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ECONOMIA AGRICOLA

Agricoltura, giù valore alla produzione e valore aggiunto nel 2020. Ma Italia leader in Ue

Le difficoltà di un settore che ha resistito ma sofferto nel rapporto Istat. Le organizzazioni agricole: “arrivino sostegni da Pnrr e Recovery Fund”
CIA AGRICOLTORI ITALIANI, Coldiretti, ECONOMIA AGRICOLA, ISTAT, ITALIA, Non Solo Vino
Agricoltura, giù valore alla produzione e valore aggiunto nel 2020. Ma Italia leader in Ue

Nonostante la sofferenza e le difficoltà legate alla pandemia, e numeri complessivi in calo, l’agricoltura italiana si conferma leader nell’Ue a 27, primo Paese europeo per valore aggiunto, a 32,9 miliardi di euro (-6% sul 2019), su un totale europeo di 177 miliardi di euro, e terzo per valore alla produzione, a 59,6 miliardi di euro (-3,2%). è il quadro, comunque decisamente complicato, che emerge al Rapporto Istat sull’Andamento dell’Economia Agricola nel 2020. Da cui emerge anche il calo dell’occupazione nel settore (-2,3%).
La flessione, spiega l’Istat, è stata più contenuta per la produzione agricola di beni e servizi (-1,4% in volume e -0,5% in valore), gli effetti della pandemia hanno però inciso pesantemente sulle attività secondarie dell’agricoltura (-20,3% in volume). Per la silvicoltura si rileva un lieve aumento della produzione (+0,4%) e del valore aggiunto (+0,7%), di contro è stato molto negativo l’andamento del comparto della pesca, che ha visto un deciso ridimensionamento tanto della produzione (-8,8%) che del valore aggiunto (-5,3%).
Di contro, il valore aggiunto dell’industria alimentare, delle bevande e del tabacco è cresciuto dell’1,8% a prezzi correnti ma è diminuito della stessa entità in volume (-1,8%).
Il complesso del comparto agroalimentare (che comprende agricoltura, silvicoltura e pesca e industria alimentare) ha registrato, per la prima volta dal 2016, una diminuzione del valore aggiunto (-1,2% a prezzi correnti e -4% in volume). È il comparto in cui si è formato il 4,3% del valore aggiunto dell’intera economia (era il 4,1% nel 2019): il settore primario ha contribuito per il 2,2% (come nel 2019) e l’industria alimentare per il 2,1% (l’1,9% nel 2019). Nonostante i risultati non positivi, dunque, il settore agroalimentare ha consolidato nel 2020 il proprio peso all’interno del quadro economico nazionale.
Nonostante questo, come detto, l’occupazione nel settore agricoltura, silvicoltura e pesca, misurata in Unità di lavoro (Ula), è diminuita rispetto al 2019 del 2,3%: la componente del lavoro dipendente è scesa del 3,3% e quella indipendente dell’1,8%. Ancora più decisa la flessione dell’occupazione nell’industria alimentare (-6,7%), che ha portato l’input di lavoro dell’agroalimentare a subire un calo complessivo del 3,4%.
Nel 2020 i redditi da lavoro dipendente in agricoltura silvicoltura e pesca sono diminuiti del 2,3%; in particolare le retribuzioni lorde sono scese del 2,7%. Gli investimenti fissi lordi hanno registrato un brusco ridimensionamento sia in valori correnti (-12,3%), sia in volume (-12,2%).
Il comparto del vino, in particolare, ha visto un calo della produzione in quantità del -2% sul 2019, ma soprattutto in -3,4% del valore alla produzione (con riduzioni più marcate in Puglia, Campania e Sicilia, e meno incisive in Piemonte e Veneto), a causa della mancata commercializzazione verso il settore della ristorazione o per le difficoltà nelle esportazioni, che hanno determinato una generalizzata diminuzione dei prezzi.
“Su quasi una azienda agricola su cinque (18%) pesa la riduzione della domanda di prodotti provocata soprattutto dal crollo del turismo e dal taglio degli acquisti da parte dei bar, ristoranti e pizzerie costretti alla chiusura”, commenta la Coldiretti, che sottolinea come “tra le preoccupazioni emerge anche l’impatto dell’aumento dei costi di produzione (7,5%) che riguarda le materie prime, dai prodotti energetici agli alimenti per il bestiame, mentre il 6,9% segnala la mancanza di liquidità per fare fronte alle spese correnti. Uno scenario preoccupate con il 9,5% delle aziende agricole che ritiene che non sia possibile tornare alla situazione antecedente all’emergenza Covid. Nonostante le difficoltà durante la pandemia - precisa la Coldiretti - più di quattro aziende agricole su dieci (40,8%) non hanno ricevuto secondo l’Istat alcun tipo di sostegno economico statale, europeo o altre forme di aiuto”.
“Tenuto conto delle difficoltà ataviche del settore e della fase di ripresa che l’economia del Paese dovrà affrontare per uscire da una crisi senza precedenti - aggiunge la Cia-Agricoltori Italiani - è ora necessaria una politica di crescita coraggiosa che riconosca definitivamente nei fatti, il valore del comparto agricolo e agroalimentare. L’agricoltura italiana chiede, dunque, di essere messa nelle condizioni per poter contribuire al rimbalzo atteso nei prossimi mesi, anche grazie alle connessioni con l’industria alimentare e il settore turistico su cui si attendono interventi mirati e consistenti, determinanti alla ripartenza dell’horeca su cui poggiano le sorti del comparto vitivinicolo e l’incremento delle produzioni agricole tutte. Dal Recovery, Cia si attende l’estensione delle misure strategiche Industria 4.0 anche al settore agricolo per garantirne la competitività, mettendo il comparto al riparo, per esempio con misure ad hoc sulla gestione del rischio, dai danni divenuti ormai ciclici e strutturali, determinati da fenomeni climatici come le gelate tardive. I dati Istat, ribadisce Cia, rinnovano l’urgenza di decreti attuativi che siano realmente in linea con gli obiettivi del piano Transizione 4.0 e un chiaro processo innovativo che passi per la blockchain e l’ammodernamento delle infrastrutture fisiche e digitali, ma anche per il rinnovo del parco macchine, una migliore movimentazione delle merci e la non più rinviabile digitalizzazione del sistema burocratico. Lo sviluppo sostenibile richiesto da Green Deal Ue - chiarisce ancora la Cia - non può mettere al margine l’agricoltura che ne è l’evidente protagonista ed è pronta a esserlo se può disporre di liquidità e incentivi a investire. Infine sono necessari, nell’immediato, dettagli più precisi sull’implementazione del Pnrr e sulla definizione di tempi e strumenti di attuazione, per dare concretezza ai sostegni e rafforzare la competitività delle imprese”.

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