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ALLARMI ALIMENTARI

Allarme batterio Listeria, Coldiretti: “necessaria più trasparenza alimentare nell’Unione Europea”

Il ritiro dal mercato di prodotti Findus e Lidl sottolinea le falle nel sistema alimentare comunitario. Per Coldiretti “Italia apripista in materia”
Coldiretti, LISTERIA, Non Solo Vino
L’allarme del batterio Listeria è solo l’ultimo di una lunga serie

Casi di allarmi alimentari internazionali come la “mucca pazza” o l’influenza aviaria hanno contribuito fortemente ad aprire il dibattito sulla provenienza degli alimenti e degli ingredienti, e della necessità di indicarla in etichetta. Dibattito che, almeno in Italia, ha portato all’entrata in vigore di etichette trasparenti per quasi tutti gli alimenti, dal latte alle uova, fino ai pomodori e al grano. Ma in Europa e nel resto del mondo non è proprio così, e l’ennesimo allarme alimentare ha portato alla luce le falle nel sistema commerciale alimentare globale: dalla belga Greenyard arriva l’allarme sulla possibilità di contaminazione di minestrone, mais e verdure surgelate dal batterio Listeria, Findus e la catena distributiva Lidl annunciano il ritiro dal mercato di alcuni di questi prodotti. E questo, secondo la Coldiretti, evidenzia le contraddizioni dell’Unione Europea in materia di trasparenza alimentare, e non fa altro che sottolineare l’importanza di un’informazione corretta con l’obbligo di indicare in etichetta l’origine dei prodotti, che va esteso a tutti gli alimenti, insieme alla necessità di togliere il segreto sui flussi commerciali attraverso l’indicazione pubblica delle aziende che importano i prodotti dall’estero per consentire interventi rapidi e mirati.
Di fronte all’atteggiamento incerto e contraddittorio dell’Unione Europea, che obbliga ad indicare l’origine in etichetta per le uova ma non per gli ovoprodotti, per la carne fresca ma non per quella trasformata in salumi, per l’ortofrutta fresca ma non per i succhi, le conserve di frutta o per gli ortaggi conservati, secondo la Coldiretti l’Italia che è leader europeo nella trasparenza e nella qualità ha il dovere di fare da apripista nelle politiche alimentari comunitarie anche con una profonda revisione delle norme. Un’esigenza dinanzi a rischi alimentari, spiega la Coldiretti, in una situazione in cui sono stati 2.925 gli allarmi scattati nell’Unione Europea in un anno. L’inizio del secolo, ricorda la Coldiretti, è stato segnato dall’emergenza mucca pazza del 2001, che è quella che ha pesato di più sulla filiera alimentare ma che ha anche rappresentato una volta nelle politiche comunitarie con misure di prevenzione e trasparenza (come l’obbligo di indicare in etichetta l’origine della carne). Nel 2008 è stata invece la volta della carne alla diossina dal nord Europa, seguito della contaminazione nei mangimi, e del latte alla melanina che dalla Cina si è diffuso in tutto il mondo. Due anni più tardi, nel 2010, continua la Coldiretti, è arrivata la mozzarella blu a spaventare i consumatori italiani, mentre nell’estate del 2011 è comparso il batterio killer, che fece salire ingiustamente i cetrioli sul banco degli imputati, e poi nel 2013 è stata la volta delle polpette di carne di cavallo spacciata per manzo, nel 2017 delle uova al Fipronil e nel 2018 del ritiro di oltre 12 milioni di scatole di latte in polvere per l’infanzia francese dello stabilimento di Craon della Lactalis, a rischio salmonella in 83 Paesi. In tutti i casi, conclude la Coldiretti, è emerso evidente che con la globalizzazione degli scambi commerciali e delle informazioni le emergenze si diffondono rapidamente nei diversi Paesi e continenti, facendo in modo che le maggiori preoccupazioni siano determinate dalla difficoltà di rintracciare rapidamente i prodotti a rischio per toglierli dal commercio, con pericolose conseguenze non solo per la salute dei cittadini, ma anche sul piano economico per gli effetti sui consumi.

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