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USA VS UE

Dazi Usa, il conto per l’agroalimentare italiano è di “solo” mezzo miliardo di euro

La reazione di Uiv, Federvini, Coldiretti e della Ministra Bellanova alla lista dei prodotti del made in Italy alimentare colpiti da Washington
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I dazi Usa colpiscono i prodotti del made in Italy agroalimentare

L’agroalimentare italiano tira un bel sospiro di sollievo. Il peggiore degli scenari possibili, ossia quello che prevedeva dazi Usa del 100% sui prodotti simbolo del made in Italy, dal vino ai formaggi, dall’olio alla pasta, che Oltreoceano hanno uno dei mercati fondamentali, non si è avverato, ma dalla lista definitiva stilata stanotte da Washington, com’era facile aspettarsi, il settore non è certo rimasto immune. Graziati vino, olio, pasta e pomodoro lavorato, ma anche il prosciutto a denominazione, come il San Daniele ed il Parma, ossia i capisaldi della gastronomia tricolore, mentre cala sensibilmente il conto complessivo, stimato da Coldiretti in mezzo miliardo di euro, con un aumento dei dazi del 25% su prodotti comunque di primissimo piano, come diverse tipologie di formaggi ed i liquori. Insomma, una mezza vittoria, che porta con sé reazioni diverse, da quelle sollevate delle principali associazioni enoiche del Belpaese, a quelle più preoccupate del Consorzio Parmigiano Reggiano.
“L’esclusione del vino italiano dalla lista dei prodotti che saranno colpiti dai dazi, ci fa tirare un primo sospiro di sollievo e per questo il nostro ringraziamento va al Premier Giuseppe Conte e alla Diplomazia italiana, oltre agli sforzi della Commissione Ue. Gli Usa sono infatti un mercato fondamentale: si posizionano al primo posto nella graduatoria dei Paesi consumatori di vino con una domanda complessiva che è cresciuta negli ultimi 5 anni in valore di oltre il 30%, così come il quantitativo di vino esportato dal nostro Paese. Anche se per ora il pericolo è scampato, è però necessario mantenere alta l’attenzione e continuare un dialogo con gli Usa, per evitare che la lista venga rivista e ampliata, considerato che secondo quanto comunicato dall’amministrazione americana, gli USA hanno l’autorità per aumentare le tariffe in qualsiasi momento o modificare i prodotti interessati”. Così Ernesto Abbona, presidente di Unione Italiana Vini, commenta l’esclusione dei vini italiani dalla lista dei prodotti pubblicata dalle autorità americane, ricordando anche che nonostante il vino sia stato escluso, i dazi, che scatteranno dal 18 ottobre, andranno a colpire molti altri prodotti italiani dell’agroalimentare come il pecorino romano, il parmigiano reggiano, il prosciutto e loro derivati. “Non è mai una buona notizia quando vengono approvate restrizioni al commercio - aggiunge il presidente di Uiv - ed in questo caso, anche se non toccano direttamente noi, colpiscono il vino di altri Paesi e altri prodotti agricoli, alcuni made in Italy, che nulla hanno a che fare con la causa. Per questo invitiamo Ue e Usa a continuare a lavorare per una soluzione negoziale sul caso Airbus-Boeing che eviti l’escalation di una guerra commerciale che rischia di impoverire tutti”.
Come detto, se il vino italiano è salvo, i liquori ed i cordiali non lo sono: su di loro graveranno i nuovi dazi, del 25%, che, secondo Federvini, rischiano di tarpare la ali ad un settore in ottima salute proprio grazie alle performance sui mercati esteri. Come ricorda Sandro Boscaini, presidente di Federvini, “il mercato americano rappresenta un mercato in grande espansione per i nostri spiriti: basti pensare che tra il 2017 e il 2018 l’export in Usa è cresciuto del 45%. Un mercato che ogni anno dimostra di apprezzare sempre di più i nostri prodotti, fatti di cultura, storia e tradizione. Auspichiamo - ha proseguito Boscaini - che vengano immediatamente riprese le trattative a favore del commercio libero, per un mercato trasparente che premi la qualità”.
Non si accontenta, e non abbassa la guardia, la Ministra delle Politiche Agricole Teresa Bellanova, che propone l’istituzione di “un fondo europeo per azzerare l’effetto degli eventuali dazi americani sui prodotti agroalimentari. Mettere a rischio i nostri formaggi, il vino, l’olio, le eccellenze che rappresentano la cultura e l’identità dei nostri territori è inaccettabile. Ora è il momento della diplomazia, bisogna trovare un accordo con l’Amministrazione Trump, perché una guerra commerciale con l’Europa la pagherebbero solo cittadini e imprese. Ma - continua la Bellanova - credo sia arrivato il momento per l’Europa di anticipare i problemi, perché fino ad oggi siamo arrivati a intervenire con due o tre anni di ritardo. Quando magari le aziende avevano chiuso. Ecco perché ho scritto al Commissario Hogan per prevedere in ogni caso la creazione di un Fondo Azzeradazi e di valutare ogni azione necessaria anche sulle restituzioni all’esportazione. Siamo davanti a una fase nuova delle relazioni internazionali, non possiamo usare strumenti inadeguati. Servono risposte immediate, perché il rischio è altissimo”.
A fare il sunto ed un primo bilancio, infine, è la Coldiretti, da anni in prima linea nella difesa e nella tutela delle produzioni italiane nel mondo, che ricorda come saranno colpiti da dazi Usa del 25% le esportazioni agroalimentari made in Italy per un valore di mezzo miliardo di euro, con la presenza nella black list di prodotti come Parmigiano Reggiano, Grana Padano, Pecorino e altri prodotti lattiero caseari, prosciutti di suini non domestici (esclusi Dop), crostacei, molluschi, agrumi, succhi e liquori, mentre sono salvi gli elementi base della dieta mediterranea come olio extravergine di oliva, conserve di pomodoro, pasta e vino, come emerge dalla lista del Dipartimento del Commercio statunitense (USTR) in pubblicazione sul Registro Federale, che entrerà in vigore il 18 ottobre. I prodotti più colpiti per l’Italia, sottolinea la Coldiretti, sono il Parmigiano Reggiano ed il Grana Padano con un valore delle esportazioni di 150 milioni di euro nel 2018, in aumento del 26% nel primo semestre di quest’anno, ma anche il Pecorino Romano, con un valore di 65 milioni di euro in crescita del 29%, il provolone ed i prosciutti di suini non domestici (esclusi Dop).
Le tariffe doganali per il Grana Padano e il Parmigiano Reggiano di fatto triplicano passando - spiega la Coldiretti - dal 15% al 40% sul valore del prodotto. Significativa l’assenza del vino, che è il prodotto made in Italy più esportato in Usa mentre non sfugge il nettare di bacco francese, ripetutamente minacciato dal Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ma anche l’olio di oliva spagnolo. “Ora è necessario aprire la trattativa a livello comunitario e nazionale dove una buona premessa al confronto sono le importanti relazioni con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump che ha saputo costruire il premier Giuseppe Conte - commenta il presidente Coldiretti, Ettore Prandini - ma ora serva che vengano attivate al più presto forme di sostegno ai settori più duramente colpiti e non coinvolti bel settore aerospaziale al centro della disputa sugli aiuti a Airbus e Boeing che ha originato la guerra commerciale”.

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