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LA PROPOSTA DI LEGGE

Confagricoltura: “il cavallo venga riconosciuto come risorsa agricola, serve chiarezza normativa”

La classificazione come animale d’affezione è “un danno per l’intera filiera”, che in Italia conta 170.000 allevamenti e oltre 500.000 equini
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Confagricoltura: “il cavallo venga riconosciuto risorsa agricola” (ph: Pixabay)

Il cavallo deve essere riconosciuto pienamente come parte integrante dell’agricoltura e non considerato un animale marginale rispetto alle filiere produttive. Prioritaria è, dunque, l’approvazione definitiva della proposta di legge sull’ippicoltura, ferma da tre anni, pur essendo considerata uno strumento fondamentale per garantire stabilità agli allevatori e collocare finalmente il cavallo nel pieno contesto agricolo. Il comparto ippico, invece, continua a confrontarsi con incertezze legislative, mentre occorre una visione strategica condivisa a livello nazionale ed europeo. A ribadirlo è Confagricoltura attraverso le parole di Ferruccio Badi, presidente Federazione Allevamenti Equini di Confagricoltura e del Gruppo di Lavoro Cavalli del Copa-Cogeca a Bruxelles.
“In Italia è urgente completare il percorso di riconoscimento del cavallo come risorsa agricola a tutti gli effetti - afferma Badi - valorizzando il ruolo economico, sociale e territoriale delle imprese che operano nella filiera”, mettendo, inoltre, in guardia il legislatore ed il comparto da quelle spinte che mirano a classificare il cavallo come animale d’affezione: “una simile impostazione rischierebbe di produrre un danno rilevante per l’intera filiera, escludendo il cavallo dal perimetro agricolo e indebolendo il ruolo degli allevatori”. Per Confagricoltura, infatti, dall’allevamento all’addestramento, ogni fase rappresenta un processo produttivo agricolo che deve essere riconosciuto e tutelato, oltre che adeguatamente promosso.
Si stima che in Italia 27.000 aziende agricole allevino equini per 150.000 capi, secondo un censimento Istat 2020: un comparto in crescita, sostenuto anche dall’allevamento di razze apprezzate in tutta Europa, che richiede, quindi, secondo la confederazione degli agricoltori, un’attenzione maggiore. Ben più ampia la tipologia di allevamenti e il numero di capi che, a vario titolo, compongono il complesso mondo degli equini: il settore, al 30 giugno 2026, interessa 170.000 allevamenti per oltre 400.000 capi. Mentre sono oltre 520.000 gli equini registrati alla Banca Dati Nazionale dell’anagrafe zootecnica. Notevoli le presenze di equini, oltre 90.000, in “stabilimenti di ricovero collettivo”, essenzialmente maneggi, scuderie e ippodromi (più di 6.000 strutture).
In Europa, come Copa-Cogeca, conclude Badi, si sta lavorando su più fronti: sulla Pac è stata presentata la proposta di inserimento del cavallo a pieno titolo in tutti gli obiettivi strategici “ma, in generale, occorre riscrivere le regole del settore, adeguandole alle reali esigenze con una normativa di inquadramento complessivo che ad oggi manca. Molto importanti, poi, i lavori che con i gruppi stiamo portando avanti sul benessere del cavallo, con la collaborazione con tutti gli enti preposti, europei e nazionali”.

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