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VINO E TERRITORI

Basilicata, “diamante grezzo” del vino italiano, che vuole farsi conoscere dall'Italia e dal mondo

Paolo Montrone (Enoteca Lucana): “grandi vini e grande storia, ma dobbiamo comunicarlo”. Il territorio al centro del Congresso degli Enologi a Matera
ASSOENOLOGI, BASILICATA, ENOTECA LUCANA, MATERA, PAOLO MONTRONE, vino, VULTURE, Italia
I vigneti del Vulture, territorio principe della Basilicata con il suo Aglianico

Territorio dalla storia enoica antichissima, in cui la viticoltura è presente fin dal 1.300 avanti Cristo, raccontata nelle testimonianze degli storici Romani Plinio e Stradone, la Basilicata, con i suoi vitigni autoctoni, Aglianico su tutti, è uno dei “diamanti grezzi” del vino italiano, che potrà brillare di luce propria nel Congresso Assoenologi, di scena a Matera, dal 31 ottobre al 3 novembre, alla presenza del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e del Ministro delle Politiche Agricole Teresa Bellanova (al “debutto” nel mondo del vino). Quando i vini e la gastronomia della Basilicata, anche grazie alla regia dell’Enoteca Regionale Lucana, saranno a confronto con i grandi vini d’Italia e del mondo, con grandi etichette da Langhe, Borgogna e Champagne, ma anche da Giappone, Russia, e Portogallo.
“La Basilicata è una piccola grande Regione del vino - spiega a WineNews Paolo Montrone, alla guida dell’Enoteca Regionale Lucana (e della cantina Re Manfredi - Terre degli Svevi del Giv - Gruppo Italiano Vini, ndr) - trainata dall’Aglianico, grande vino del Sud, e forse il più interessante del panorama meridionale. Ma oltre all’Aglianico del Vulture - che nella versione Superiore è l’unica Docg della Regione - ci sono altre denominazioni interessanti, come la Doc Matera, la Doc Terre dell’Alta Val d’Agri e la Doc Grottino di Roccanova, ancora poco conosciute. Ed è proprio sul marketing e al comunicazione che tutti noi, l’Enoteca, i Consorzi, le istituzioni e le aziende, dobbiamo lavorare in maniera sinergica, per portare questi vini e le cantine nei mercati più interessanti per il nostro prodotto”.
Un territorio piccolo (la produzione media annua si aggira intorno agli 80.000 ettolitri di vino), storico, dove hanno investito anche importanti realtà del vino italiano (oltre allo stesso Gruppo Italiano Vini, anche Feudi di San Greogrio con Basilisco, o Tommasi con cantina Paternoster, tra gli altri, ndr) e che, anche per questo, può (o deve) concedersi il lusso di non seguire le mode dei mercati, ma di investire tutto nella propria identità. “È fondamentale investire su questo - spiega Montrone - e ci sono anche tante piccole cantine che stanno lavorando molto bene, come testimonia il crescente successo dei vini lucani nella critica italiana ed internazionale. Dobbiamo continuare su questa strada, puntare ad essere sempre di più una importante nicchia di mercato, ma per farlo, ribadisco, serve anche un grande lavoro di comunicazione, che ci faccia conoscere di più”. Ed il Congresso degli Enologi italiani, guidati da Riccardo Cotarella, alla presenza delle massime istituzioni italiane, di enologi da ogni parte d’Italia, e che troverà spazio in quella Matera che è Capitale della Cultura Europea 2019, sarà un importante palco scenico da cui ripartire.

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