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INVESTIMENTI

Diversificare e puntare sui fine wine: investire sui grandi vini italiani non è un azzardo

Finarte: valori quadruplicati in 17 anni, rischio e volatilità, per tante etichette, moderati nel medio periodo. Le bottiglie su cui puntare
FINARTE, FINE WINE, INVESTIMENTO, vino, Italia
Investire nei fine wine

Diversificare gli investimenti, specie in tempi di crisi, quando i tassi di interesse tendono ad abbassarsi, è buona regola generale. Puntare sul vino, invece, come raccontiamo e scriviamo ormai da anni, può rivelarsi la scelta giusta. A supporto della quale ci sono numeri che lasciano davvero poco all’interpretazione ed all’immaginazione: dal 2003 ad oggi il Liv-ex, l’indice di riferimento del mercato secondario dei fine wine, è cresciuto quasi 300%, il che vuol dire che il valore dei vini presenti nell’indice, in 17 anni, è quadruplicato. E questo vale anche per i vini italiani, anzi, negli ultimi tempi, soprattutto per le etichette italiane. Come sottolinea la casa d’aste Finarte, l’analogia con gli investimenti tradizionali vale anche nella definizione degli obiettivi dell’investimento in vini pregiati: caratteristiche del rischio e della volatilità, termini di tempo e facoltà di essere liquidato. Il rischio e la volatilità, almeno nel medio periodo, sono moderati se si scelgono etichette che hanno un elevato scambio sul mercato (come il Monfortino del 1995, i Sassicaia o i Tignanello del 1998 e del 1999).
Grande attenzione va posta nei tempi dell’investimento: per periodi lunghi bisogna prevedere una rotazione adeguata delle etichette e delle annate, tenendo presente che liquidare le bottiglie alle condizioni migliori richiede del tempo anche quando si è inseriti in un circuito di scambi professionale. Ma su quali vini bisogna puntare? I riflettori, in questi ultimi tempi, sono puntati sui rendimenti dei vini delle Langhe in generale, dove fra gli altri il Barolo 2014 di Bartolo Mascarello e il Monfortino 2010 di Giacomo Conterno hanno mostrato nel 2019 importanti aumenti di prezzo, ma anche, come sempre, sui vini di Bolgheri, con Masseto e Sassicaia, campione di rendimento in annate molto diverse, dalla più accessibile 2013 alle mitiche 2015 e 2016, con Solaia e Ornellaia a completare il gruppo. Sempre in prima fila in termini di capacità di accrescere il valore nel tempo sono per la Toscana i vini di Montalcino, con i Brunello più celebri come Biondi Santi, Soldera, Casanova di Neri, e alcuni marchi affermati nel tempo come Tignanello e Pergole Torte; per il Veneto i vini della Valpolicella, con gli Amaroni di Quintarelli, Dal Forno, Masi, Bertani.

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