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SECONDARY MARKET

Cresce il numero di etichette quotate sul Liv-ex, e la quota dell’Italia arriva al 16,2%

Bottiglie da 17 Regioni diverse, con Bolgheri, Barolo e Brunello al top, grazie a prezzi bassi e voti altissimi della critica internazionale
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Il vino italiano nelle cantine dei collezionisti

Sono arrivate a più di 107.000 le etichette di vino e distillati catalogate, con informazioni precise e puntuali su origine, tipologia, vitigno, denominazione, cru dove presente, che ritroviamo sul database Lwin, il Liv-ex Wine Identification Number, che assegna poi ad ogni vino il suo codice di 11 cifre, un po’ come l’Isbn per i libri, consentendo il trasferimento delle informazioni su uno stesso vino tra sistemi diversi senza soluzione di continuità, cosa altrimenti impegnativa, perché i nomi dei vini sono spesso registrati in modo diverso da sistemi e persone diverse. In totale, nel database sono elencati vini e liquori di 86 Paesi diversi, con la Francia solidamente in testa, a quota 40.120 etichette, mentre gli Stati Uniti, grazie sia al boom degli ultimi quattro anni dei suoi vini nel mercato secondario dei fine wine, sia agli immancabili whisky americani, sono davanti all’Italia, che conta comunque più di 10.000 etichette, da 17 Regioni diverse, a rappresentare l’enorme varietà e ricchezza del vino italiano.

Di queste, 570 sono etichette che non si sono mai affacciate prima d’ora sul mercato dei fine wine. Un mercato in cui il peso specifico delle etichette italiane ha vissuto un’evoluzione incredibile: se nel 2017 il vino italiano valeva appena il 6,4% degli scambi sul Liv-ex, al pari di due denominazioni di Bordeuax come Margaux e Pessac-Léognan, oggi la quota sul totale ha raggiunto il 16,2%: il Barolo sfiora il 4%, così come Bolgheri, il Brunello di Montalcino supera di poco il 2%, gli altri vini di Toscana superano il 4%, il Barbaresco vale l’1,5% delle contrattazioni e l’Amarone si avvicina ad una quota dello 0,5%. Un trend che evidenzia prima di tutto l’ampliamento del mercato ad etichette e denominazioni di tanti Paese, non solo dalla solita Francia, il che vuol dire una maggiore offerta per i wine lover ed i collezionisti, ma anche una maggiore liquidità per le aziende. Molte delle etichette italiane che stanno attirando l’attenzione del mercato secondario dei fine wine vantano punteggi della critica internazionale altissimi, ma anche prezzi relativamente bassi.

Tra gli esempi, portati dall’ultimo report del Liv-ex, il Brunello di Montalcino Casaccia 2015 di Canalicchio di Sopra, a 468 sterline a cassa (da sei), forte dei 100 punti di James Suckling, ma anche il Toscana Rosso 2018 di Tenuta di Trinoro (858 sterline), il Barolo Carobric 2016 di Paolo Scavino (291 sterline), il Barolo La Serra 2016 di Marcarini (218 sterline), il Barolo Riserva Vigna Elena 2015 di Elvio Cogno (468 sterline) e il Brunello di Montalcino 2015 di Cava d’Onice (468 sterline).

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