La sensibilità verso il benessere degli animali è sempre più forte nella società, con visioni e proposte normative che impattano anche su quello che arriva nel piatto. E, in questo contesto, è approdata in Senato della Repubblica, in questi giorni, la proposta di legge che punta a vietare in Italia la macellazione degli equidi, riconoscendo cavalli, pony, asini e muli come animali d’affezione: un passaggio che segna un possibile cambio di paradigma dopo secoli in cui questi animali sono stati sfruttati come forza lavoro, mezzi di trasporto, compagni nelle guerre, atleti sottoposti a pressioni estreme e, troppo spesso, vittime di abusi come corse clandestine e macellazioni illegali. Il testo - presentato dalle deputate Susanna Cherchi (Movimento 5 Stelle), Luana “Luna” Zanella (Alleanza Verdi e Sinistra) e Michela Vittoria Brambilla (Noi Moderati), firmatarie delle proposte confluite nell’attuale iter parlamentare - è stato accolto con favore dall’Organizzazione Internazionale Protezione Animali (Oipa), che sottolinea come il riconoscimento degli equidi quali animali d’affezione rappresenti una svolta culturale attesa da tempo. La proposta prevede l’attribuzione automatica della dicitura “Non Dpa” (non destinato alla produzione alimentare) a tutti gli equini e introduce sanzioni severe per allevamento e commercializzazione della carne: reclusione fino a tre anni, multe che possono superare i 100.000 euro se il prodotto finisce sul mercato, obbligo di registrazione nazionale e transponder sottocutaneo con ulteriori sanzioni per chi non regolarizza l’animale.
“Sempre più persone considerano i cavalli membri della famiglia, ricorda il presidente Oipa Massimo Comparotto, auspicando una rapida approvazione del provvedimento e definendolo un passo culturale cruciale. A rafforzare questa spinta intervengono i dati del report “Produzione e consumi di carne di cavallo in Italia” realizzato da Animal Equality Italia, un’organizzazione internazionale non-profit dedicata alla protezione degli animali, con Ipsos: secondo l’indagine, oggi solo il 17% di chi consuma carne include anche quella equina nella propria dieta, in un Paese che pure resta ai primi posti in Europa per numero di equidi macellati - circa 17.000 nel 2024 secondo Vetinfo - e che detiene il primato mondiale per importazioni, con oltre 25.000 tonnellate nel 2022.
La ricerca evidenzia inoltre come la maggioranza degli italiani non sia abituata a consumare carne di cavallo e tenda a considerare questi animali più come compagni di vita che come risorsa alimentare, mentre tra chi la consuma prevale la convinzione che si tratti di una carne salutare e la fiducia nel sistema dei controlli, nonostante le criticità emerse negli ultimi anni sul fronte della tracciabilità e i casi di macellazioni clandestine che hanno coinvolto animali non Dpa, talvolta trattati con farmaci incompatibili con il consumo umano, afferma Animal Equality Italia. Una visione opposta arriva però da Fiesa (Federazione Italiana Esercenti Specialisti Alimentazione) Confesercenti, che avverte conseguenze pesanti su tradizioni gastronomiche e intere economie locali: dalla pastissada veronese agli sfilacci veneti, dai pezzetti di cavallo salentini alle polpette catanesi, fino ai salumi equini del Nord, specialità che affondano le radici nella storia culinaria italiana e che, secondo l’associazione, rischiano di scomparire insieme alle imprese che ne compongono la filiera, oggi regolamentata e controllata.
In Italia - continua il report Animal Equity - risultano registrati oltre 11.000 allevamenti con più di 46.000 cavalli destinati alla produzione di carne, distribuiti su tutto il territorio nazionale, mentre una parte significativa degli animali macellati proviene dall’estero, soprattutto da Francia, Polonia e Slovenia: un sistema economico che coinvolge allevatori, macellerie specializzate, distribuzione e ristorazione. Un divieto generalizzato, sostiene Fiesa, inciderebbe su un patrimonio culturale riconosciuto a livello Unesco e romperebbe un equilibrio produttivo consolidato, con impatti immediati su occupazione e filiera; ma i numeri del sondaggio indicano che il consumo è ormai minoritario e in lieve calo, suggerendo come il dibattito parlamentare si inserisca in una trasformazione sociale già in atto. Il Parlamento è ora chiamato a trovare un punto di sintesi tra sensibilità sociale crescente, tutela animale, sicurezza sanitaria e salvaguardia di tradizioni identitarie che attraversano il Paese da Nord a Sud, in un confronto che va oltre la carne equina e interroga il rapporto stesso tra italiani e animali.
Copyright © 2000/2026
Contatti: info@winenews.it
Seguici anche su Twitter: @WineNewsIt
Seguici anche su Facebook: @winenewsit
Questo articolo è tratto dall'archivio di WineNews - Tutti i diritti riservati - Copyright © 2000/2026
















































































































































































