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LA VICENDA

Enoteca Italiana di Siena: all’asta il marchio (per 14.000 euro), magazzino ed arredi

Verso la triste chiusura di un capitolo della storia del vino italiano, e di un’ente che ha fatto tanto per la cultura del vino d’Italia e nel mondo

Nata per “fare conoscere, valorizzare e promuovere i vini e la realtà vitivinicola nazionale”, come recita lo Statuto fondativo del 1960, la storia dell’Enoteca Italiana di Siena, volge verso l’epilogo dei suoi travagliati ultimi anni di vita: dopo la prima procedura di asta andata deserta nel novembre 2020 (dopo lo scioglimento dell’Ente, deliberato nel 2017), e con la riconsegna dei locali al Comune di Siena, per fine gennaio 2021 è previsto il secondo bando per l’asta giudiziaria, che metterà all’incanto il magazzino dell’Enoteca Italiana, stimato in 37.250 euro con le bottiglie (tra i nomi migliori, dall'inventario preliminare che WineNews ha potuto visionare, spiccano etichette di realtà come Argiolas, Biondi Santi Tenuta Greppo, Travaglini, Cantine del Notaio, Lungarotti, Donnafugata, Allegrini, Chiarlo, Tedeschi, Di Majo Norante, Castellare di Castellina, Grattamacco, San Leonardo, Renato Ratti ...), le rimanenti attrezzature ed arredi, per 16.540 euro, materiale storico come locandine storiche ed il marchio. Che, in prospettiva, forse, è la cosa più importante, ma, nonostante la sua storia ed il suo passato di pregio, “ad oggi non ha un riscontro commerciale e non è collegabile ad un volume di affari e utili”, spiega il liquidatore Raffaele Susini. Ed è per questo che è valutato appena 14.000, cifra che, in un certo senso, lo rende particolarmente appetibile in ottica di rilancio. E, nel frattempo, va avanti anche la procedura per ottenere 600.000 euro di crediti di lunga data da parte del Ministero delle Politiche Agricole, con il ricavato di procedura e asta che servirà a remunerare i creditori, a partire dagli ex dipendenti. Così, mentre il Comune di Siena va avanti per trovare una nuova destinazione d’uso agli splendidi locali della Fortezza Medicea che ha ospitato l’Enoteca dal 1933, va verso la chiusura un capitolo importante della storia del vino italiano, che forse non tutti conoscono.

L’Enoteca Italiana di Siena è stato, infatti, uno dei pochi enti pubblici, e tra i più longevi, dedicati alla diffusione della cultura del vino italiano, fin dai suoi esordi, quando si occupava dell’organizzazione operativa della Mostra Mercato Nazionale dei Vini a Denominazione d’Origine e di Pregio, antesignana del più moderno Vinitaly, arrivato solo nel 1967.
All’epoca, infatti, per un mese intero, la Fortezza Medicea della Città del Palio ospitava gli stand di tutte le Regioni del Belpaese, con i loro vini d’eccellenza, che solo 30 anni dopo sarebbero diventati a Denominazione d’Origine. Ecco perché, quello dell’Enoteca Italiana di Siena (anche con la sua Settimana dei Vini, ndr), è un patrimonio storico italiano di inestimabile valore, che, negli anni, ha portato la cultura del vino in Italia e ai quattro angoli del mondo, con delle pietre miliari importanti, anche negli anni recenti, come quando nel 2007, in una Cina quasi agli esordi come mercato straniero per il vino italiano, diede vita ad un centro servizi a Shangai, pensato insieme a Toscana Promozione e Consorzi di tutela (San Gimignano, Chianti, Chianti Classico, Brunello di Montalcino e Nobile di Montepulciano), per promuovere il vino toscano sul mercato cinese ed a sviluppare un’attività di supporto all’internazionalizzazione delle piccole e medie imprese o quando, tre anni dopo, nel 2010, Enoteca Italiana ancora protagonista, nei due appuntamenti internazionali più rilevanti per l’Italia: l’Expo di Shangai, dove gestì il comparto enologico del padiglione italiano che, per visitatori, fu secondo solo alla Cina.

Una storia proseguita nel 2012, quando il Padiglione riaprì, in maniera permanente, come “New Italian Center”, uno spazio commerciale e culturale dedicato alle eccellenze del made in Italy con l’Enoteca Italiana responsabile, attraverso la controllata cinese Yishang Wine Business Consulting, della sezione vino. Di lì a poco, arriveranno in superficie le prime difficoltà finanziarie dell’istituto, con i sei mesi di commissariamento a cavallo tra la fine del 2013 e l’inizio del 2014, ed il fallimento evitato grazie ai fondi messi in campo allora dalla Regione Toscana, pari ad 1 milione di euro, che non evitarono, comunque, il licenziamento di sette dipendenti ed un primo ridimensionamento, per arrivare poi allo scioglimento del 2017, e alle cronache di questi giorni.

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