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CLIMA TECNOLOGIA, MERCATI CHE CAMBIANO E DINAMICHE COMPETITIVE: ECCO GLI “HOT SPOT” DEL CONGRESSO ASSOENOLOGI (IN CROCIERA COSTA, NEL MEDITERRANEO, DAL 3 AL 7 GIUGNO), PER CAPIRE IL RUOLO ATTUALE DELLA FIGURA DELL’ENOLOGO E LE SUE PROSPETTIVE FUTURE

Clima, tecnologia, mercati che cambiano, per comprenderne le dinamiche e per essere sempre più competitivi ma anche per comprendere il cambiamento della figura e del peso dell’enologo e le sue prospettive future: ecco gli “hot spot” del Congresso nazionale n. 67 di Assoenologi, che discuteranno di questi temi durante una Crociera che, da Savona, toccherà Marsiglia, Barcellona e l’Isola di Ibiza (dal 3 al 7 giugno) a bordo del transatlantico “Costa Atlantica”.
I temi sul tappeto saranno sviluppati in tre sessioni. La prima riguarderà “I cambiamenti climatici: ripercussioni e rimedi in vigneto e in cantina” e sarà guidata da Luigi Mariani, docente di agrometereologia all’Università di Milano. Il suo compito sarà quello di dirci come è cambiata la situazione climatica e con quali ripercussioni. Concetti sintetizzati nel titolo del suo intervento “Caratteri macroclimatici e mesoclimatici: come e perché”. Gli farà seguito Riccardo Cotarella che, in qualità di docente di viticoltura ed enologia all’Università di Viterbo, entrerà nel merito degli aspetti pratici sviluppando “Considerazioni e proposte tecniche in vigneto”, per passare la parola a Giuliano d’Ignazi, direttore tecnico di Terre Cortesi Moncaro, che svilupperà “Considerazioni e proposte tecniche in cantina”.
Il clima è una delle componenti più importanti dei territori viticoli, evidentemente; la maturità, la scelta delle varietà, lo stress idrico e lo sviluppo delle malattie sono fattori influenzati dalle condizioni microclimatiche locali. Il riscaldamento globale ha e avrà certamente un impatto crescente sul vigneto italiano, europeo e mondialeGli effetti diretti (temperature, precipitazioni, concentrazione di CO2, radiazioni solari) e quelli indiretti (gestione delle risorse, efficacia energetica, accettabilità da parte del consumatore) modificheranno l’intera industria enologica. L’enologo deve confrontarsi con le bizzarrie degli ultimi decenni. Quali gli scenari? Come sopperire alle difficoltà? Il problema è a senso unico o può offrire anche delle opportunità?
La seconda sessione toccherà invece “Le aspettative e le difficoltà di chi produce e di chi vende”, tematica che sarà introdotta, tra criticità e positività, dal direttore di Assoenologi Giuseppe Martelli. Concetti approfonditi nell’intervento di Ettore Nicoletto, amministratore delegato Santa Margherita “Le criticità e le prospettive di chi esporta oltre il 50% della propria produzione”, che, partendo dal fatto che il vino italiano ha saputo raggiungere negli ultimi due anni traguardi di assoluta rilevanza, analizzerà alcune problematiche: come sopperire all’assenza di economie di scala, con strutture di filiera rodate da anni; come innovare i prodotti; come usare la leva della nuova domanda etica e ambientale che sale dal mercato.
Se il vino italiano all’estero piace e, nonostante il periodo contingente, le nostre esportazioni, sia pure tra alti e bassi, continuano a crescere, lo stesso purtroppo non si può dire dei consumi interni che, hanno chiuso il 2011 con 42 litri pro-capite, contro i 50 del 2005 e i circa 110 degli anni Settanta. È un fatto fisiologico imputabile alle mutate abitudini del consumatore o c’è dell’altro? Quanto succede nel nostro Paese è accomunabile a quanto avviene in Francia o in Spagna? Oppure l’Italia soffre di fattori aggravanti? A queste domande cercherà di rispondere Sergio Dagnino, direttore generale della Caviro, che illustrerà perché questi fattori possono limitare di molto l’allargamento ai giovani di un sano consumo del vino e perché rischiamo di compromettere i nostri consumi, analizzando i fattori competitivi, il peso dei diversi segmenti di mercato ed i loro trend.
Nella terza sessione, Luigi Bonato, direttore di Evoluzione Ambiente si interrogherà su “Come razionalizzare i costi in vigneto”, mentre Paolo Peira, direttore di Antesi, illustrerà “Come gestire le operazioni di cantina abbattendo i tempi”. La redditività economica per un’impresa vitivinicola è diventata negli ultimi anni la sfida principale. È chiaro che questa si vince, da un lato, incrementando il fatturato, e dall’altro razionalizzando i costi di produzione, senza però stabilire alcun compromesso con la qualità dei vini prodotti. In questa fase, sotto il profilo tecnico, l’enologo in primis deve porsi la domanda: fino a che punto si possono comprimere i costi di produzione senza pregiudicare la qualità? E ancora, conosciamo fino in fondo tutti gli strumenti che ci possono consentire di contenere i tempi e i costi di produzione, in vigneto come in cantina? In molti casi infatti quando si arriva al dunque e bisogna formalizzare il prezzo di un vino, spesso non si conoscono i reali costi. Ma dove si deve intervenire? Dove correggere? A queste e ad altre domande cercherà di rispondere Enrico Zanoni, direttore generale della Cavit, una delle più grandi aziende cooperative italiane con “I principali aspetti della gestione di un’azienda produttrice di vini di qualità e di larga commercializzazione in Italia e all’estero”.
Gli Assoenologi consegneranno anche un premio: la “Targa d’Oro 2012” al direttore del Tg1 Alberto Maccari, il riconoscimento, nato nel 1969, con lo scopo di riconoscere un giornalista che, nel tempo, si fosse particolarmente distinto nel settore vitivinicolo, non solo per forma, ma soprattutto per sostanza, ovvero per la veridicità e la qualità dei suoi interventi, assegnato, negli anni, a nomi come Mario Soldati e Luigi Veronelli, Vincenzo Buonassisi e Pino Khail, Federico Fazzuoli e, più recentemente, Renzo Ruffelli, Vanni Cornero, Anna Scafuri e Marcello Masi.
Info: www.assoenologi.it

Focus - Assoenologi, la storia
La storia dell’Associazione Enologi Enotecnici Italiani (Assoenologi) nasce nel 1891, quando Arturo Marescalchi, enotecnico diplomato alla Scuola enologica di Conegliano, con 46 colleghi fondò la “Società degli Enotecnici Italiani”, cioè la progenitrice dell’attuale organizzazione nazionale dei tecnici vitivinicoli.
Dopo due anni, nel 1893, con il collega Antonio Carpené, pubblicò il primo numero della rivista “L’Enotecnico”, oggi “L’Enologo”, che da sempre costituisce l’organo ufficiale di stampa della categoria. Nel 1916 la “Società degli Enotecnici Italiani” trasferì la sua sede da Conegliano a Milano e contava 100 tecnici, il 45% di tutti gli enotecnici allora impegnati nel settore. Con l’avvento del fascismo l’Associazione fu sciolta per essere ricostituita nel 1946 per opera dell’enotecnico Giuseppe Asnaghi che, alla Scuola enologica di Alba, trasformò la “Società degli Enotecnici Italiani” in “Associazione Eno-tecnici Italiani”, di cui assunse la presidenza.
Nello stesso anno a Milano fu organizzato il primo congresso nazionale del dopoguerra; un evento che, ininterrottamente da allora, ogni anno si ripropone come il massimo appuntamento della categoria. Ad Asnaghi, nel 1949, successe Dino Terraneo che, dieci anni dopo, lasciò la presidenza ad Antonio Carpené. Nel 1965 il testimone passò a Emilio Sernagiotto, cinque anni più tardi a Narciso Zanchetta e nel 1975 ad Ezio Rivella. Nel 1987 venne eletto Pietro Pittaro a cui nel 1996 subentrò Mario Consorte, ed a lui, nel 2007, Giancarlo Prevarin, attuale presidente. Nel 1949 comparve un’altra figura determinante per la vita e lo sviluppo dell’associazione: il responsabile operativo e della gestione, chiamato segretario prima e direttore poi. Carica ricoperta per la prima volta da Giuseppe Dossi a cui subentrò nel 1971. dopo un brevissimo periodo di reggenza di Maurizio Merlo, Vittorio Fiore. Nel 1978 fu chiamato a dirigere l’Associazione Giuseppe Martelli, primo direttore a tempo pieno.
Il passaggio da “Associazione Enotecnici Italiani” ad “Associazione Enologi Enotecnici Italiani” avvenne, sotto la presidenza di Pietro Pittaro, in occasione del 46° Congresso nazionale, celebrato a Trento nel 1991 quando, Assoenologi compiva i suoi cento anni di vita. Attualmente in Italia operano circa 4.400 tecnici, l’Assoenologi ne rappresenta il 90%, così distribuiti: il 77% nel Centro-Nord e il 23% nel Centro-Sud e nelle Isole.

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