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EMERGENZA E FUTURO

Carlo Petrini: da emergenza possibilità di ripensare modello produttivo e rapporto con agricoltura

Il fondatore di Slow Food: “cambiare atteggiamento nei confronti dei lavoratori e rimettere al centro botteghe e borghi, senza dimenticare l’ambiente”
AGRICOLTURA, AMBIENTE, BORGHI, BOTTEGHE, CARLO PETRINI, COVID-19, CRISI, LAVORO, MODELLO ECONOMICO, SLOW FOOD, Italia
Carlo Petrini, fondatore di Slow Food

L’emergenza Covid-19 ci mette, tutti, di fronte ad un mondo nuovo. Con effetti a breve ed a lungo termine, i primi già evidenti, come la mancanza di manodopera nei campi, i secondi tutti da capire, calcolare e risolvere. Destinati, però a cambiare il mondo che conosciamo e, chissà, a rimettere in discussione modelli economici e sociali, dalla riscoperta dei borghi del Belpaese, esempi di socialità troppo spesso alieni al dibattito pubblico ed alle scelte politiche, alla distribuzione, con le botteghe ed i piccoli produttori che, in queste settimane, stanno riscoprendo il proprio valore di connettori tra la gente, fino allo stesso sistema produttivo, improntato al profitto economico e mai al profitto sociale. Tutti argomenti, storicamente, cari a Slow Food ed al suo fondatore, Carlo Petrini, che, a WineNews, ha messo in fila le proprie idee, sul Coronavirus ed i suoi effetti.
“Come sistema Paese - sostiene il fondatore di Slow Food - abbiamo sottovalutato l’aiuto enorme che i migranti hanno dato all’agricoltura italiana: in un frangente come questo è evidente che senza tutele, con stipendi ridicoli e con la vergogna del caporalato, molti di questi collaboratori hanno deciso di mettersi a riposo. La situazione adesso ce la troviamo di fronte nuda e cruda, ed occorre pensare a chi possa sostituire una forza lavoro come questa. Se per caso fossero i giovani italiani, certamente non saranno massa da utilizzare con la stessa arroganza con cui sono stati trattati i migranti. Anche questo è uno degli effetti di questa contingenza particolare: occorrerà fare di necessità virtù e cambiare atteggiamento nei confronti dei lavoratori della terra”.
In ballo, però, c’è qualcosa di più, ossia il ripensamento di un intero modello produttivo, a partire proprio da quello “agricolo, anche perché passata l’emergenza sanitaria -riprende Petrini - credo che ci sarà una lunga coda di emergenza economica, e da questo punto di vista la rinascita ci imporrà riflessioni e cambiamenti, ed uno riguarderà l’agricoltura. Prepariamoci, perché può essere un’opzione importante. L’economia non tornerà magicamente allo stato precedente, comunque sarà diversa, e per tornare in equilibrio ci vorrà del tempo”.
Un equilibrio da ricostruire, quindi, ripartendo proprio dai capisaldi di Slow Food. “Abbiamo l’opportunità in questa situazione di riprendere in mano una serie di riflessioni che, da tempo, non portavamo avanti. Ripensare un’economia, visti i limiti dimostrati da quella in cui viviamo, specialmente nei confronti dell’ambiente, significa tornare a rivalutare l’economia locale, i rapporti di vicinanza, ripensare ad un’economia di relazione e quindi mettere in pratica un diverso approccio. Questo - ricorda Carlo Petrini a WineNews - non vuol dire stravolgere l’esistente: a livello di sistema distributivo, ad esempio, bisogna difendere le piccole botteghe ma senza distruggere la grande distribuzione. La diversità è l’elemento più importante, ma il mantenimento della diversità esige che non siano mortificati i diritti dei meno forti. Ad oggi - aggiunge il fondatore di Slow Food - chi l’ha fatta da padrone è la grande distribuzione. Dobbiamo mettere in evidenza che la piccola distribuzione territoriale e locale ha una sua ragion d’essere, e non solo va difesa e tutelata, ma può essere propositiva rispetto alla nostra vita quotidiana e rispetto a quello che è un degli elementi distintivi del sistema Paese, ossia i piccoli borghi, i paesi di montagna, la vita dei quartieri”.
Sono due, secondo Petrini, gli elementi da superare: “da un lato l’unica attenzione riservata sempre e solo ai profitti, non c’è solo quel parametro, ce n’è anche uno che riguarda la vita sociale ed i beni comuni, che non trovano spazio nei bilanci aziendali; e l’altro è il non governo del limite. Non governare il limite è l’errore più grande che si possa fare a livello economico ed anche di organizzazione sociale. Questa crisi - continua Carlo Petrini - ci farà riflettere su questi due elementi: non c’è solo il profitto finanziario e delle rese, e nello stesso tempo fino ad un certo limite una realtà economica ha senso, oltre è opportuno fermarsi e pensare ad un maggiore equilibrio rispettando anche le altre realtà. Ma è un esercizio molto difficile, perché quando le cose vanno bene la tendenza è quella di crescere fino a quando non ci si trova di fronte al problema”.
Infine, un argomento passato in secondo piano, ma che è ancora sul tavolo, con la stessa identica urgenza di prima, ossia l’ambiente e la lotta al cambiamento climatico. “Non vorrei che, concentrati come siamo a combattere questo nemico invisibile, si perdesse di vista l’obiettivo della salvaguardia dell’ambiente e della lotta al cambiamento climatico - chiosa il fondatore di Slow Food Carlo Petrini - perché tutto è connesso. Ci sono studi che dimostrano, a livello internazionale, come il virus abbia delle connessioni con la salubrità dell’ambiente, quindi sconfitto il Coronavirus dovremo continuare a mettere in essere processi positivi rispetto all’ambiente e ad una socialità che va necessariamente rivista”.

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