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ATTUALITÀ

Da Coldiretti 1 milione di firme al Commissario Ue Várhelyi per la sicurezza alimentare

Il presidente Prandini: “aiutaci nella battaglia di trasparenza. Non possiamo accettare la demonizzazione del vino: è storia, qualità e territorio”

Avanti con la richiesta della riforma del Codice doganale e, quindi, con l’etichettatura d’origine obbligatoria sui cibi in commercio per salvaguardare il made in Italy agroalimentare, ed ancora, un’attenzione da tradurre in misure concrete contro i cibi più rischiosi per la salute. Sono le principali proposte presentate da Coldiretti al Commissario Ue per la Salute, Olivér Várhelyi, in visita oggi a Roma a Palazzo Rospigliosi, sede Coldiretti. Un “pressing”, quello dell’associazione dei coltivatori diretti, rinforzato dal milione di firme di cittadini e dalle 2.034 delibere tra regioni, province, Anci e comuni italiani che sono state consegnate nelle mani di Olivér Várhelyi. All’incontro hanno preso parte il presidente Coldiretti, Ettore Prandini, il segretario generale Coldiretti, Vincenzo Gesmundo, Antonio Gasbarrini, presidente Comitato scientifico Fondazione Aletheia e direttore scientifico Fondazione Policlinico Gemelli Irccs, Roberto Weber, presidente Istituto Ixe’, Felice Adinolfi, professore di Economia e Politica Agraria dell’Università di Bologna, e Luigi Scordamaglia, ad Filiera Italia e Capo Area Mercati, Internazionalizzazione e Politiche Europee.
Le firme e le delibere raccolte, ha spiegato Coldiretti, “sono il risultato dell’impegno e delle mobilitazioni condotte da Coldiretti su tutto il territorio nazionale e in Europa, l’ultima delle quali ha visto 10.000 agricoltori al Brennero per denunciare gli inganni e le storture dell’attuale Codice doganale, con tir carichi di prosciutti freschi e mozzarelle pronti per essere “italianizzati”. La tappa finale di un percorso che ha visto la partecipazione di oltre 100.000 agricoltori in tutta Italia”. Ma a preoccupare Coldiretti “è anche la sicurezza alimentare europea con la crisi di Hormuz che ha fatto balzare i costi di produzione, dal gasolio agricolo ai fertilizzanti, mettendo in grave difficoltà le aziende e minacciando gli stessi approvvigionamenti di cibo e aprendo così la strada agli alimenti ultra formulati”.
L’incontro con il Commissario Ue, Olivér Várhelyi, ha inoltre rappresentato per Coldiretti l’occasione “per rilanciare il tema dei rischi collegati alla diffusione del consumo di cibi spazzatura e la loro correlazione con la diffusa obesità che colpisce soprattutto i più piccoli e altre diverse malattie croniche”. Non a caso la richiesta avanzata è stata quella di chiedere misure urgenti finalizzate a limitare la promozione e il consumo di questi cibi. Secondo un rapporto della Fondazione Aletheia, basato sulle ultime evidenze scientifiche, bevande energetiche dall’alto contenuto di caffeina e zuccheri possono favorire insonnia, iperattività di bambini e adolescenti (anche tra i banchi di scuola), ansia e disturbi cardiaci, mentre la presenza di taurina può contribuire all’insorgenza di leucemia. Merendine e snack salati industriali o le barrette energetiche, ricchi di zuccheri raffinati e grassi saturi, contribuiscono a sbalzi glicemici e aumento di peso, mentre i piatti precotti o preconfezionati a lunga scadenza, contengono additivi chimici che non fanno bene alla nostra salute.
Ma per Coldiretti occorre anche revisionare i limiti massimi dei residui ammessi in Europa, che nel corso del tempo “sono stati spesso aggiustati al rialzo, come nel caso del glifosato, l’erbicida che sempre più studi indicano come dannosa per la salute umana e che viene usato, da esempio, per far maturare il grano canadese che finisce nella pasta made in Italy”.
Per il presidente Coldiretti, Ettore Prandini, “serve un’alleanza strategica europea per estendere l’indicazione obbligatoria dell’origine in etichetta a tutti i prodotti alimentari in commercio nell’Unione Europea e riformare l’attuale codice doganale. L’Ue deve arrivare a un elemento di trasparenza, dando la possibilità ai cittadini di non essere ingannati e di sapere esattamente quello che acquistano in modo libero, trasparente, legato a quella che è la provenienza del cibo proveniente dai vari stati membri. La nostra visione sulla qualità degli alimenti non riguarda solo gli interessi del settore agricolo, ma la tutela della salute dei cittadini, dei bambini e la riduzione dei costi sanitari pubblici, oltre al miglioramento complessivo della qualità della vita. La nostra battaglia è trasversale condivisa da tutte le regioni d’Italia e dall’Anci oltre che dai consumatori”. Per Prandini, inoltre, “è altrettanto importante, dunque, una politica europea legata a un elemento: le mense pubbliche a partire da quelle scolastiche, dove, sotto questo punto di vista, noi dobbiamo portare il miglior cibo che possiamo offrire ai nostri ragazzi e alla nostra popolazione, così come all’interno delle aziende ospedaliere”.
Il Commissario europeo alla Salute Várhelyi è d’accordo sull’importanza e il valore del cibo affermando che “le abitudini alimentari non sono soltanto dettagli legati allo stile di vita, ma sono, al contrario, una delle priorità e sono anche la principale sfida per la salute pubblica. Se vogliamo promuovere il benessere, allora il cibo e gli alimenti devono essere parte delle nostre risposte. E se vogliamo avere delle generazioni in salute domani, dobbiamo iniziare con i bambini di oggi. Gli agricoltori che investono in qualità, sicurezza alimentare, tracciabilità e sostenibilità sono parte dell’agenda della prevenzione europea. Per Coldiretti la questione dell’etichettatura della origine è centrale. E le firme raccolte in Italia hanno mandato un messaggio molto forte. Dimostrano che i cittadini stanno chiedendo chiarezza, verità e coerenza. La trasparenza è importante per i consumatori, è importante per gli agricoltori, è importante per l’integrità del mercato unico. Le persone vogliono sapere sempre più non solo cosa c’è nel loro cibo, ma da dove viene e come è stato prodotto. Quindi, davvero, voglio lavorare con tutti gli stakeholder in questa area così importante e, naturalmente, voglio contare sul supporto di Coldiretti quando trasformeremo il nostro piano in realtà”.
Il segretario generale Coldiretti, Vincenzo Gesmundo, ha affermato che “i sondaggi ci dicono che nel profondo degli europei il primo problema non è né la sicurezza energetica né la sicurezza militare. Il primo problema è la salute. E il cibo è l’anticamera perché un corpo umano vada in una direzione sbagliata piuttosto che in una direzione sana e salutare. Al Commissario chiediamo, dunque, misure urgenti finalizzate a limitare la promozione e il consumo dei cibi ultra formulati, poiché ne va della salute dei nostri figli e della tenuta dell’assistenza sanitaria pubblica”.
Secondo un’indagine mostrata dal presidente Istituto Ixe’, Roberto Weber, negli ultimi 10-12 anni, il livello di preoccupazione per la salute e per il sistema sanitario è aumentato di almeno 30 punti percentuali. Questo avviene anche in una fase congiunturale molto difficile, segnata da guerre, inflazione e altri fattori di instabilità. Spesso, come emerge dalle ricerche e dalle fonti primarie sulla percezione dei cittadini, questa crescente attenzione si accompagna a una maggiore consapevolezza del legame stretto tra cibo e salute.
Gesmundo ha ringraziato il Commissario per “aver definito i contadini “guardiani della salute” e per il coraggio e l’audacia dimostrati nell’affrontare temi considerati spesso scomodi dalle élite tecnocratiche europee, a partire dalla battaglia contro i cibi ultra-processati e l’abuso di bevande energetiche, definite “una vera emergenza sanitaria globale”. Non possiamo consentire - ha aggiunto Gesmundo - che i profitti dei grandi gruppi multinazionali vengano anteposti alla salute dei nostri giovani e alla sostenibilità dei sistemi sanitari pubblici”.
Gesmundo, assieme al professor Antonio Gasbarrini, presidente Comitato Scientifico Fondazione Aletheia e direttore Scientifico Fondazione Policlinico Gemelli Irccs, ha illustrato al Commissario i pericoli legati al consumo di prodotti ultra formulati, contrapposti al cibo sano della Dieta Mediterranea, sui quali è stato preparato un apposito allestimento. Una Dieta Mediterranea (riconosciuta nel 2010 dall’Unesco come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità, ndr) definita come un modello alimentare sano e sostenibile, considerato elisir di lunga vita, che aiuta a prevenire molte patologie come il diabete, l’obesità, la sindrome metabolica, le malattie cardiovascolari e osteoarticolari o i tumori. Si basa sul consumo di una grande varietà di prodotti naturali come ortaggi e frutta di stagione, cereali, legumi, oltre a pesce, uova, carne, olio extravergine d’oliva e vino. Un vero e proprio “toccasana” per il nostro benessere.
Felice Adinolfi, professore di Economia e Politica Agraria dell’Università di Bologna e direttore Centro Studi Divulga, ha sottolineato come “l’Europa non possa ignorare il segnale arrivato dalle oltre un milione di firme raccolte sul tema dell’origine dei prodotti agroalimentari. Il sistema agricolo europeo rappresenta un modello unico al mondo, capace di mettere in relazione diretta gli interessi di agricoltori e consumatori attraverso un patto di fiducia fondato sulla trasparenza e sulla responsabilità sociale. Il principio di origine dei prodotti è una vera e propria “carta d’identità” che racchiude non solo la provenienza, ma anche standard elevati in materia di diritti dei lavoratori, tutela ambientale, benessere animale e sicurezza alimentare”.
La centralità dell’alimentazione è stata evidenziata anche da Antonio Gasbarrini: “il sistema sanitario non è più sostenibile senza un cambio di paradigma. Una quota significativa delle malattie croniche è legata agli stili di vita e, in particolare, all’alimentazione, indicata come principale fattore modificabile. circa la metà delle patologie croniche in Europa è attribuibile a una dieta non equilibrata”. Nel ricordare che “l’alimentazione salutare è prevenzione” Gasbarrini ha richiamato il “contributo dell’ecosistema agroalimentare e il valore della produzione agricola come parte integrante della salute pubblica”. A supporto della sua riflessione, il professore ha citato esempi, come i taralli, legati alla differenza tra alimenti a composizione semplice e prodotti industriali complessi, evidenziando come i primi siano soggetti a naturale degradazione mentre i secondi presentino una stabilità molto elevata, anche in assenza di processi biologici di decomposizione.

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