agricolo, economico e culturale europeo. È nostra responsabilità ascoltare le evidenze scientifiche e costruire politiche che proteggano i cittadini, riconoscendo e salvaguardando al tempo stesso le realtà dei nostri territori, delle comunità rurali e della nostra cultura”.
Gianni Pes ha sostenuto che “la lezione delle Zone Blu è che non esiste un unico segreto della longevità. In Sardegna, la longevità eccezionale è emersa all’interno di un intero modo di vivere: attività fisica quotidiana, alimentazione tradizionale, forti legami familiari e comunitari, interazione sociale e convivialità. Il vino è tradizionalmente presente in questo stile di vita, generalmente consumato con moderazione e durante i pasti, ma è un elemento di un quadro molto più ampio. Sebbene il rapporto tra vino e salute resti complesso e dibattuto sul piano scientifico, dovrebbe essere considerato nel più ampio contesto dell’alimentazione, della vita sociale e dello stile di vita”.
“La scienza ci impone di confrontarci con la complessità, anziché ridurre il dibattito ad approcci semplicistici. L’abuso di alcol è indiscutibilmente dannoso - ha detto dal canto suo Attilio Giacosa - e vi sono persone e circostanze in cui l’alcol non dovrebbe essere consumato affatto. Allo stesso tempo, la ricerca scientifica deve esaminare le quantità, le modalità di consumo, il consumo durante i pasti e il contesto complessivo dell’alimentazione e dello stile di vita. Il nostro ruolo di scienziati è fare in modo che l’informazione pubblica e le politiche rispecchino le evidenze in tutta la loro complessità”.
Per Ignacio Sánchez Recarte, segretario generale Ceev, “l’evento ha ribadito l’importanza di mantenere un dialogo aperto tra scienza e politica mentre l’Europa definisce il proprio approccio al cancro, alle malattie cardiovascolari e alle altre malattie non trasmissibili. Abbiamo bisogno di un approccio che coinvolga l’intera società: tutti i soggetti, compresi i portatori di interesse, dovrebbero sedersi allo stesso tavolo, mettendo al centro la scienza, la responsabilità e l’educazione”.

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