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PUNTI DI VISTA

“Dry January”, un mese strategico per produttori e locali per diffondere il consumo moderato

A dirlo è un report NielesenIq: in Usa 4 consumatori su 10 partecipano, e tra chi non lo fa, 2 su 3 consuma alcolici “meno, ma meglio”
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Nel “Dry January” c’è anche chi consuma “meno” alcolici, “ma meglio”

Negli Stati Uniti 4 consumatori on-premise su 10 affermano di essere propensi a partecipare al Dry January, la sfida globale che prevede un mese di astinenza dal consumo di alcol. Ma secondo l’ultimo “Us On Premise Impact Report”, realizzato da NielesenIq, questa tendenza, dal punto di vista degli esercenti e dei brand produttori, non va percepita come un calo del consumo, ma come una reinterpretazione. Anche perché, spiega il report, a fronte di un 40% che per 31 giorni dirà no all’alcol c’è anche un terzo degli intervistati (su un campione di 1.600 consumatori interrogati a dicembre 2025, ndr) che ha asserito che non intende partecipare al Dry January, evidenziando, dunque, un’astinenza sì significativa, ma, comunque, non universale. Più marcata tra la Gen Z (il 50% di questa generazione parteciperà alla sfida) e i Millennials (49%), meno tra Gen X (38%) e Baby Boomer (44%), anche se, comunque, con percentuali di rilievo. Ma anche tra i consumatori poco propensi (il restante 30%), 2 su 3 intendono bere con moderazione e non rinunciare in toto all’alcol, in un approccio sintetizzabile nella frase “meno, ma meglio”, spiegano gli analisti di NielsenIq.
Perché se è vero, stando alla ricerca, che bevande analcoliche (57%) e bevande calde o ghiacciate (41%) sono in cima alla lista dei sostituti dell’alcol per chi parteciperà al Dry January - con acqua frizzante (29%) e mocktail (15%) che seguono come alternative popolari - la birra analcolica (13%), il vino dealcolato (12%) ed i distillati analcolici(11%) offrono ulteriori possibilità di coinvolgimento (in ogni caso non per quel 10% dei partecipanti che prevede di evitare del tutto le visite On Premise). NielsenIq spiega che le opzioni analcoliche bevande gassate (56%), caffè (44%) e tè freddo (39%) già dominano le scelte On Premise, mentre birra, vino e distillati analcolici restano nicchie (seppur in crescita). Ma anche che il 40% dei consumatori in loco ha provato una nuova bevanda nello scorso mese, soprattutto Gen Z (60%) e Millennials (58%): pertanto, il Dry January diventa un palcoscenico perfetto per l’innovazione dell’offerta con cocktail (24%), birra (20%), bevande gassate (17%) e caffè (16%) che guidano la lista delle nuove sperimentazioni.
“Il Dry January non è solo una tendenza dei consumatori, è un momento strategico per i suppliers - afferma Matthew Crompton, vice-presidente On Premise negli Stati Uniti per Cga by Niq - i consumatori stanno segnalando che vogliono scelta, qualità ed esperienza, che si tratti di bevande No o Low alcol. E i brand che rispondono con proposte di questo tipo e creatività non solo proteggeranno le loro quote a gennaio, ma costruiranno fedeltà nel lungo termine”.
In sostanza, questo mese può essere l’occasione per rispondere alle esigenze di quei soggetti che vogliono consumare con moderazione: attrarre chi vuole ridurre, ma non rinunciare, per coinvolgerlo poi in prospettiva anche una volta terminato gennaio. E se per l’appunto Gen Z e Millennials amano provare nuove bevande, l’invito agli esercenti da parte di NielsenIq è quello di lavorare su curiosità, storytelling e creatività e ispirare la sperimentazione per generare interesse: aiuterà a intercettare i consumatori che puntano alla moderazione. Non un calo dei consumi, ma una loro reinterpretazione.

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