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I DATI

Dalle denominazioni più grandi a quelle “gioiello”: le giacenze di vino italiano crescono

Analisi WineNews (su dati di “Cantina Italia”, tra novembre 2025 e 2024). Con numeri, ovunque, in aumento, spesso anche a doppia cifra
CANTINA ITALIA, CANTINE ITALIANE, GIACENZE, VENDEMMIE, Italia
Nelle cantine italiane crescono le giacenze di vino

Che nelle cantine italiane ci sia tanto vino (o troppo, a detta di molti) è un dato di fatto. Certo è che l’aumento sullo scorso anno può essere legato anche al susseguirsi di vendemmie diverse in termini di volumi (scarsissima la 2023, più generosa la 2024, ancora più abbondante la 2025), ma che vendite e consumi, tra salutismo, dazi e difficoltà economiche, vadano a rilento, è una realtà che tutti, o comunque tantissimi, tra i produttori, di ogni dimensione, denominazione e blasone, toccano con mano. E, guardando ai territori, l’aumento delle giacenze, pur con le sue distinzioni, sembra abbracciare tutti, dalle denominazioni blasonate a quelle più di nicchia, aree di produzione più vaste, ma anche territori con un potenziale produttivo inferiore. Come emerge dal raffronto tra i dati delle diverse denominazioni di “Cantina Italia”, con l’aggiornamento al 30 novembre 2025 (53,4 milioni di ettolitri, +8,6% sullo stesso periodo 2024, a cui aggiungere 9,5 milioni di ettolitri di vino nuovo ancora in fermentazione, e 9,7 milioni di ettolitri di mosti), che WineNews ha confrontato con quello al 30 novembre 2024. Ovvero con due dati che, di fatto, comprendono tutta la vendemmia dell’annata di riferimento.
Al 30 novembre 2025, dunque, tutte le prime 10 denominazioni più grandi, a livello di “scorte” di vino, hanno visto aumentare le proprie giacenze nell’ultimo anno, con la sola eccezione dell’Igp Puglia. Si va, in ordine, dal Prosecco Doc che da solo, vale l’11,6% dei vino Dop e Igp in cantina, con 5,03 milioni di ettolitri (+2,8%), davanti al Puglia Igp (1,78 milioni di ettolitri, -0,7%), in calo, ma si torna a salire con l’Igp Toscana (1,69 milioni di ettolitri, +18,1%) e, alla posizione n. 4, con il Doc Delle Venezie (1,64 milioni di ettolitri, +20,5%). La crescita più alta, tra le 10 denominazioni con più scorte, è dell’Igp Terre Siciliane (1,54 milioni di ettolitri, +31,3%), ma l’incremento interessa anche Igp Veneto (1,47 milioni di ettolitri, +13,5%), Rubicone (1,35 milioni di ettolitri, +1%), Chianti, la denominazione rossista più grande della Toscana (1,28 milioni di ettolitri, +19,9%), Doc Sicilia (1,27 milioni di ettolitri, +9,5%), e Salento Igp (1,23 milioni di ettolitri, +4,5%).
Guardando, invece, ad alcune delle denominazioni più piccole, ma importanti per blasone o volumi di mercato, le giacenze di vino, anche in questo caso, aumentano ovunque, anche se con un peso diverso
: dal Montepulciano d’Abruzzo (951.909 ettolitri, +0,26%) al Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore, cuore storico della galassia Prosecco (935.594, +4,38%); dal Chianti Classico (750.251 ettolitri, +12,3%) al Franciacorta (733.752 ettolitri, +16,8%); dal Barolo (548.460 ettolitri, +6,1%) al Brunello di Montalcino (445.513 ettolitri, +10,4%); dall’Amarone della Valpolicella (442.384 ettolitri, +1,7%) al Soave (350.980 ettolitri, +24,1%); dal Vino Nobile di Montepulciano (220.014 ettolitri, +2,58%) al Barbaresco (165.378 ettolitri, +9,78%); dall’Etna (140.292 ettolitri, +17,5%) al Bolgheri (121.671 ettolitri, +11,2%), ed al Rosso di Montalcino (79.226 ettolitri, +62,8%), la cui crescita quantitativa, in questo caso, va sottolineato, è legata anche al fatto che nel 2024 l’Albo dei Vigneti rivendicabili alla Doc di Montalcino è stato aperto, consentendo un aumento fino al 60% (aggiungendo 364 ettari potenziali ai 519,7 rivendicati fino allo scorso anno, che quasi raddoppiano il potenziale produttivo, ndr).
Al netto del fatto che avere più vino in cantina non è di per sé sinonimo di “crisi”, perché ci sono denominazioni che, magari, pur con scorte abbondanti, riescono ad avere dei flussi di uscita costanti e regolari, magari con qualche flessione sul fronte dei prezzi unitari, resta nei numeri la fotografia di un settore appesantito da una produzione abbondante da piazzare su un mercato che, di certo, non assorbe più come in passato e che, a detta di tanti studi di settore e di esperti, continuerà a registrare una flessione più o meno importante dei consumi. Ed è uno scenario con cui chi fa impresa, in questo settore, che richiede anche investimenti ingenti e tempi di rientro lunghi, dovrà, comunque, fare i conti.

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