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RICERCA

Covid-19, dal mare magnum della ricerca, emerge persino il ruolo (protettivo) del vino

Così uno studio cinese, pubblicato da “Frontiers in Nutrition”, su 500.000 casi osservati. Ma il consumo eccessivo di alcol è, comunque, dannoso
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Alcol e Covid-19

A due anni dall'inizio della pandemia di Covid-19, ormai uno spartiacque nella linea temporale del XXI secolo, se c'è una luce in fondo al tunnel il merito è tutto della medicina e della ricerca, che, con i vaccini, hanno permesso a buona parte del mondo e dei settori economici di tornare alla normalità, o a qualcosa che ci si avvicina molto. In questo periodo, però, anche il mondo della scienza ha mostrato qualche fragilità, tra visioni diverse, analisi parziali ed una incapacità di comunicare nel modo adeguato - e con una sola voce - che ha spesso e volentieri destabilizzato anche il più attento degli analisti. E proprio dal mare magnum delle migliaia di ricerche, alcune delle quali decisamente poco cogenti, emerge il ruolo positivo che avrebbero vino rosso, vino bianco e Champagne, capaci, di ridurre il rischio di contrarre il Covid-19, stando allo studio pubblicato da “Frontiers in Nutrition”, curato dai ricercatori del Mental Health Centre dello Shenzhen Kangning Hospital e del Dipartimento di Neurochirurgia della Army Military Medical University di Chongqing, che valuta le associazioni tra quantità e frequenza di consumo delle diverse bevande alcoliche ed il rischio di ammalarsi di Covid-19, con la relativa mortalità. Al contempo, il consumo di birra, sidro e superalcolici non è altrettanto raccomandato, indipendentemente dalla frequenza e dalla quantità di assunzione, come testimoniano le evidenze emerse dai 473.957 soggetti (16.559 dei quali risultati positivi al Covid-19) analizzati.

Tornando ai risultati, i soggetti che hanno consumato il doppio della quantità di alcol rispetto alle linee guida, hanno mostrato un rischio maggiore di contrarre il virus. Il consumo di vino liquoroso, in maniera moderata (1 o 2 bicchieri a settimana), all’interno delle linee guida, avrebbe, invece, un effetto protettivo contro il Covid-19. Un’altra evidenza che suggerisce come, nonostante gli effetti negativi del consumo di alcol siano ampiamente documentati e dimostrati, il rapporto tra consumo di alcol e malattie spesso non sia lineare, e se il consumo di alcol basso o moderato può risultare protettivo, il consumo di alcol eccessivo è sicuramente dannoso.

Lo studio, che arriva dalla Cina, basato sull’osservazione dei 473.957 in esame, dimostra, quindi, come un consumo frequente di alcolici (più di 5 bicchieri a settimana), aumenti il rischio di contrarre il Covid-19, mentre, come anticipato, l’elevata frequenza di consumo di vino bianco e Champagne, al di sopra delle linee guida, lo riduca. Il consumo di alcolici, così come la frequenza, la quantità e le tipologie consumate, inoltre, non è associato alla mortalità legata al Covid-19, ed in conclusione, stando a questo studio, le scelte in termini di salute pubblica dovrebbero concentrarsi sulla riduzione del rischio di contrarre il Covid-19 sostenendo abitudini di vita sane e politiche di prevenzione specie tra i consumatori di birra, sidro e alcolici. Comunque sia, i consumi pesanti di alcolici, dannosi sotto ogni punto di vista, non sono raccomandati, a prescindere dalla tipologia, neanche in ottica Covid-19.

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