Le nuove tendenze di consumo, che sembrano privilegiare vini meno strutturati, leggeri e di “pronta beva”, e quindi a penalizzare i vini rossi, è un fenomeno su larga scala con gli effetti che sono visibili anche in una delle zone “rossiste” più importanti e prestigiose a livello mondiale, la Borgogna, “culla” francese di eccezionali etichette. Qui, però, è il Crémant, la celebre bollicina, a far registrare i risultati migliori nell’ultimo anno, mostrando un trend in crescita e che riesce a colmare il gap di vendite derivato dai rossi. Secondo quanto riportato dal Comité des Vins de Bourgogne, le vendite in bottiglia dei vini fermi della Borgogna, in un arco temporale di 12 mesi conclusosi a luglio 2026, hanno avuto una flessione del -1,3%, una perdita, comunque, contenuta grazie alla buona tenuta dei vini bianchi, sostenuta, in particolare, da un calo dei prezzi sui mercati. Il Crémant de Bourgogne, dal canto suo, prosegue la sua corsa con un incremento delle vendite del +6,5% nello stesso periodo. Grazie alla prevalenza di vini bianchi (che rappresentano il 61% della produzione), la Borgogna tiene, quindi, bene sul fronte dei vini fermi: -1,3% nelle vendite in bottiglia nell’arco dei 12 mesi conclusosi a fine luglio 2026 (166 milioni di bottiglie), ma, includendo il Crémant de Bourgogne, le vendite risultano stabili (+0,05%), con quasi 200 milioni di bottiglie commercializzate nel periodo.
Con un +0,4% registrato nei 12 mesi tra la fine di luglio 2025 e la fine di luglio 2026 e 116 milioni di bottiglie vendute, i vini bianchi mostrano una crescita molto lieve, ma se il mercato francese registra una flessione del -1,6%, la spinta positiva arriva, invece, dall’export, a +4,3% verso l’Unione Europea e +1,9% verso i Paesi extra-Ue. Il quadro è meno favorevole per i vini rossi, in calo del -4,9% sui 12 mesi (luglio 2025 - luglio 2026): si tratta di una flessione che ha abbracciato persino i Grand Cru della Côte d’Or, teoricamente “tutelati” dalla loro rarità e dal loro prestigio, ma che registrano un calo del -12% nel periodo considerato. L’export, che vede le vendite di vini rossi diminuire del -0,7%, non riesce ad attutire la contrazione del -7,6% del mercato francese (luglio 2025 - luglio 2026).
Il Crémant de Bourgogne, pertanto, si conferma la denominazione più dinamica e, in questo scenario, rappresenta un’eccezione: +6,5% le vendite a fine luglio 2026 (rispetto a fine luglio 2025) con questa Aoc che rappresenta, ormai, il 17% dei volumi di vendita in bottiglia, un “exploit” se si considera che era il 12% nel 2021.
Il calo delle scorte (-2,3% a fine luglio 2026) è strettamente legato anche ai raccolti. Da diversi anni, infatti, la Borgogna deve fare i conti con rese in calo, una tendenza che l’annata 2026 confermerà palesemente, spiega il Comité. E, in attesa della commercializzazione del nuovo raccolto, la Borgogna dispone di scorte pari a poco più di un anno di vendite per i vini bianchi, un livello vicino alla media delle ultime 5 campagne, e di scorte pari a quasi 2 anni per i vini rossi, un livello superiore a tale media. L’arrivo dell’annata 2026, inferiore alla media quinquennale, rimescolerà tuttavia le carte, portando a rivedere le prospettive di disponibilità. Le scorte attualmente accumulate dovrebbero, infatti, consentire di compensare in parte la scarsità del raccolto e continuare a soddisfare la domanda, senza rischi immediati di interruzione delle forniture.
A livello di export, la Borgogna ha totalizzato oltre 100,2 milioni di bottiglie (75 cl) vendute nei 12 mesi fino a fine luglio 2026 (+2,3%) per un valore di 1,63 miliardi di euro (-2,4%), Pesa il calo degli Stati Uniti (292,4 milioni di euro, -21,2%), mentre il Regno Unito, secondo mercato per i vini della Borgogna, con 243,37 milioni di euro è in crescita (+3%). Da sottolineare il dato dell’Italia dove sono state vendute nell’ultimo anno (volumi comulati fino a luglio 2026), oltre 2 milioni di bottiglie (+15,4%), per un valore che supera i 37.000 euro (+21,1%).
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