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EPIDEMIA ED ECONOMIA

Coronavirus: un terremoto nell’economia di vino, turismo ed agroalimentare

Le compagnie aeree Usa cancellano i voli per l’Italia, saltano eventi ed appuntamenti, la politica dà risposte parziali, si rischia un conto salato
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Gli effetti del coronavirus sull’economia

L’emergenza legata all’epidemia del virus Covid-19, che dalla Cina è arrivato in ogni angolo del mondo, a partire dall’Italia, per arrivare velocemente all’intera Europa, dalla Francia alla Germania, dalla Spagna alla Gran Bretagna, costringe i Governi e l’economia a decisioni veloci, che portano con sé veri e propri ribaltamenti di fronte anche nel giro di poche ore. È successo alla ProWein, la più grande fiera dedicata al business enoico del mondo, che, dopo la conferma delle date di appena sei giorni fa (15-17 marzo), seguendo le linee guida del Ministero della Salute tedesco successive ai primi focolai scoppiati non lontano da Dusseldorf, non ha potuto fare altro che decidere di rimandare l’evento a data da destinarsi. Resistono - almeno per ora - le date di Vinitaly (19-22 aprile), confermate da Veronafiere nei giorni scorsi. Ma la situazione è in continua evoluzione, e certe dinamiche non potranno non impattare anche sul mondo del vino. Che, intanto, può tornare ad aggiungere in calendario due eventi: il Vinexpo di Hong Kong, come avevamo anticipato, si farà ufficialmente a luglio, dall’8 al 10 luglio (era in programma dal 26 al 28 maggio), mentre la ProWine Asia di Singapore - anch’essa rimandata dalle date del 31 marzo/3 aprile - andrà in scena pochi giorni dopo, dal 13 al 16 luglio.
La prima conseguenza, piuttosto clamorosa, è che il Dipartimento di Stato Usa ha innalzato al livello 4 - il più alto - la pericolosità delle Regioni al centro dei focolai in Italia, sconsigliando in maniera perentoria di viaggiare in Veneto e Lombardia, imponendo controlli medici per chi fa invece il tragitto contrario, dall’Italia agli Stati Uniti. Non è un divieto - come vige, invece, per i passeggeri in arrivo dalla Cina - ma un “Travel Advisory”, che sarà comunque più che sufficiente a far crollare gli arrivi, resi ancora più difficili dalla decisione di American Airlines di sospendere i voli da New York e Miami a Milano da ieri al 24 aprile, seguita a ruota dalla Delta, che riaprirà i collegamenti l’1 maggio. Ancora più netta la chiusura di Israele e Turchia, che hanno cancellato tutti i voli da e per l’Italia, con tanti altri Paesi - dalla Giamaica alla Giordania - che hanno interdetto l’ingresso a chi è stato in Italia negli ultimi 14 giorni, con la Cina ancora praticamente isolata, nonostante in diverse Regioni si stia tornando alla normalità.
Paura ed isolamento che rischiano di trascinare a fondo l’economia italiana: il turismo vale infatti il 5% del Pil, ossia 90 miliardi di euro, ed occupa in maniera diretta o indiretta ben 3,5 milioni di persone.
Come ha ricordato il giornalista economico Vittorio Malagutti su “L’Espresso”, a preoccupare sono le tante disdette per la stagione estiva: se il contagio si esaurisse nelle prossime settimane ci sarebbe il tempo per recuperare, ma “molto dipende anche dall’immagine trasmessa all’estero di un Paese messo in ginocchio dal contagio. Un’immagine che almeno per il momento non corrisponde alla realtà. Tanto basta, però, per convincere i potenziali turisti a far rotta verso altri lidi più accoglienti”.
Ma il problema - come detto - vale anche in senso inverso: il “Great Wines of Italy”, la grande degustazione delle migliori etichette del Belpaese, organizzata dal critico James Suckling, ad esempio, andrà in scena a New York, come previsto, il 4 marzo, ma senza produttori italiani: “alla luce delle ultime restrizioni di viaggio in Italia - si legge nella mail inviata ai produttori da Suckling - la sede dell’evento, IAC New York City, ha insistito al fine che tutti gli espositori per il “Great Wines of Italy” fossero rappresentati da una persona locale (che vive stabilmente negli Stati Uniti) per l’evento (...). È importante che i vini italiani siano promossi in New York in questo particolare momento”.
Erano decenni che i mercati mondiali non vivevano tanta incertezza, e per il vino, che, all’estero, fa più della metà del proprio fatturato - 6,4 miliardi di euro nel 2019 - il momento è particolarmente delicato, come hanno raccontato, tra speranza e viva preoccupazione, produttori, imprenditori e manager giramondo del vino, sentiti nei giorni scorsi da WineNews. Pio Boffa, alla guida della storica Pio Cesare, griffe del Barolo, aveva già messo in guardia - ancor prima che venisse rimandata - sul potenziale flop della ProWein, dove “tutti gli appuntamenti con inglesi, americani e così via, sono tutti saltati, e anche chi doveva venire in Italia ha disdetto tutto. Negli ultimi giorni sono stato in Francia ed in Germania, dove la stampa ha recepito il messaggio che noi italiani per primi abbiamo mandato, ed è un disastro. Per non parlare del Sud Est asiatico, al di là della Cina: era l’unica area del mondo dove si poteva pensare ad una crescita dei nostri affari, ma ora è tutto fermo”. Tenore simile hanno le parole di Marilisa Allegrini, alla guida della storica azienda dell’Amarone della Valpolicella: “era una cosa che a livello di Paese davvero non ci voleva, già non siamo particolarmente messi bene come economia in generale, al di là del vino, praticamente senza crescita, e questa è una botta fortissima. Quello che spero è che ci siano provvedimenti a livello governativo ed europeo che ci aiutino, per esempio sul fronte della Pac. Gli appuntamenti saltano, i ristoranti sono vuoti, la gente non viaggia, vuol dire che ci concentreremo per un po’ più sul mercato locale, bisogna sapersi ingegnare. Sono convinta che tutto si risolverà, ma è sicuro che il 2020 sarà un anno davvero difficile”.
“Oggettivamente tutto è in evoluzione, è difficile fare previsioni - commenta Renzo Cotarella, ad Marchesi Antinori, la più importante realtà privata del vino italiano - tanti indicatori, come la stagionalità delle influenze, dicono che questa sarà comunque una crisi passeggerà e non strutturale. Dipende quanto durerà, ed è chiaro che dei problemi ci sono, ma una situazione così per uno o due mesi non può mettere in ginocchio un settore come quello del vino”. Come racconta dalle Marche Michele Bernetti, alla guida di Umani Ronchi, “c’è preoccupazione per un’onda lunga che potrebbe durare non poco, ci sono appuntamenti che saltano e di nuovi per ora non se ne prendono. Inizia ad esserci un problema di circolazione e di spostamento, oltre che di fiducia, perché in questo momento l’Italia è nel mirino”. Per Antonio Rallo, alla guida della siciliana Donnafugata, “la situazione è schizofrenica, come lo è la nostra società in queste fasi. Abbiamo scaffali che si svuotano perché c’è fretta di fare scorte, per fortuna in parte anche di vino, mentre sul fuori casa c’è un rallentamento notevole, anche al Sud. Stiamo soffrendo in Asia ovviamente, che è l’epicentro di tutto”. Usa, invece, toni meno cupi Tancredi Biondi Santi, impegnato negli States per l’azienda di famiglia Castello di Montepò: “questa escalation a rincorrere l’esasperazione della notizia negli Usa non c’è e non né ho riscontrato gli effetti negativi sull’opinione pubblica. In America ho lavorato benissimo, incontrando tanti operatori che amano l’Italia del vino di qualità e fanno il tifo per noi. Bisogna mitigare gli effetti di questa comunicazione bizzarra. L’Italia non si fa fermare”.
Gli effetti sul mondo del vino, però, sono solo una parte dei danni che la situazione attuale genererà sull’economia agricola ed agroalimentare del Belpaese, tanto che il Ministero delle Politiche Agricole guidato da Teresa Bellanova ha varato in Consiglio dei Ministri un decreto legge con le “prime urgenti misure a sostegno delle imprese del settore agroalimentari e per contrastare ogni forma di pratica e concorrenza sleale che saranno ampliate e rafforzate rapidamente con i prossimi provvedimenti” come spiega la Ministra. In campo misure per garantire liquidità alle imprese agricole per estinguere i debiti bancari attraverso mutui a tasso zero; tutela del made in Italy agroalimentare nel mondo con l’introduzione di sanzioni contro pratiche commerciali sleali che colpiscono le nostre imprese e i nostri prodotti, danneggiandone la reputazione; sostegno ai lavoratori del settore agricolo con la cassa integrazione in deroga; sostegno alle aziende agricole che esercitano attività agrituristiche con la sospensione di tutti i versamenti contributivi, previdenziali, e dei premi per l’assicurazione obbligatoria.
Chi, invece, lamenta una certa mancanza di attenzione da parte del Governo è la Fipe - Federazione Italiana Pubblici Esercizi, che sottolinea come “dalle prime bozze che circolano del Decreto per misure urgenti di sostengo alle imprese, il Governo ignora totalmente l’esistenza di un settore, quello della somministrazione, che ha perso l’80% di fatturato anche per colpa delle follie comunicative di questi giorni. Le imprese italiane della ristorazione e dell’intrattenimento, considerate da tutto il mondo il fiore all’occhiello dell’accoglienza italiana, sono invece trasparenti agli occhi del Governo e del legislatore italiano. Neppure una riga e neppure un provvedimento per sostenere le imprese di questo settore, fino a ieri trainante per il turismo e l’economia italiana, sono presenti nel decreto del Governo che dovrebbe essere pubblicato domani. I pubblici esercizi (bar, ristoranti, pizzerie, locali di intrattenimento e società di banqueting) sono quelli che più di ogni altro settore hanno pagato le follie comunicative di questi giorni e oggi vengono ripagati con il silenzio più assoluto”.

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