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EMERGENZA IDRICA

Acqua, sempre più scarsa e preziosa. Per il clima che cambia, ed una rete idrica che non funziona

Nella “Giornata Mondiale dell’Acqua”, le riflessioni Confagricoltura e Coldiretti. Focus: il paper “Acqua per la pace” by Crea
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Acqua, sempre più scarsa e preziosa (ph: quimono da Pixabay)

Necessaria per la vita, per l’agricoltura, e anche per produrre vino, naturalmente, l’acqua, soprattutto quella pulita e potabile, è una risorsa sempre più scarsa e preziosa. E oggi 22 marzo 2024, data in cui si celebra la “Giornata Mondiale dell’Acqua”, con la primavera appena iniziata e tutta l’estate davanti, emerge come già il 16% dei territori Ue sia in allarme per la siccità. Anche a causa delle temperature record registrate a febbraio 2024 nel Vecchio Continente, superiori di 3,3 gradi rispetto alla media storica 1991-2020 del periodo. A dirlo la Coldiretti su dati dell’Osservatorio Europeo sulla Siccità. Il cambiamento climatico, ovviamente, è la variabile che pesa di più, ma molto incide, almeno in Italia, la scarsa capacità di immagazzinare le piogge e l’alta dispersione lungo la rete idrica, problema annoso che ancora non si riesce a risolvere. In particolare, evidenzia ancora la Coldiretti, la situazione è difficile nel Sud Italia, dove negli invasi della Puglia mancano 107 milioni di metri cubi d’acqua sull’anno scorso, secondo i dati dell’Osservatorio Anbi sulle riserve idriche. A farne le spese, secondo l’analisi Coldiretti, sono le clementine, finite al macero dopo essere state compromesse dalla mancanza di acqua che ne ha inibito l’accrescimento, con i costi di produzione anche per l’irrigazione di soccorso schizzati alle stelle. Ma la crisi idrica sta determinando anche un calo drastico di foraggio verde nei pascoli e a rischio sono le piante di grano e legumi soprattutto nelle “terre bianche” ricche di argilla e creta. Drammatica la situazione in Sicilia dove, denuncia Coldiretti, non c’è acqua per irrigare, tra dighe che quando si riempiono devono essere svuotate perché non collaudate, strutture fatiscenti e un commissariamento dei consorzi di bonifica che dura da oltre 30 anni, mentre i raccolti vengono bruciati dalla mancanza di pioggia. La “sete” non risparmia neppure la Sardegna, soprattutto nel sud dell’isola, dove la siccità colpisce carciofi, pomodoro da industria, frutta e foraggi, con ripercussioni sull’allevamento. Ma si teme anche per vitivinicolo, riso, mais e medicali. Anche in Basilicata la situazione è abbastanza compromessa, nonostante le piogge degli ultimi giorni. In alcune zone dell’area nord della regione non c’è vegetazione e crescita, in particolare di cereali, foraggi e proteiche.
Il paradosso è che un Paese piovoso come l’Italia perda ogni anno l’89% dell’acqua che cade, la quale potrebbe essere conservata per esser messa a disposizione degli agricoltori e dei cittadini quando serve. A questo scopo Coldiretti chiede di dare attuazione al progetto di una rete di invasi, promossa assieme ad Anbi. I laghetti sarebbero realizzati senza cemento, con pietra locale e con le stesse terre di scavo con cui sono stati preparati, per raccogliere l’acqua piovana e utilizzarla in caso di necessità. L’obiettivo è arrivare a raccogliere il 50% dell’acqua piovana - conclude Coldiretti - che potrebbe essere utilizzate per una molteplicità di altri utilizzi, riducendo il prelievo di quella potabile. Il presidente Ettore Prandini ha sottolineato “il fatto che l’Italia riesca a recuperare una parte minima dei 300 miliardi di litri di acqua che ogni anno cadono sul territorio nazionale rappresenta uno spreco inaccettabile in un territorio a fortissimo rischio desertificazione e con cronica carenza di acqua per i cittadini in alcune aree. Intervenire si può e si deve non solo nell’emergenza ma in maniera strutturale e strategica. Con l’avvio di un grande piano nazionale per la realizzazione da nord a sud del Paese di invasi si difenderà concretamente la sovranità alimentare ed energetica dell’Italia e, nello stesso tempo, si garantirà l’acqua per i cittadini, per le coltivazioni e per la produzione di energia rinnovabile”.
Un tema, in ogni caso, da affrontare con urgenza e professionalità, perchè come sottolineato da Confagricoltura, “scarsità, inquinamento, difficile accesso all’acqua rischiano di generare contrasti e tensioni anche all’interno delle diverse comunità. Serve riesaminare complessivamente i modelli di pianificazione e di governance delle città e la messa a punto di politiche e strategie mirate nelle aree rurali. In Italia gli invasi hanno una media di 60 anni, con il 70% in piena funzione. Solamente l’11% dell’acqua piovana viene trattenuta e la rete dell’acqua potabile perde il 42% tra quella immessa e quella erogata. È diventato indispensabile ricostruire gli equilibri ecosistemici nelle aree rurali e nelle città, incentivando l’uso sostenibile delle risorse idriche. Il Libro Bianco del Verde, nato su iniziativa Confagricoltura, Assoverde e Kèpos, in collaborazione con il Crea e gli Ordini Professionali, può rispondere a quest’emergenza con proposte e soluzioni concrete”. Il volume, articolato in sei sessioni, “analizza le condizioni derivanti dall’assenza o dall’eccesso di acqua nelle città e negli ambienti rurali. Propone nuovi modelli di pianificazione, progettazione, gestione da attivare per mitigare i cambiamenti climatici, approfondisce buone pratiche, soluzioni e progetti innovativi per far fronte alla scarsità di risorse ed ai periodi di siccità prolungati, con gli schemi di certificazione per favorire e promuovere pratiche sostenibili e responsabili. Anche il verde urbano ed extra urbano, se applicato in modo efficiente e specialistico, potrà contribuire a mitigare queste emergenze. Alberi, aree verdi e foreste danno un contributo strategico per contrastare il dissesto idrogeologico, contribuire alla fitodepurazione e alla ricarica naturale delle falde acquifere”.

Focus - Il position paper “Acqua per la pace” by Crea: “idrodiplomazia” e piano acqua integrato per tutelare agricoltura, cibo, paesaggio e promuovere sviluppo sostenibile
Buone pratiche irrigue sono essenziali per la sicurezza e la sovranità alimentare a livello nazionale e internazionale e devono essere un capitale di conoscenza messo a fattore comune per promuovere lo sviluppo sostenibile e la pace. Non è un caso infatti se, dall’anno 2000 a oggi, l’acqua è stata al centro di 1050 conflitti, verificatisi in gran parte in Africa e Asia (fonte: Pacific Institute ). D’altronde i numeri parlano chiaro: si stima che, nel 2050, la domanda di acqua globale supererà del 40% l’offerta, mettendo a rischio il 45% del Pil globale prodotto dall’agricoltura, il 52% della popolazione e il 40% della produzione di grano mondiale. Su queste basi, è stato firmato, oggi, il position paper alla fine di “Acqua per la pace: buone pratiche irrigue per la sicurezza e sovranità alimentare a livello nazionale e internazionale”, il convegno organizzato dal Crea Politiche e Bioeconomia, in collaborazione con la Fondazione Ewa, Earth & Water Agenda, per celebrare la Giornata Mondiale dell’Acqua che, quest’anno, è all’insegna di “Acqua per la Pace” (tema scelto dalle Nazioni Unite). Il documento contiene la visione, la competenza e l’esperienza delle istituzioni coinvolte nell'evento e le loro raccomandazioni future (a partire dall’Italia), utili a stimolare la capacità di cooperazione e di governance. I temi affrontati vanno dalla disponibilità della risorsa idrica, a garanzia della sicurezza e sovranità alimentare, fino alla riduzione e gestione del rischio, alla definizione di un piano Acqua per l’Italia (un’azione sinergica tra soggetti istituzionali che converge in un documento di linee di politica comune) e alla creazione di una “idrodiplomazia” (un confronto continuo e costante tra soggetti nazionali ed esteri sul tema acqua e risorse idriche).

Il caso Italia
In un Paese caratterizzato dal 21% della superficie coltivata irrigata, in cui la metà delle aziende agricole italiane pratica l’irrigazione e che vanta 955 produzioni di qualità certificate, puntare sulla gestione sostenibile delle risorse irrigue con l’obiettivo di difendere la sovranità alimentare italiana, sia in termini di riduzione degli sprechi e salvaguardia delle produzioni tradizionali sia per il mantenimento dei modelli di consumo diventa fondamentale. A fronte di ciò, è necessario raggiungere una visione integrata dell’acqua che vede al centro i seguenti elementi principali: produzione agricola; cibo; tutela del paesaggio e della biodiversità. Per il mantenimento di questo quadro è necessaria: l’integrazione delle diverse politiche, in particolare ambientali e agricole, lo scambio delle conoscenze e la diffusione delle innovazioni, un consolidamento delle infrastrutture idriche esistenti e la creazione di nuove infrastrutture di accumulo. Allo stesso modo, dal punto di vista agricolo è necessario puntare alla razionalizzazione dell’utilizzo della risorsa tramite il miglioramento genetico delle colture, l’aumento delle tecniche di digitalizzazione e di irrigazione di precisione e con il ricorso al consiglio irriguo e di fertilizzazione. Emerge, quindi, con chiarezza che il connubio acqua/produttività agroalimentare è inscindibile ma richiede obiettivi di utilizzo che puntino alla riduzione dei prelievi e delle perdite di acqua per salvaguardare la sostenibilità delle nostre colture tradizionali.

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