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“Biodivino”: il vino bio e biodinamico italiano, che vale il 17,8% delle superfici vitate

La kermesse di scena dal 23 al 26 giugno in Sicilia, al primo posto tra le regioni bio-vinicole con 556.453 ettolitri di vino bio prodotto
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Il vino biologico in Sicilia

L’Italia, con i suoi 109.423 ettari di superficie bio viticola certificata (secondo i dati di Ismea relativi al 2019) presenta il più alto rapporto (17,8 %) tra superficie a vigneto biologico e superficie vitivinicola totale, che ammonta a 614.960 ettari. Sicilia, Puglia e Toscana da sole rappresentano il 55,8% della superficie viticola biologica nazionale e il 55,5% del vino bio prodotto in Italia, ma il primato assoluto spetta alla Sicilia che, con una produzione di 556.453 ettolitri e 29.669 ettari di vigneti biologici (rispettivamente pari al 24,7% della produzione e al 27,7 % della superficie nazionale) si piazza al primo posto tra le regioni bio-vinicole italiane. Ma l’Italia è anche il Paese europeo che vanta oltre 2 milioni di ettari di SAU certificata in biologico, su cui operano 80.643 imprese biologiche. L’Italia, inoltre, si colloca tra i primi tre paesi d’Europa per maggiore superficie vitata, rappresentando assieme a Spagna e Francia, ben l’86% dei vigneti europei e il 73% dei vigneti della superficie bio vitata mondiale, che attualmente ammonta a poco meno di 7 milioni di ettari, con un incremento del +114% rispetto al 2010, e con un trend in continuo aumento. Ecco i numeri della viticoltura biologica, con cui Italia Bio, l’associazione che riunisce i produttori biologici del Belpaese, guidata da Lillo Alaimo Di Loro, lancia “Biodivino”, la rassegna internazionale di vini biologici e biodinamici di scena dal 23 al 26 giugno, a San Martino delle Scale a Monreale, in Sicilia.

Il settore bio viticolo presenta grandi potenzialità ma rimane ancora parecchia strada da percorrere per affermare la propria presenza sui mercati e incontrare sempre di più il favore dei consumatori. “Prima fra tutte - commenta Alaimo Di Loro - la partita della qualità che va perseguita attraverso la ricerca continua di innovazioni e nuove conoscenze, nella direzione dell’azienda vitivinicola biologica a bassa entropia, con capacità di interpretazione del fattore ambientale; l’adozione di sistemi a basso impatto; la valorizzazione dei lieviti autoctoni per la caratterizzazione della territorialità e del principio della qualità totale e dei sistemi per la misurazione dell’impronta ecologica; la creazione di valore aggiunto attraverso la promozione dei prodotti sui mercato locale e nazionale anche con l’uso di innovativi sistemi per la Filiera Corta Organizzata e la vendita diretta. Ricordiamo, infatti, che i paesi maggiori consumatori al mondo di vini biologici sono la Germania e la Francia, mentre la destinazione della produzione bio viticola vede Francia, Germania e Stati Uniti produrre principalmente per il mercato interno, mentre Italia e Spagna produrre prevalentemente per l’esportazione. Segno che ancora molto c’è da lavorare sulla cultura del bere nonostante la tradizione millenaria della produzione enologica, l’ineguagliabile ampiezza del panorama ampelografico, l’eccezionale “terroir” e la familiarità con le più raffinate scuole enologiche. Il lavoro da fare, oltre a migliorare la qualità attraverso gli scambi di conoscenza e tecnologia enologica, è favorire la condivisione dei valori culturali e solidarietà di cui il vino è, per sua natura, eccellente ambasciatore”.

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