Mentre il mondo del vino, e del beverage alcolico in generale, è alle prese con questioni strutturali, come il cambiamento climatico, e contingenti, come le difficoltà sui mercati del mondo, sullo sfondo resta una questione che ogni tanto sparisce dai riflettori, ma che poi torna dirompente, quale è il tema generale del crescente salutismo, a volte, secondo molti, quasi ideologico o manicheo, e che per molti studi è anche una delle principali cause del calo dei consumi (anche moderati) a cui stiamo assistendo. Un tema di cui si continua a dibattere in Ue, da dove, in queste ore, sono arrivate novità importanti su questo fronte, e che si possono facilmente definire in “chiaro-scuro” per la filiera. Nella forma, che è importante, non si parla più di punire il consumo, in generale, quanto il consumo “dannoso” (“harmful consumption”) di alcol; nella sostanza, si chiedono, però, misure come le informazioni sanitarie “ben visibili” su tutte le bevande alcoliche, ed una revisione di una strategia europea mirata ad azzerare il consumo di alcol tra i minori ed a ridurre l’esposizione alla pubblicità degli alcolici. È questo, in estrema sintesi, il quadro che è uscito dalla risoluzione votata a maggioranza dai deputati della Commissione della Sanità Pubblica del Parlamento Ue, nei giorni scorsi a Strasburgo (27 favorevoli, 8 contrari e 4 astenuti), che valuta la revisione del “Beating Cancer Plan dell’Unione Europea”, e che dovrà essere votata in plenaria nelle prossime settimane.
In generale, si legge in una nota stampa della Commissione Salute, viene chiesto che il Bilancio pluriennale dell’Ue destini almeno 10,05 miliardi di euro alla salute, di cui 2,5 miliardi di euro ad azioni legate al cancro. E, in un corposo documento che ribadisce come “la prevenzione è la strategia di controllo del cancro più efficace in termini di costi nel lungo periodo”, sottolineando la necessità di finanziamenti dedicati per migliorare le politiche preventive e l’accesso a servizi di screening, diagnosi e cure, e che propone restrizioni su vari temi, come i dispositivi elettronici alternativi al tabacco e l’aumento delle accise sui prodotti del tabacco e della nicotina, ma anche un’etichetta nutrizionale obbligatoria e armonizzata a livello dell’Ue per i prodotti alimentari, come detto, è importante anche il passaggio sul fronte delle bevande alcoliche, che riguarda, ovviamente, anche il vino.
In particolare, parlando di “etanolo nelle bevande alcoliche”, il Parlamento Ue “ricorda l’intenzione della Commissione, espressa nel Piano europeo di lotta contro il cancro, di introdurre l’obbligo di indicare l’elenco degli ingredienti e la dichiarazione nutrizionale sulle etichette di tutte le bevande alcoliche; riconosce i progressi compiuti dal settore delle bevande alcoliche nell’etichettatura digitale e l’inserimento degli elenchi degli ingredienti da parte del settore vinicolo, ma deplora i progressi ancora limitati nell’introduzione dell’obbligo di riportare l’elenco degli ingredienti, la dichiarazione nutrizionale e le informazioni relative alla salute su tutte le bevande alcoliche”. E, invitando la Commissione gli Stati Membri ad investire in prevenzione dei “danni legati all’alcol”, il Parlamento sollecita la Commissione stessa “a presentare senza ulteriori indugi proposte legislative in questo ambito che prevedano informazioni sanitarie chiaramente visibili su tutte le bevande alcoliche, integrate dall’etichettatura digitale”, sottolineando “che tali misure dovrebbero prestare particolare attenzione alla tutela dei minori, dei giovani e degli altri gruppi vulnerabili”. E ancora, il Parlamento, si legge, “invita la Commissione e gli Stati membri a promuovere azioni per ridurre e prevenire i danni legati all’alcol e a presentare una strategia dell’Ue sull’alcol riveduta, che comprenda una strategia europea volta ad azzerare il consumo di alcol tra i minori”, e ad “elaborare iniziative di sensibilizzazione rivolte in particolare ai minori, per fornire informazioni chiare sui danni legati all’alcol, promuovere scelte consapevoli e aiutare le persone a comprendere meglio gli effetti sulla salute del consumo dannoso di alcol, soprattutto a livelli superiori a quelli indicati dalle raccomandazioni sanitarie fondate su evidenze scientifiche”. E ancora, secondo il Parlamento, la Commissione dovrebbe “proporre misure adeguate a livello dell’Ue per ridurre l’esposizione alla pubblicità e alle altre forme di promozione delle bevande alcoliche, in particolare tra i minori e negli ambienti digitali, nell’ambito delle iniziative di prevenzione del cancro”. E si chiedono anche “misure normative per evitare la pubblicità e la sponsorizzazione di bevande alcoliche in contesti in cui potrebbero raggiungere i minori”.
Tutti “suggerimenti” di iniziativa normativa che, si legge ancora nel testo, partono da alcune considerazioni ribadite dal Parlamento. Ad esempio: “considerando che l’etanolo e l’acetaldeide derivante dal metabolismo dell’etanolo contenuto nelle bevande alcoliche sono classificati dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) come cancerogeni per l’uomo; considerando che, secondo le stime dell’Ocse, se fossero raggiunti gli obiettivi previsti, tra il 2023 e il 2050 si potrebbero prevenire fino a un milione di ulteriori casi di cancro”.
“Ogni anno il cancro uccide 1,3 milioni di europei. Il 40% di questi decessi è evitabile. Con questa relazione chiediamo una prevenzione più incisiva, finanziamenti solidi, responsabilità da parte di tutti e un monitoraggio incentrato sui pazienti. Il Piano europeo di lotta contro il cancro potrebbe salvare fino a mezzo milione di vite ogni anno. Lo dobbiamo a tutti i cittadini dell’Ue, in ogni Stato membro”, conclude il relatore Vlad Voiculescu.
Un percorso quello della revisione del Beca che, dunque, continua. E se da un lato, almeno nelle premesse, sembra mettere su piani diversi consumo e abuso (o consumo dannoso) di alcol, senza distizioni tra tipologie di bevanda alcolica, dall’altro suggerisce una serie di iniziative normative che, se concretizzate, potrebbero complicare ancora di più di quanto non lo sia adesso, l’attività delle imprese del settore, comprese le cantine. E anche la quotidianità di chi, liberamente, senza esagerare, vuole concedersi un calice o un bicchiere. Con una strategia che, senza vietare formalmente e direttamente il consumo di un certo tipo di prodotto, mira a farlo diventare sempre meno desiderabile e socialmente accettato.
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