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VINO E TERRITORIO

Etna Doc, la crescita è anche nei numeri: +6,2% di imbottigliamenti nel 2025 e crescono gli spumanti

Il bilancio del Consorzio, le cui prospettive, nel 2026, sono l’avvicinamento alle 6 milioni di bottiglie e la Docg, sempre nel segno della qualità
CONSORZIO ETNA DOC, ETNA, ETNA DOC, FRANCESCO CAMBRIA, MAURIZIO LUNETTA, SICILIA, VULCANO, Italia
Etna Doc, la crescita è anche nei numeri

Un percorso di crescita che segna una nuova tappa di una storia di successo e in continua evoluzione. Con gli imbottigliamenti che, nel 2025, segnano +6,27% sul 2024, per l’Etna Doc si può parlare di un risultato che rafforza il posizionamento della denominazione come uno dei sistemi vitivinicoli più dinamici e strutturati del panorama italiano, e con prospettive di avvicinare la soglia delle 6 milioni di bottiglie nel 2026 (anno in cui potrebbe concretizzarsi il passaggio da Doc a Docg). L’Etna Doc Bianco registra una crescita significativa, arrivando a ridurre sensibilmente il divario con l’Etna Doc Rosso, che, invece, mostra un calo di circa il 10%. Una flessione che non è riconducibile a una perdita di competitività, ma che riflette ancora gli effetti della forte riduzione della produzione di uve rosse nel 2023 (-43%), determinata da fattori climatici ormai noti. Il rosato, dopo un 2024 di contrazione, recupera pienamente i livelli del 2023, segnando un +87% su base annua mentre, ancora più significativa, è la performance degli spumanti Etna Doc, che superano da soli le 300.000 bottiglie, confermandosi come uno dei segmenti più dinamici e strategici della denominazione. Una crescita che riflette sia l’interesse crescente dei mercati verso vini di “alta quota” e di forte identità territoriale, sia la capacità delle aziende etnee di interpretare lo spumante come espressione contemporanea del vulcano, in equilibrio tra freschezza, tensione e complessità. Sono i numeri della Doc Etna comunicati dal Consorzio, e che confermano il proprio percorso di sviluppo anche nel 2025, in un consolidamento qualitativo e strategico, fondato su scelte produttive rigorose, sostenibilità ambientale e valorizzazione del territorio.
Una territorio quello dell’Etna, che pulsa di passione ed energia, come il suo vulcano, più grande e attivo d’Europa, grazie ad una comunità del vino che, in pochi anni, ha trasformato e rivitalizzato l’area, sulla spinta del forte indotto enoturistico, in un territorio che intorno ai produttori storici ha attirato investimenti prima delle cantine di altre zone del “mosaico” enologico che è la Sicilia, e poi da molti altri territori d’Italia. E che è ormai maturo, ma in continua evoluzione, l’Etna del vino, con i suoi diversi versanti e le oltre 130 Contrade, tra vecchie vigne centenarie e nuovi impianti che hanno recuperato terrazzamenti e forme di allevamento antiche, dove Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio tra le varietà rosse, e Carricante e Catarratto tra quelle bianche, dominano sovrane (una panoramica completa sugli ultimi migliori assaggi della denominazione la potete trovare ne I Quaderni di WineNews dedicati a “L’Etna”, di ottobre 2025), con il “dogma” della qualità a guidare le scelte di Consorzio e produttori (come abbiamo raccontato in un nostro recente reportage sul vulcano).
“I numeri del 2025 dimostrano che l’Etna Doc è una denominazione matura, capace di crescere anche in uno scenario globale complesso e incerto - spiega Francesco Cambria, presidente Consorzio Vini Etna Doc - la nostra forza sta nell’aver costruito nel tempo un sistema fondato sulla qualità e la sua reputazione, sulla sostenibilità e su una visione di strategia condivisa tra le aziende, grandi e piccole. Non inseguiamo i volumi, ma un posizionamento identitario e riconosciuto sui mercati più esigenti e competitivi. È questo lo scenario con cui dobbiamo confrontarci nei prossimi anni”.
Uno degli elementi distintivi della Doc Etna resta, infatti, il forte impegno sulla sostenibilità, con una delle percentuali più elevate di superficie vitata biologica a livello nazionale. Un approccio che si traduce non solo in tutela del paesaggio e dell’ambiente, ma anche in un vantaggio competitivo sempre più rilevante per i mercati internazionali.
“La lettura dei dati va fatta in una prospettiva di medio-lungo periodo - sottolinea Maurizio Lunetta, direttore Consorzio Vini Etna Doc - il calo temporaneo dell’Etna Rosso è legato a fattori agricoli contingenti, mentre l’avanzata dell’Etna Bianco è sostenuta anche dall’entrata in produzione di nuovi impianti. Con i dati della vendemmia 2025, che saranno comunicati nei prossimi mesi, ci aspettiamo una ripresa del Rosso e una crescita costante di tutte le altre tipologie ammesse dal disciplinare”.
Lo sguardo è già rivolto al futuro. Se le attuali dinamiche verranno confermate, nel 2026 la Doc Etna potrebbe avvicinarsi alla soglia delle 6 milioni di bottiglie, un traguardo simbolico che non rappresenta un obiettivo quantitativo fine a sé stesso, ma l’espressione di un percorso di consolidamento strutturale della denominazione.

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