“Il 15 agosto è la festa estiva per eccellenza, sospesa tra la solennità dell’Assunzione e il profanissimo rito del pranzo di Ferragosto. Quando l’Imperatore Augusto la istituì, era per celebrare la fine dei lavori nei campi e il riposo della terra. Oggi, abbiamo bisogno proprio di questo: ci serve questa idea pagana del riposo che prevede il premio dopo la fatica, che è quello di fermarci e fare bisboccia. Il cibo in questo giorno non va misurato, bisogna abbondare, perché tanto poi, il giorno dopo, c’è la cucina degli avanzi, anzi addirittura c’è il riciclo la settimana dopo, e, quindi, non si va all’inferno”. È questa la convivialità che regna nel pranzo di Ferragosto, ricordata, a WineNews, con la sua simpatia e la sua proverbiale ironia, da Luisanna Messeri, cuoca senza rivali, scrittrice di talento, volto storico della tv (dove è protagonista di “Te la do io la Toscana”, documentario dedicato alla Maremma, su Food Network e discovery+, ma destinato a diventare un viaggio in più tappe attraverso i luoghi più autentici della sua terra, ndr), e divulgatrice della cucina italiana, a partire da Pellegrino Artusi, il suo “babbo” come si dice nella sua Toscana. Un pranzo nel quale consiglia di portare in tavola piatti come una “Panzanella elegantina” con un trionfo di verdure dell’orto di stagione, seguita dai Ravioli maremmani con spinaci, un grande classico toscano, rigorosamente fatti a mano, o, in alternativa, dagli Spaghettoni al riccio per chi preferisce un pranzo di pesce; quindi, la classica grigliata, ricca e succulenta più che mai, e per finire, le Pesche al vino, per riscoprire un dolce dimenticato della cucina contadina. Un Cacciucchino? Perché no, con ceci, bietola ed acciuga.
Un’occasione, quella del Ferragosto, per concedersi quella convivialità, che fa bene al corpo ed alla mente, e che nasce dal mangiare insieme, momento clou della festività del 15 agosto che, più di ogni altra, è sacra e profana, fin dalle sue origini molto antiche, risalenti all’epoca romana, quando l’Imperatore Ottaviano Augusto istituì, nel 18 a.C. le Feriae Augusti (riposo di Augusto), da cui prende il nome, per festeggiare il periodo di riposo dopo la fine dei lavori agricoli nei campi, che aveva origine dalla tradizione dei Consualia, le feste dedicate a Conso, dio della terra e della fertilità, con corse di cavalli e pali - come ricorda il “Palio dell’Assunta” che si corre a Siena il 16 agosto - mentre la data del 15 agosto si deve alla Chiesa Cattolica, che volle far coincidere la ricorrenza laica con la festa religiosa dell’Assunzione della Beata Vergine Maria. Una festività nella quale la tavola si conferma “un avamposto di resistenza culturale, affettiva e sociale” che “celebra la vita”, come dice Luisanna Messeri, ben lontana dall’essere un tribunale, come sembra diventata negli ultimi anni con la messa sotto accusa e la condanna senza appello di alcuni cibi, tra cui il vino, in nome della salute, ma “demonizzando il piacere”, che è fisico e mentale (come sottolinea WineNews in un editoriale). “E avete un sacco di ragione voi di WineNews, perché tutto il mondo ci invidia la nostra Dieta Mediterranea, Patrimonio Unesco, e che non è mai stata una formula chimica o un libretto di istruzioni. Quando il fisiologo statunitense Ancel Keys l’ha scoperta nel Sud dell’Italia, i contadini che facevano questa dieta senza sapere di farla, mangiavano un po’ di tutto, molto poco, lavoravano tanto e il bicchiere di vino non mancava mai”.
A Ferragosto “bisogna festeggiare in tutta Italia - è l’invito di Luisanna Messeri - ci sono tutte le tradizioni con i loro piatti, dai barbecue con la carne alla brace al pesce con le verdure di stagione raccolte nell’orto. A Roma hanno il pollo con peperoni e poi le grandi preparazioni: ma sono fatte per un battaglione? Sì! Pasta al forno, timballi, frittate, parmigiana di melanzane, insomma tutti i piatti che resistono alla calura perché sono cotti e, quindi, possono essere portati ai grandi pranzi nelle case in cui ci si ritrova. E su tutto c’è il cocomero, grande, dolce e fresco”.
Ma “a fare la parte del leone è il vino che è la benzina dello stare insieme - dice Luisanna Messeri, (ricordandoci la celebre frase sul vino come “benzina” di Filippo Tommaso Marinetti, il fondatore del Futurismo, ndr) - è il momento dei bianchi e dei rosati, belli freddi. C’è chi preferisce anche un rosso, leggero, con una temperatura di 10 gradi o, diciamolo, anche con un bel cubetto di ghiaccio, senza troppe misure. A Ferragosto il vino ci serve perché scioglie le rigidezze, trasforma il pranzo - perché si fa il pranzo a Ferragosto, non si fa la cena - in un lungo pomeriggio di piatti, risate e racconti in cui il vino e il cibo sono il collante che ci tiene insieme. A Ferragosto non si mangia per fame, ma si mangia per stare insieme e si mettono in pausa tutte le preoccupazioni. Quindi, ecco il sacro con il suo valore di unione, e il profano, con questa nostra voglia di goderci la vita senza sensi di colpa e col bicchiere alzato. L’Artusi - conclude, scherzando da buona fiorentina, Luisanna Messeri - scrive “quando sole est in leone, pone muliem in cantone, bibe vinum cum sifone”, un vecchio proverbio della sapienza popolare che ha sempre saputo che d’agosto, come si dice, “moglie mia non ti conosco”: c’è il caldo bestiale, quindi bisogna evitare le fatiche amorose, e l’unica cosa è infilare in cantina e attaccarsi alla botte”.
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