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IL GRAVE INCIDENTE

Alex Zanardi, e il vero significato della parola campione. Dello sport, dell’Italia, di vita

Ma anche di amicizia, come quella con la famiglia di produttori Bianchini, grazie alla passione per il ciclismo e Montalcino, territorio del Brunello

Un campione. Dello sport, prima di tutto, pilota prima e paraciclista d’oro alle Olimpiadi poi, nell’uno e nell’altro caso un esempio, soprattutto per i giovani. Ma anche delle emozioni, che ha regalato, e per la capacità di trasmetterle con un entusiasmo che non è mai venuto meno, di fronte alle vittorie come alle sconfitte. E un simbolo, di un’Italia di successo ma sempre con i piedi per terra, lui che è stato capace di trasformare il terribile incidente automobilistico che nel 2001 lo ha lasciato senza gambe in opportunità, e che ne fa anche e soprattutto un campione di vita.
Per Alex Zanardi, coinvolto nel grave incidente in Val d’Orcia, è forse questo il senso profondo della parola campione.
E lo è anche di amicizia, come quella con la famiglia Bianchini, proprietaria di Ciacci Piccolomini d’Aragona, una delle cantine più prestigiose di Montalcino, il territorio del Brunello dove sarebbe tornato ancora una volta con la staffetta tricolore in handbike di “Obiettivo 3”, il suo progetto di avviamento allo sport per atleti disabili con il sogno non nascosto di conquistare le Paralimpiadi di Tokyo. “Arrivo di tappa”, proprio la cantina, con Paolo Bianchini, alla guida dell'azienda con la sorella Lucia, al suo fianco con gli atleti affetti da sclerosi multipla, per un tratto di strada tra le colline e i vigneti del paesaggio toscano più celebre al mondo, Patrimonio Unesco, nel segno della comune passione per lo sport, il vino, la bellezza e la solidarietà.
Un campione, che non ha mai smesso di ricordarci che “ognuno di noi quanto è davanti alle difficoltà cerca il modo di superarle al meglio, e magari di trasformarle in opportunità, come è successo a me. E se è vero che anche la vite fa così, allora questo ce l’abbiamo in comune, come in comune con i produttori di vino ho la passione nel fare il massimo in quello che facciamo, loro in vigna per produrre nettari meravigliosi, ed io nello sport”, come l’ultima volta, ai microfoni di WineNews, testimonial, a Montalcino, proprio di quel Brunello prodotto dagli amici Bianchini a Ciacci Piccolomini d'Aragona. La cantina “buen retiro” di Zanardi, dove la comune passione per il ciclismo ha dato vita ad una sala degustazione che è un Museo del Ciclismo con cimeli dei più grandi nomi delle due ruote - che spesso lo frequentano - e delle loro imprese, tra maglie e biciclette. E dove ad aspettarlo ci sarebbe stato anche un regalo, una riproduzione della piastrella celebrativa delle 4 stelle della vendemmia 2018 del celebre rosso disegnata da Zanardi con l'arcobaleno e frasi a forma di stelle - “a stare fermi, non succede niente” perché la fortuna ci regala le migliori opportunità “quando incontra la nostra preparazione”, ed “è la curiosità che illumina la strada”, per questo occorre riempire l’esistenza “di grandi tentativi per fare le cose che amiamo al meglio delle nostre capacità” - e che gli avrebbe consegnato il Consorzio del Brunello. Amore per lo sport, per il vino ma anche per la solidarietà, con Paolo Bianchini, ex corridore che ha sfiorato il professionismo, che con la sua squadra Brunello Bike organizza gare e raccolte fondi a sostegno dei disabili.
Mentre Zanardi lotta tra la vita e la morte, di lui si ricordano proprio il non mollare mai, come dopo il terribile incidente in Indycar a Lausitzring nel 2001, in cui perse entrambe le gambe, ma anche il cuore grande e quella regola dei cinque secondi che è il suo insegnamento: “quando in una gara ti accorgi di avere dato tutto, ma proprio tutto, tieni duro ancora cinque secondi, perché è lì che gli altri non ce la fanno più” (nelle parole delle più importanti firme del giornalismo italiano, da Pier Bergonzi su “La Gazzetta dello Sport”, “un'icona del mondo paraolimpico che ha cambiato la nostra percezione della disabilità, diventando il riferimento e la fonte di ispirazione di migliaia di ragazzi e ragazze”, a Massimo Gramellini sul “Corriere della Sera”). E senza gambe ma con le mani ha vinto quattro ori olimpici a Londra 2012 e a Rio 2016, e 12 Mondiali, e sfidato ogni limite nell'Ironman, la gara più dura del triathlon, e nella Maratona delle Dolomiti.
“Un bicchiere di vino può suggellare un momento, un’emozione, che personalmente vedo quasi in automatico condivisa con un amico. E se nel bicchiere c’è del Brunello di Montalcino, l’amico sarà certamente un buon amico, quello col quale condividi ricordi e passioni. Con lo sguardo perso nell’orizzonte di un bel tramonto a raccontarsi modi di intendere la vita, cose che credi d’aver compreso. Questo ho voluto mettere nella piastrella che celebra l’annata 2018, ed è stato un grande onore averlo potuto fare”, ci ha detto, quella volta a Montalcino.

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