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DAL VINO AI PRODOTTI TIPICI E BIOLOGICI: ALLA CINA PIACCIONO “ITALIANI”. UN MERCATO IN CUI LA PRESENZA DI OGGI FA DA TRAMPOLINO DI LANCIO ALLA DOMANDA DI DOMANI, CHE POTRÀ AUMENTARE NOTEVOLMENTE NEL BREVE E MEDIO PERIODO

L’Italia piace alla Cina, un feeling che il vino e i prodotti tipici incrementano, unitamente al fashion ed ai prodotti di lusso: la conferma viene dal Vinitaly China, in programma da oggi fino al 26 novembre nello Shanghai Exhibition Center, dove si svolgono i più importanti eventi di tendenza nella “capitale” economica della Cina. Organizzata da Veronafiere in collaborazione con l’Istituto nazionale per il commercio estero, il China Council for the Promotion of International Trade - agenzia dell’agricoltura del governo cinese e lo Shanghai International Exhibition Corporation, la rassegna vede oltre 160 espositori, tra i quali prestigiose “griffe” del panorama enologico nazionale (Umani Ronchi, Pio Cesare, Michele Chiarlo, Gaja, Antinori, Frescobaldi, Biondi Santi, Masi, Mastroberardino, Tasca d’Almerita, Zonin …), a cui si aggiungono rappresentanze istituzionali delle regioni e dei consorzi più rinomati (Campania e Puglia, con i loro prodotti tipici, Consorzio del Brunello ...), che ogni giorno promuovono, in collaborazione con Vinitaly, seminari e degustazioni curati dal sommelier Massimo Billetto, editore ed esperto di vini.

Un mercato, quello cinese, ancora di nicchia in termini numerici e di valore (il giro d’affari dell’export agroalimentare italiano, nel 2003, è stato superiore ai 20 milioni di Euro, contro gli 11 del 2002, con un quasi raddoppio del fatturato; il vino italiano esporta 1,5 milioni di bottiglie), ma che necessariamente deve essere conosciuto e sperimentato dato il notevole incremento di reddito da parte di alcune fasce di popolazione (oltre 100 milioni) e le previsioni di un allargamento del benessere ad un più ampio bacino.

Ne è convinto Massimo Tuzzi, export manager della Zonin, azienda leader che detiene il 6% del mercato del vino italiano in Cina (1,5 milioni di bottiglie ed un valore difficilmente quantificabile per i complessi sistemi di statistica in uso nella Repubblica Popolare Cinese, ma ben al di sopra comunque dei 3 milioni di euro), che ora, dopo avere già tre qualificati importatori sia su Pechino che nella zona di Shanghai, sta “iniziando a prendere in considerazione l’idea di una joint-venture a livello distributivo”.

Angelo Gaja, che ha presentato personalmente i propri vini agli operatori cinesi, commenta: “sono convinto - ha evidenziato Gaja - che i vini italiani siano quelli che possono meglio abbinarsi alla cucina cinese, ricca di piatti a base di carni e pesce”. La conferma della vivacità del mercato e dell’attenzione verso i prodotti “made in Italy” arriva dalla casa vinicola Sartori: “nell’ultimo mese abbiamo ricevuto più di cinque offerte di acquisto molto interessanti dalla Cina - sottolinea l’export manager Daniele Cristanelli - Nelle prime due ore di fiera, inoltre, ho avuto più di una decina di contatti di buon livello, tra i quali buyer e importatori”.

“Vinitaly China si sta confermando una grande occasione promozionale per le aziende italiane del vino - affermano Luigi Castelletti, presidente di Veronafiere, e Giovanni Mantovani, direttore generale - e siamo convinti che molti contatti potranno trasformarsi presto in veri e propri contratti. Il mercato cinese rappresenta un’immensa opportunità, che dobbiamo essere bravi a sfruttare come sistema nazionale”.

Del resto il profilo del consumatore cinese è ormai molto simile a quello internazionale: dai dati de “Il Sole 24-Ore” emerge che dispone di un reddito medio-alto, ha un’età compresa tra 35 e 45 anni, ha compiuto studi universitari, è un colletto bianco, un burocrate o un libero professionista (donna a Pechino, uomo a Shanghai), aperto agli stili di vita stranieri e amante degli status symbol. Quanto al gusto, predilige il vino rosso, giovane, secco, dal gusto fermo.

Quello che una volta veniva chiamato il Celeste Impero è insomma uno dei maggiori consumatori di materie prime, e mentre la crisi economica rallenta l’Occidente il suo prodotto interno lordo cresce al ritmo del 9,4% annuo. La Cina conta quasi 1,3 miliardi di abitanti, il cui tenore di vita migliorerà notevolmente nel corso dei prossimi anni; ciò avrà favorevoli effetti sull’export di quei Paesi che già ora si stanno muovendo per far conoscere i propri prodotti e instaurare buone relazioni. Si calcola che 100 milioni di persone possono permettersi di acquistare beni di lusso provenienti dal resto del mondo. In questa nicchia dalle dimensioni ragguardevoli vuole fare breccia l’enologia italiana.

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