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ANALISI

Castelletti (Uiv): 900 milioni in tre anni per la promozione del vino italiano nel mondo

A WineNews il segretario generale Uiv: “il comparto unito nelle richieste, impatto del Covid-19 devastante ma ancora tutto da calcolare”
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Il momento del vino italiano secondo Uiv

Un bilancio dei danni ancora tutto da definire, dopo un inizio anno ricco di segnali da definire; una risposta alla crisi, che poggia su vendemmia verde e distillazione di crisi, dibattuta e condivisa, ma che aspetta ancora il via libera dalla Conferenza Stato-Regioni e la conversione in legge del Dl Rilancio, scegliendo una via diversa da quella francese, ma non per questo meno efficace; il ruolo della promozione, ancora più centrale, con l’obiettivo di raggiungere un budget da 300 milioni di euro l’anno per il prossimo triennio, da usare anche nei mercati europei; le preoccupazioni per il prossimo carosello in Usa, che rischia di portare i dazi anche per il vino italiano, oltre alle questioni, spinose, di Russia e Brexit, destinazioni fondamentali per le produzioni enoiche del Belpaese. Ecco, a WineNews, gli atout messi in fila da Paolo Castelletti, segretario generale Unione Italiana Vini (Uiv).
“Di fronte abbiamo mesi difficili, ma la lettura non è ancora chiara, perché gli effetti del lockdown nei Paesi dove esportiamo si vedranno tra un po’. I dati del primo trimestre - ricorda Castelletti - 2020 ci forniscono dati preoccupanti, dalla Cina alla Corea del Sud, dal Giappone alla Russia passando per il Brasile. Elementi positivi dagli Usa, ma l’effetto della pandemia va ancora pesato. È andato meglio, stranamente, il comparto spumanti, legato di solito al consumo fuori casa: +17% in Usa e +21% in Norvegia, ma non dobbiamo lasciarci ingannare dai dati di inizio anno”.
Per quanto riguarda le due misure principali individuate per affrontare questo momento di crisi, ossia vendemmia verde e distillazione di crisi, “sono state ampiamente dibattute e condivise - spiega il segretario generale Uiv - in un ottimo rapporto con il Ministero delle Politiche Agricole. Certo, c’è chi propende per una misura piuttosto che per un’altra, ma le decisioni prese sono coerenti con le richieste della filiera. Una filiera che, spesso, lontana dai tavoli tende e fare molti distinguo, credo invece che si debba restare coerenti. La difficoltà, a partire dalla distillazione di crisi, è che non siamo un Paese federale, né centralista come la Francia, ma ci troviamo in mezzo al guado, ed il confronto, logorante, in Conferenza Stato-Regioni, rallenta queste misure: basta che una Regione sia contraria che si riparte da zero. La prossima Conferenza, il 18 giugno, dovrebbe portare il prezzo a 27,5 euro ad ettogrado per i vini da portare in distilleria entro il 31 luglio, sperando che il provvedimento passi definitivamente. Sul piano pratico - sottolinea Castelletti - potremo togliere dalle giacenze 1,7 milioni di ettolitri di vino. I 50 milioni previsti, non sono stati aggiunti dal Governo, ma sono presi dal Piano Nazionale di Sostegno, immaginando che chiudendo il bilancio al 15 ottobre molte delle risorse previste (336 milioni di euro) non verrebbero spese. Per evitare di restituirle a Bruxelles, il Ministero ha pensato di impiegarli per questa misura, richiesta da tutti, ma probabilmente insufficiente, stimiamo di arrivare a fine anno con stock maggiori dell’anno passato, tra i 4 ed i 6 milioni di ettolitri”.
Parlando di vendemmia verde, “ci sono i 100 milioni di euro del Decreto Rilancio - riprende il segretario generale Uiv- ed è una misura voluta dal Governo, per cui non credo che in sede di conversione verrà modificata. Sul piano teorico potremmo togliere dal mercato 3 milioni di ettolitri di vino, sul piano pratico saremo bravi se ne toglieremo 1,5-2. Molto dipenderà dalla scrittura del decreto: riguarderà esclusivamente i vini a Ig e a Do, e il decreto dovrà contenere norme anti elusione, ossia evitare che produzioni teoricamente tolte da queste categorie scivolino verso i vini generici. Essendoci solo controlli ex post, sarà fondamentale che il decreto preveda che non ci sia nella produzione delle aziende che vorranno accedere a questa misura incrementi di produzione di vini generici. Importante - precisa Castelletti - è scrivere regole ben chiare. Le modalità con le quali ristorare i viticoltori sono altrettanto importanti: bisogna fare una distinzione tra vini a Ig e a Do, ma tenendo sempre in conto le differenze di valore tra i diversi territori. Non è facile, ma possiamo prendere come base di partenza la tabella della polizza grandine, o le medie regionali delle quotazioni dei diversi vini. Ridurre la produzione del 15% su un Barolo o su un Amarone o di un Chianti Classico ha un valore diverso che su una denominazione che ha prezzi delle uve nettamente inferiori. È una misura che premia più la parte agricola, tutto sommato corretta. Contiamo che l’applicazione si precisa e rigorosa”.
Nel paragone con la Francia, invece, Paolo Castelletti ricorda come “il Paese d’Oltralpe è basato su uno Stato centralista, in cui le decisioni sono molto più rapide. Poi, ha deciso di puntare su una distillazione per 170 milioni di euro, che va a interessare anche i vini Aoc e i Vin de Pays, ma non ha previsto misure in vigneto. Noi abbiamo preso decisioni diverse, ma forse la situazione della Francia è anche più difficile di quella italiana, ho visto i dati dell’area di Bordeaux, sono davvero pesanti, in Champagne si parla di perdite molto consistenti. Non so se l’effetto di questa misura sarà una riduzione del gap o se la Francia si ritrovi a fine anno in una situazione migliore della nostra. Se la vendemmia verde troverà una sua applicazione reale - continua il segretario generale Uiv - riusciremo anche noi a togliere dal mercato un quantitativo di vino importante. Terremo d’occhio l’andamento stagionale, perché al momento è difficile fare previsioni sulla vendemmia, le grandinate ad esempio hanno colpito forte in Veneto, dobbiamo tenerci pronti con un’eventuale seconda distillazione di crisi nel caso in cui ci dovessimo trovare ingolfati con le giacenze in cantina, tali da svilire il valore dei vini, così da riportare in equilibrio le quotazioni”.
Fondamentale, però, sarà la promozione, per tornare protagonisti sui mercati e riportare il comparto vino al ruolo che gli compete. “Come Uiv abbiamo chiesto, in maniera forte, al Ministero, che sul piano nazionale di sostegno 2020/21 vengano rivisti i valori delle singole misure, prestando maggiore attenzione alla promozione, e chiedendo 150 milioni di euro, rispetto ai 100 degli ultimi anni, così da portare a 300 milioni, per un totale di 900 milioni nel prossimo triennio, il budget destinato alla promozione sui mercati internazionali. Stiamo lavorando con i colleghi europei - dice Castelletti - affinché la Commissione permetta l’uso dei fondi anche sul mercato Ue, che sta pagando la crisi di Covid-19 in maniera importante. Sarà un aspetto fondamentale, in ambito Ocm, per la ripresa 2020/21: siamo convinti che alla fine del 2021 saremo tornati alla situazione pre-Covid. Il fatto che le aziende possano disporre di fondi ingenti per la promozione sarà fondamentale. Anche con modalità diverse, viste le restrizioni che dovremo affrontare nel 2020: abbiamo proposto tutto quello che è possibile fare sull’online, degustazioni a distanza, webinar, masterclass, da rendicontare all’interno della misura promozione dell’Ocm Vino. È strategico il piano messo a punto dal Ministero degli Affari Esteri - continua il segretario generale Uiv - che ci ha confermato l’impegno rispetto al nostro settore ed al brand made in Italy. Stiamo lavorando con la Farnesina per disegnare le azioni da fare,il combinato disposto delle due misure dovrebbe aiutare molto le aziende ad uscire da questa crisi, che è profonda, perché il tema non è solo quello delle mancate vendite nell’Horeca, ferma da inizio anno in tutto il mondo, che vale il 33% dei volumi venduti, ma anche delle vendite in cantina, con cui si arriva al 58-60% dei volumi venduti. La vera lettura della crisi non l’abbiamo ancora avuta, ci vorranno i mesi di maggio e giugno per avere un quadro completo. Importante che si ascoltino le imprese, che in generale sanno fare promozione meglio della Pubblica Amministrazione, perché è il loro lavoro ed è un’esperienza già fatta positivamente con Ice, specie in Usa e Cina. Come Uiv - ricorda Paolo Castelletti - stiamo lavorando anche sul mercato interno e sul tema dell’enoturismo, per fare in modo che possa riaprire quanto prima, con protocolli che permettano alle azienda di lavorare in sicurezza.
Ci sono poi altri due aspetti importanti da affrontare: lo standard sostenibilità e le intemperanze di Paesi come Usa, Russia e Gran Bretagna. “Da ultimo - conclude Castelletti - la richiesta del Ministro Bellanova di arrivare ad uno standard unico di sostenibilità, in fase di conversione del Dl Rilancio, che è ormai atteso da troppo tempo, ed è un modo di differenziarsi sul mercato rispetto a Paesi che, in tema di sostenibilità sociale, ambientale ed economica, sono forse più indietro di noi. Questa norma ce l’abbiamo pronta, non possiamo perdere questa occasione. Ci preoccupano, infine, le tensioni commerciali con gli Stati Uniti, dove c’è in ballo il carosello, ad ottobre scadono i sei mesi in cui potremo esportare vino senza dazi, e non è detto che tutto sia confermato. Abbiamo già iniziato a lavorare con l’Ambasciata italiana a Washington e con i rappresentanti degli importatori. Preoccupa il mercato russo, con questa nuova norma che contribuirebbe a deprimere l’export, e poi c’è sempre l’incognita Brexit, che riguarda un mercato importate, il terzo per il vino del nostro Paese: se non si arriverà ad un accordo sarà un’ulteriore elemento di difficoltà”.

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