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VINO E LAVORO

California: dopo Constellation, Foley Wine & Spirits e Gallo, chiusure per Jackson Family Wines

Si ferma la Carneros Hills Winery. Dinamiche di mercato, evoluzione della domanda e giacenze mettono in difficoltà la Wine Country
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California: chiusure anche per Jackson Family Wines 

Dopo un 2025 “turbolento” per il vino di tutto il mondo, il 2026 doveva essere un anno di ripresa per il settore. Eppure, in meno di due mesi, sono già quattro i “Top player” del vino Californiano (ed Usa) ad aver dovuto ricorrere a tagli al personale e chiusure: da Constellation Brands che, a gennaio, ha tagliato più di 200 posti di lavoro alla Mission Bell Winery di Madera a Boisset Collection, che ha chiuso due sale degustazione in Napa Valley, da Foley Family Wine & Spirits che, all’inizio di febbraio, ha chiuso lo stabilimento produttivo di Chalone (cantina storica della Central Coast) a Gallo, la più grande azienda del vino Usa che, come riportato anche da WineNews, tra chiusure e tagli al personale estesi su più strutture, vedrà 93 dipendenti perdere il lavoro. L’ultimo episodio di questo brutto periodo per il vino californiano coinvolge Jackson Family Wines, la sesta più grande azienda vinicola statunitense - che in Italia possiede la celebre Tenuta di Arceno in Chianti Classico e il brand friulano Benvolio - e che, il 12 febbraio, ha chiuso definitivamente la sua Carneros Hills Winery, nella regione vinicola di Carneros a Sonoma, con 13 licenziamenti.
Conosciuta soprattutto per il marchio di Chardonnay più venduto Kendall-Jackson, l’azienda produce 6 milioni di casse di vino all’anno, secondo Wine Business, e conta 40 marchi di vino in tutto l’emisfero Nord e Sud. Più di 25 di queste cantine si trovano in California: “Carneros Hills fungeva da capacità produttiva in eccesso e non era legata a nessun marchio specifico - spiega Sean Carroll, direttore del settore comunicazione per Jackson Family Wines, al “San Francisco Chronicle” - era diventata sottoutilizzata e abbiamo consolidato le operazioni di conseguenza”. Una situazione, insomma, che ricorda quanto detto anche da Gallo in merito alle sue operazioni, con le motivazioni che sembrano restare riconducibili a dinamiche di mercato, evoluzione della domanda e giacenze.
Una serie di episodi che, però, non sono i soli avvenimenti preoccupanti per il vino del Golden State: basti pensare a quanto accaduto con Trinchero Family Wine & Spirits, terza maggiore azienda d’America, che ha recentemente messo in vendita due dei suoi principali vigneti, o al caso di Treasury Wine Estates, settima più grande azienda vinicola statunitense, che ha sospeso i pagamenti dei dividendi dopo una forte riduzione delle attività statunitensi e una diminuzione del 17% dei ricavi in un semestre.
Quelli che arrivano da Oltreoceano sono segnali cupi che non risparmiano nemmeno i grandi giganti del settore e che, stando a quanto riportato in un report commissionato dalla California Association of Winegrape Growers, si sono concretizzati, tra “l’ottobre 2024 e l’agosto 2025, nell’eliminazione di oltre 15.378 ettari di vigneti in tutto lo Stato della California, pari a circa il 7% della sua superficie vitata totale, lasciando circa 193.035 ettari ancora in produzione” per via di una sovrapproduzione rispetto alla domanda per la quale, secondo alcuni esperti del settore, gli ettari supportati, in futuro, sarebbero “soltanto” 166.000 (lasciando intendere che l’evenienza di ulteriori riduzioni è probabile). “È un vero e proprio bagno di sangue per tutti i viticoltori della California - spiegava, in un’intervista a “The Drinks Business”, Stuart Spencer, direttore esecutivo Lodi Wine Grape Commission - si tratta delle peggiori condizioni di mercato che i viticoltori abbiano mai visto nella loro vita, con alcuni di loro, ormai ottantenni, che mi dicono di non aver mai visto una situazione così grave prima d’ora”.

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