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E se il posto giusto per costruire il brand di un vino fosse lo scaffale del supermercato?

I grandi vini si stappano al ristorante, vero, ma l’on trade è anche il canale che meno e peggio ci mette di fronte all’etichetta di una bottiglia
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Se il brand del vino si fa forte al supermercato

Le grandi etichette si stappano al ristorante. Una massima con ben più di un fondo di verità, amaramente confermata dalle difficoltà che i grandi vini hanno patito, negli ultimi 12 mesi, a causa della lunga e forzata chiusura dei ristoranti. Tanto in Italia quanto nel resto del mondo. Un freno anche alla costruzione ed all’affermazione dei brand del vino? A caldo, potremmo dire di sì, perché è a tavola, almeno in teoria, che la bottiglia fonda e costruisce il proprio mito, non certo sullo scaffale di un supermercato. Ma è davvero così? Secondo una delle ultime analisi pubblicate da Wine Intelligence, no. E i motivi sono, in fin dei conti, piuttosto logici, anche se tutti da approfondire empiricamente.
Lo studio dell’istituto britannico si basa su dati ed abitudini di consumo del mercato portoghese, ma a bene vedere possiamo provare ad adattarli al contesto italiano, anche se qualche differenza c’è, a partire dalla media dei consumi, che vede il Portogallo primo consumatore di vino al mondo, con 49 litri di vino per abitante, davanti a Francia e Italia. E poi, le occasioni di consumo, che nel Paese lusitano crescono tanto in casa quanto fuori casa, anche se tra le mura domestiche, mediamente, si beve il doppio delle volte di quanto non si faccia in casa: 10 contro 21,3 volte al mese. Fuori casa, poi, i momenti in cui si beve un bicchiere, o una bottiglia, di vino, sono ben diversi. Si va dall’aperitivo a fine giornata alla cena in un ristorante formale, dalla pausa pranzo al dopo cena.
Situazioni, perlopiù, in cui la scelta del vino è demandata ad uno solo dei commensali, che sfoglia la carte dei vini e sceglie per tutti. O al barista, che spesso riempie il bicchiere senza neanche mettere il cliente a contatto visivo con l’etichetta, come succede praticamente ogni volta che ci sediamo al tavolo di un bar. E poco cambia che ci si trovi in Portogallo o in Italia: fuori casa il contatto e l’esposizione con l’etichetta è limitatissimo, anche perché in tanti locali la cantina non è neanche a vista. L’esatto contrario di ciò che accade nell’off trade, ossia nelle enoteche, nelle botteghe e nei supermercati. Dove c’è tutto il tempo di scegliere la bottiglia giusta, tenendola - più o meno metaforicamente - tra le mani. E poi, nei grandi supermercati il reparto dedicato al vino è sempre più ricco e curato: trovarci le griffe più importanti è diventata la normalità, e per quelle in ascesa è il posto giusto per imporsi al grande pubblico.

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