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MONTELFALCO

“Anteprima Sagrantino” 2020: l’annata 2016 del rosso umbro per eccellenza nel calice di WineNews

Millesimo di grandi potenzialità, giudicato a 5 stelle, per vini da guardare in prospettiva, in un territorio che si studia e mira alla sostenibilità

Doc dal 1979, il Montefalco Sagrantino (Docg dal 1992) svela ad “Anteprima Sagrantino 2020” l’annata 2016 (rating a cinque stelle per il Consorzio Vini Montefalco), non priva - anche tra le colline umbre - di grandi aspettative. Un’annata frutto di un andamento stagionale particolarmente favorevole con caldo ben distribuito, insieme alle piogge, ma soprattutto, con una luce diffusa che ha tendenzialmente contraddistinto tutti i momenti più significativi dell’evoluzione delle uve verso la loro raccolta. Insomma, sole, molta luce ma, a differenza per esempio dell’annata 2015, minore calore, a vantaggio di una maturazione senza accelerazioni e, potremmo dire, tutta “fotosintetica”.
Le uve sono così giunte in cantina con significativi profili polifenolici e componente acida molto interessante. Il Montefalco Sagrantino, vitigno, vino e territorio riscoperto con spirito pionieristico da quello che è il padre nobile di questa perla umbra, la cantina Arnaldo Caprai guida da Marco Caprai, ricordiamolo, è ottenuto da un vitigno decisamente tipico e originale, dal patrimonio tannico molto importante, superiore perfino a quello del Nebbiolo, e si presta alla produzione di vini dalle strutture imponenti e dai profumi intensi e incisivi. Una caratterizzazione spiccata che, soprattutto da giovane, non rende merito in termini di eleganza a questo vino, che, probabilmente, trova la sua dimensione migliore con qualche anno in più sulle spalle, diventando più malleabile in bocca e più sfaccettato aromaticamente. Una proiezione nel tempo che, con l’annata 2016, sembra davvero a portata di mano, magari presentando vini meno pronti, almeno a giudicare dagli assaggi di oggi, ma, appunto di sicuro avvenire.
A questo va aggiunto che anche a Montefalco l’interpretazione più recente di alcuni produttori sta trovando anche una strada alternativa, caratterizzata da una ricerca stilistica più precisa verso vini meno opulenti e più eleganti. Un trend che non solo indica la gioventù della tipologia e i suoi margini di crescita (a cominciare da una valutazione più attenta del grande potenziale d’invecchiamento di questo rosso che, solo oggi, comincia a fornire una profondità di annate che può dare un’idea più compiuta) ma anche l’attenzione verso la sperimentazione di molti attori del territorio che, a cominciare dall’uso del legno grande per l’affinamento, stanno cercando strade più personali.
Questo per una piccola denominazione, che però rappresenta il 17% della produzione umbra con 430 ettari vitati iscritti a Montefalco Doc e che è cresciuta notevolmente negli ultimi 25 anni per il Montefalco Sagrantino: gli ettari vitati sono passati da 66 nel 1992 agli attuali 760 e i produttori imbottigliatori da 16 a 60. Dal 2000 ad oggi la produzione del Sagrantino è quasi triplicata, passando da 660.000 bottiglie a 1,5 milioni.
Un territorio quello di Montefalco, che, nonostante la sua grandezza limitata, è caratterizzato da terreni molto variegati, con le ovvie variazioni sul tema, di chiara matrice argilloso-calcarea, a volte più profondi e a volte più leggeri, con presenza di scheletro in genere contenuta. Quattro le sottozone principali dal punto di vista pedologico: conglomerati fluvio–lacustri, caratterizzati da sabbie gialle con livelli di conglomerati talvolta cementati (Plio-Pleistocene), argille e sabbie lacustri (Plio-Pleistocene), alluvionali attuali, caratterizzati da recenti eventi e situati nel terrazzo più basso, prevalentemente sabbio-ciottolose (Olocene) e infine marne, in aree vaste caratterizzate da affioramenti di rocce di età miocenica. In quest’ottica, la pubblicazione nel 2017 della prima edizione della mappa dei Cru di Montefalco (curata da Alessandro Masnaghetti) ha contribuito ad accelerare un diverso approccio al territorio: se in passato erano pochi i produttori che mettevano sul mercato etichette di singole parcelle, oggi un numero sempre maggiore di aziende sta seguendo questa strada.
Altro elemento in crescita l’attenzione aziendale all’ambiente: il 28% delle realtà produttive dell’areale (tra biologiche certificate, biodinamiche certificate e in conversione al biologico) rappresentano una ulteriore sviluppo sia produttivo che di territorio. Il Consorzio, da parte sua, che con il progetto “Smartmeteo” (in collaborazione con Cratia) realizza una reportistica su bollettini fitopatologici, servizio agrometeo, consulenze idriche, e altri servizi, ha rafforzato la competitività aziendale e la sostenibilità ambientale,
innescando un circolo virtuoso capace di prevenire e gestire i rischi delle imprese vitivinicola, migliorare l’utilizzo dei fattori produttivi, qualificare il management aziendale, migliorare le prestazioni economiche delle cantine, razionalizzare l’utilizzo delle risorse non rinnovabili e incrementare la sostenibilità ambientale delle produzioni del territorio.
Ma veniamo al bicchiere, che naturalmente è soltanto una prima presa di contatto, anche perché molti erano i campioni ancora in affinamento e pertanto ogni giudizio definitivo sarebbe decisamente fuorviante. Buone le sensazioni del Montefalco Sagrantino 2016 di Perticaia, aromaticamente tutto sul frutto dolce, che ritroviamo anche in fase gustativa ad accompagnare una struttura solida e compatta. Spicca, ma non è la prima volta, per carattere e personalità il Montefalco Sagrantino 2016 di Antonelli, dal naso fine e dal gusto pieno e succoso. Molto interessante l’interpretazione offerta dal Montefalco Sagrantino “Carapace” 2016 della Tenuta Castelbuono (Tenute Lunelli), dal naso fragrante che sa di spezie e ciliegia e dalla progressione gustativa contrastata e dinamica. Profondo e succoso nel suo sviluppo gustativo il Montefalco Sagrantino “Collenottolo” 2016 della Tenuta Bellafonte, dai profumi definiti e continui.
Ben centrato uno dei classici del territorio, quello della cantina Caprai che più di tutte ha segnato il lancio del territorio di Montefalco in Italia e nel mondo, grazie all’azione di Marco Caprai: il Montefalco Sagrantino “Collepiano” 2016 di Caprai, dal profilo aromatico speziato e dal gusto solido e continuo. Interessante l’approccio stilistico di una nuova azienda della zona: il Montefalco Sagrantino Phonsano 2016 di Ilaria Cocco, ha fragranza olfattiva decisa e incisività gustativa molto personale. Ben centrato nei profumi quanto gustoso e mai sopra le righe il Montefalco Sagrantino Il Domenico 2016 di Adanti. Esuberante come sempre, ma forse con qualche traccia di alleggerimento nel suo profilo stilistico il Montefalco Sagrantino Campo alla Cerqua 2016 di Tabarrini, intenso aromaticamente e robusto in bocca. Ha buon frutto al naso il Montefalco Sagrantino Fidenzio 2016 di Tudertum, con qualche cenno boisé ancora da assorbire. Ha il suo punto di forza nella progressione gustativa il Montefalco Sagrantino 2016 di Colle Ciocco, meno articolato nei suoi profumi comunque ben definiti.

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