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“Drops of God”, torna la stagione 2 della serie sul vino diventata un cult in tutto il mondo

Nei nuovi episodi, in onda su Apple TV+, i due protagonisti dovranno scoprire e risolvere nuovi misteri (e assaggiare molte altre bottiglie)
APPLE TV+, DROPS OF GOD, SERIE, Mondo
Torna la stagione 2 di “Drops of God”, serie cult sul vino

Tornano gli affascinanti fratelli Camille e Issei, ma soprattutto torna il vino, quello che incanta e che conquista: debutta in questi giorni su Apple TV+ la seconda, attesissima stagione di “Drops of God” (in italiano “Nettare degli dei”), serie cult tratta dal celebre manga giapponese “Kami no shizuku - Le Gocce di Dio” di Tadashi Agi, ambientata nel mondo della gastronomia d’élite e dei vini più rari al mondo. Nella prima stagione della coproduzione franco-giapponese - tradotta in 26 lingue e trasmessa in contemporanea nel mondo - i due fratelli si sfidavano per aggiudicarsi un’eredità da molti milioni di dollari. Ora, nei nuovi episodi, Camille e Issei si trovano ad affrontare la sfida più pericolosa della loro vita: scoprire l’origine del vino più pregiato al mondo, un mistero così profondo che nemmeno il loro leggendario padre, Alexandre Léger, è riuscito a risolvere.
La seconda stagione era già stata annunciata dal produttore Jean Luc Berlot, intervistato da WineNews, che spiegando il grande successo della serie aveva detto che “parla di vino, un vettore universale di comunicazione e dialogo, perché quando si beve insieme, e si deve bere insieme, parliamo e condividiamo con facilità”.

La prima stagione partiva dalla morte, a 60 anni nella sua casa di Tokio, di Alexandre Léger, creatore della famosa “Léger Wine Guide” e figura emblematica dell’enologia, lasciando a sua figlia Camille (l’attrice Fleur Geffrier), una straordinaria collezione di vini, la più grande al mondo secondo gli esperti. Per entrare in possesso dell’eredità, Camille deve competere con un giovane e brillante enologo, Issei Tomine (Tomohisa Yamashita): la figlia biologica dovrà quindi sfidare il “figlio spirituale” del compianto Alexandre. Le prove da superare sono tre, tutte legate alla degustazione del vino. Chi vince erediterà l’impero di Léger, mentre chi perde se ne andrà a mani vuote. Ma come può Camille vincere un simile duello? Non vede il padre da quando ha 9 anni, ovvero da quando si è separato dalla mamma, non sa nulla di vino e, peggio ancora, non ne ha mai bevuto nemmeno un goccio. Saprà allenare il suo palato? Ordinare i cassetti dei profumi che giacciono in disordine nel suo cervello? Il risultato è un coinvolgente racconto giallo ambientato in Francia, Giappone e Italia, e che, tra i vini, vede protagoniste anche le etichette italiane del Barolo Cannubi Boschis di Luciano Sandrone e del Brunello di Montalcino di Poggio di Sotto.
E c’è di nuovo Château Beaucastel, una delle tenute più prestigiose di Châteauneuf-du-Pape (dove è stata girata gran parte della prima stagione) come set per i primi episodi della seconda: nella storia proprio in quella tenuta la protagonista, Camille Léger, si è stabilita, dopo averla rilevata insieme al suo compagno. Qui avviano importanti lavori di ristrutturazione prima che emerga un nuovo mistero, che la spinge a cercare delle risposte. A quanto pare gli sceneggiatori si sono adattati ai lavori di ristrutturazione effettivamente intrapresi a Beaucastel dopo le riprese della prima stagione. Dunque la trama si è adattata alle circostanze, incorporando il rinnovamento della tenuta nella narrazione fittizia, mentre Camille intraprende i lavori con un'attenzione alla sostenibilità, proprio come è accaduto a Beaucastel.
Ma l’adattamento ha comportato anche la necessità di conciliare due attività: le riprese di una serie e la produzione di vino. Per ottenere questo risultato di grande impatto, l’organizzazione è stata fondamentale durante le tre settimane di riprese. “Vedere arrivare 70-90 persone è un’esperienza unica. Una troupe cinematografica è invadente; ci sono esigenze immediate, set imponenti - ha spiegato il proprietario di Beaucastel - quando si lavora in una tinaia c’è bisogno di luce, c’è rumore, ma a volte le troupe cinematografiche avevano bisogno di silenzio assoluto per diversi giorni. E non potevamo permetterci di non lavorare sul vino. Dato che non potevamo andare altrove, abbiamo dovuto adattarci. Quindi a volte lavoravamo di notte, o viceversa…”.

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