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LA CURIOSITÀ

Asolo Prosecco, territorio e vino in netta crescita. Anche in tempi di Covid

Alberto Serena (Montelvini): “identità del vino e del territorio legati al nome Prosecco sono fondamentali. Ancora grandi margini di crescita”

Dopo aver superato i 17 milioni di bottiglie prodotte nel 2019, messo a segno una crescita del 22% nel problematico primo quadrimestre di questo anno del Covid, e segnato un più 8,3% alla fine di giugno 2020, l’Asolo Prosecco Docg, “la terza via del Prosecco”, ha continuato la sua crescita superando i 20 milioni di bottiglie.
Un successo che il Consorzio spiega con la qualità eccezionale della vendemmia 2019 che, esaltando le caratteristiche di sapidità e struttura distintive dell’Asolo Prosecco, avrebbe contribuito a fidelizzare un pubblico sempre più esigente conquistando nuovi mercati e nuovi consumatori, inaspettati solo fino a pochi mesi fa. Tant’è che, a fine luglio 2020, l’assemblea dell’Asolo Prosecco ha preso una decisione in netta controtendenza e ha deliberato per la vendemmia 2020 non solo di non ridurre le rese ad ettaro, come invece hanno deciso molte altre denominazioni, ma addirittura di richiedere la riserva vendemmiale e utilizzare la tolleranza produttiva prevista dal disciplinare (il 20% oltre la resa dei 135 quintali ad ettaro) per garantire la piena disponibilità futura di prodotto a fronte dei contratti in essere.

“Ci sono ancora margini di crescita - puntualizza Alberto Serena, ad del Gruppo Montelvini, realtà di riferimento del territorio, basata a Venegazzù (Treviso), quinta generazione a gestire l’azienda con la sorella Sarah, dg di produzione e amministrazione - ma da due anni il Consorzio ha bloccato gli impianti fissando il tetto della produzione a 25 milioni di bottiglie, da valorizzare nel prezzo. La nostra mission come azienda è far conoscere l’Asolo Prosecco Docg, secondo l’imprinting della settennale presidenza del Consorzio di mio padre Armando Serena, per dare valore a una denominazione poco conosciuta, ma dalle grandi potenzialità. Noi siamo cresciuti non nei mercati storici per il Prosecco come l’Uk e gli Usa, ma in quelli nuovi come Giappone, Russia, Paesi dell’est e anche in Francia che è divenuto il quarto mercato per il Prosecco, che piace molto anche ai cugini d’Oltralpe”.
Ad essere vincente per la più piccola delle tre denominazioni della galassia Prosecco, che mira a proporsi come una sorta di “cru” delle bollicine venete, è il mix tra qualità e fascino dei vini. Un fascino, basato sul legame tra la tradizione locale del Prosecco e il territorio di produzione che fonde bellezza e biodiversità del paesaggio con spessore culturale, su cui la denominazione ha deciso di puntare. Sulle verdi colline di Asolo e dei paesi vicini, dove il vigneto si alterna a boschi, cipressi e olivi, è incastonato uno dei più belli borghi d’Italia con i palazzi nobiliari, la cattedrale con i suoi preziosi dipinti, la Rocca, fortezza medioevale del XIII secolo che domina il centro abitato dalla sommità del monte Ricco.
Asolo è stata nei secoli un polo culturale che ha attratto artisti, letterati e poeti anche stranieri e per questo molto conosciuta all’estero, come dimostrano i risultati della recente indagine Bva Doxa, commissionata dal Consorzio dell’Asolo Prosecco, su una platea di consumatori italiani di vini frizzanti e spumanti. Il nome di Asolo è conosciuto dal 74% degli intrevistati, un quarto ha già visitato la cittadina (26%), mentre solo il 43% del campione sa che sulle colline asolane si produce Prosecco. L’altro dato, a supporto della strategia di comunicazione intrapresa dal Consorzio, è il 32% dei consumatori che non sarebbe più disposto a considerare la denominazione tra le scelte d’acquisto se il nome Asolo apparisse privo della specificazione Prosecco. Una conferma che il connubio tra il nome di Asolo e quello del Prosecco è inscindibile, come sottolinea anche il nuovo marchio consortile, presentato in maggio, che rappresenta le colline su cui campeggia la Rocca simbolo di Asolo.
“Una evidenza che conferma - sottolinea l’ad di Montelvini, 6 milioni di bottiglie di Prosecco tra le due Docg e la Doc - la sinergia tra l’indicazione Prosecco e il nome del territorio di cui si devono raccontare le differenze e le peculiarità che si riflettono nei vini. Nel caso dell’Asolo Prosecco Docg la struttura e la spiccata sapidità che, esaltate soprattutto nell’extra brut, ne fanno un vino ideale anche a tutto il pasto, svincolandolo dal solo aperitivo”.
L’idea identitaria della denominazione collegata al territorio sta crescendo tra i produttori ed entra a pieno titolo negli obiettivi di alcune aziende. “Perseguiamo, in modo ancor più determinato dopo il lock down, una sostenibilità a tutto tondo, al di là della “moda” attuale - continua Alberto Serena - ci guidano senso di appartenenza, rispetto e valorizzazione del territorio e attenzione per le persone. In questo quadro si inserisce il progetto del “vigneto ritrovato”. Abbiamo scoperto e portato a nuova vita un piccolo vigneto storico all’interno delle mura di Asolo, che chiameremo “vigneto dei 100 orizzonti” a richiamare la definizione che il Carducci diede di Asolo. Puntiamo a far conoscere un territorio che non è solo produzione di vino, ma anche cultura. Con l’impegno di farlo scoprire nelle sue sfaccettature in cui l’Asolo Prosecco Docg è la punta di diamante, ma che ha sul Montello altri vitigni, come l’Incrocio Manzoni, i Cabernet franc e sauvignon e il Merlot, che contribuiscono a creare la biodiversità che lo caratterizza”. E, intanto, si investe anche in comunicazione, sempre legata al tema della sostenibilità: è di questi giorni la decisione del Consorzio di partire con una campagna promozionale su Milano con cartellonistica dedicata all’Asolo Prosecco Docg interesserà tram storici e bike sharing.

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